Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

SOUNDGARDEN @ Milano, 4 Giugno 2012

soundgarden Cominciamo dalla fine: un gran cazzo di concerto!

Ma andiamo con ordine. Avevo sentito i più svariati commenti, la maggior parte fortemente negativi, sull’Arena Rho e invece è uno di quei posti che suscita rock dal primo sguardo, fin da quando con il sole ancora alto e caldo mi presento sul cemento. Ci saranno poco più di 100 persone quando il trio belga Triggerfinger, che coi loro vestiti eleganti e il loro rock-blues caciarone sono un ottimo aperitivo. Mezz’ora secca e tutti a prendersi la prima birra della giornata.

La cosa sempre divertente dei concerti è studiare il pubblico, giusto per capire in mezzo a chi ci si trova, e il modo migliore per farlo è vedere le magliette, in modo da farsi un’idea di gusti e esperienze passate: a parte i padroni di casa Cornell & soci, dominano Pearl Jam, Tool, gli immancabili Metallica e, inaspettatamente, gli Who.

Passo buona parte del concerto dei Gaslight Anthem a criticarli senza pietà, ma con la promessa di ascoltarli su disco, visto che, a detta di chi li conosce, “sul palco, oggi, m’han deluso parecchio”. Resta il fatto che mi son sembrati la versione brutta e più sfigata dei Kings of Leon, il che è tutto dire!

Il primo picco della giornata lo regalano i redivivi Afghan Whigs, anche grazie agli innesti di Dave Rosser (Twilight Singers e Gutter Twins) alla chitarra e di Cully Symington (Okkervil River) alla batteria. Greg Dulli è in forma incredibile, la voce è potente (merito anche del fatto che ha smesso di fumare) e per un’ora i sei sul palco offrono una performance notevole, di grandissimo impatto che rispolvera i loro più grandi successi come "Gentlemen" e "Dobonair". Il sottopalco inizia a riempirsi, ma non arriverà mai a grandi numeri. L’infelice collocazione di lunedì e il prezzo dei biglietto hanno avuto l’effetto di tenere a casa molte persone.

Tempo di una seconda birra ed è tempo dei Refused. Gli svedesi attaccano un punk-rock di certo non commerciale, ma troppo urlato nella prima parte per incontrare i miei favori, già poco amante del genere. Un bratwurst tappa il buco in attesa che il momento centrale arrivi. Sono le 21,30 precise quando i Soundgarden salgono sul palco accolti dal boato della folla. Salutano, imbracciano gli strumenti, attaccano con "Searching With My Good Eye Closed" e l’entusiasmo di 16 anni d’attesa è alle stelle. Chris Cornell con la voce c’è ed è la cosa più importante, perché sulla tenuta e la capacità strumentale degli altri non ci sono mai stati dubbi. Solo in alcuni momenti gli effetti di eco e distorsione che vengono aggiunti suonano leggermente stranianti. Con i primi acuti il leader della band spazza via gli anni più o meno bui dei dischi solisti e dice quello che tutti pensiamo e vogliamo: “per ora tutto quello che abbiamo sono i pezzi vecchi, quindi vi suoniamo quelli”. Con "Spoonman" il pogo si muove per la prima volta ma poi la prima parte della scaletta è tutta dedicata ai primi tempi, quelli di "Louder Than Love" e degli ep "Screaming Life" e "Fopp". In mezzo, quasi a tradimento, trova spazio l’unico pezzo nuovo della serata, quella "Live To Rise", inserita nella colonna sonora di "The Avengers", è che comunque suona molto meglio che in radio, con un arrangiamento secco e aggressivo.

La seconda parte del concerto è tutta dedicata agli anni ’90 e uno via l’altro, con rara intensità, vengono suonati i grandi successi di "Badmotorfinger" e "Superunknown", oltre a "Blow Up The Outside World" e "Burden In My Head". Vette stellari per "Rusty Cage" e "4th of July".

I quattro sul palco appaiono sempre in grandissima forma. E se era scontato che Matt Cameron lo fosse, visti gli anni alla corte di Eddie Vedder, Kim Thayil (ingrigito e con immancabile cappello in testa) e Ben Shepard (che in questi anni ha evidentemente stazionato parecchio al ristorante) non hanno perso certo il tocco duro e metal degli anni migliori. La Gibson di Thayil è precisa e tagliente, mentre il basso di Shepard è in alcuni momenti così distorto e penetrante che lo senti salire dal terreno in mezzo al pogo!

Unico momento di rilassatezza è un’intensa "Black Hole Sun" che per alcuni momenti mi perdo occupato come sono a insultare il mio vicino che passa tutto il pezzo a controllare chi gli ha messo il “mi piace” su facebook. Dopo una breve pausa è il momento dei bis: "Jesus Christ Pose" e "Slaves & Bulldozers". Una chiusura da urla, gemiti, bocche aperte e applausi scroscianti!

Un grande ritorno, che spazza via preoccupazioni e fa ben sperare per il nuovo album previsto per il prossimo autunno.

 

Setlist Soundgarden:

- Searching With My Good Eye Close

- Spoonman

- Gun

- Hunted Down

- Live to Rise

- Loud Love

- Ugly Truth

- Fell on Black Days

- Blow Up the Outside World

- My Wave

- The Day I Tried to Live

- Outshined

- Rusty Cage

- Burden in My Hand

- Superunknown

- Black Hole Sun

- 4th of July

--------------------

- Jesus Christ Pose

- Slaves & Bulldozers