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Puddle Of Mudd @ Bologna, 19 Marzo 2016

  • Scritto da Enrico Tallarini
puddle of mudd bologna
Era il 2001, il nu metal era ancora una ragione di vita per molti adolescenti ed MTV un faro pronto a illuminare i pomeriggi di una generazione di ragazzini cresciuti a Ibanez 7 corde e tute Adidas. È in questo contesto che esce “Come Clean”, il secondo disco dei Puddle Of Mudd, band post grunge (?) finita in cima alle classifiche mondiali con una serie di singoli in heavy rotation su tutti i canali rock del pianeta.

Quindici anni dopo, attacco il mood nostalgia e parto verso il Zona Roveri Music Factory di Bologna, per fare un tuffo nel passato e vedere cosa è rimasto dei miei diciottanni musicali. Non che mi aspettassi fuoco e fiamme, sia chiaro, ma nemmeno uno show deludente come forse mai mi è capitato di vedere, in anni di concerti in giro per l'Italia e l'Europa.

Ma andiamo con ordine. Zona Roveri è davvero un bel Live Club, e su questo niente da dire. Stasera è pure imballato di gente, quindi bene così.
All'ingresso una fila lunga decine di metri mi fa perdere qualche minuto dello show dei Gang Bang, band italiana stasera di spalla a Wes Scantlin e compagni.

Una mezzora di cambio palco a suon di Rage Against The Machine e il quartetto americano sale sul palco di Zona Roveri. Il locale è pieno, ma che qualcosa andrà storto lo si intuisce da subito. Wes Scantlin, occhiali scuri e maglietta (e cappellino) della rivista pornografica “Hustler”, sale sul palco barcollando, sputa e farfuglia qualcosa appoggiandosi a una sedia messa proprio sotto al microfono. Per lui niente chitarra stasera, solo voce, poca voce.

Visibilmente strafatto e provato, passerà la serata a sputare in terra, biascicare cose spesso incomprensibili e a rincorrere con la voce le note delle sue canzoni, evitando di cantare i ritornelli e le parti alte, lasciando ai tre della band (basso, chitarra, batteria e cori), il compito di provare a tenere in piedi la baracca, e al pubblico quello di cantare le strofe più note dei suoi pezzi.
Poco più di un'ora di una performance ai limiti dell'imbarazzante, di fronte a un pubblico incredulo e deluso.

Nemmeno la buona acustica e la buona visuale di un locale come Zona Roveri bastano a salvare uno show ben al di sotto delle mie pur basse aspettative. “Blurry” e “She Hates Me” mettono la parola fine a una serata da dimenticare, prima che Scantlin, bottiglia di whisky in mano e sguardo perso nel vuoto, si conceda per qualche minuto ai fan al banchetto del merchandising.

Mezzanotte e siamo fuori. Come un macigno ci ripiombano addosso quei pesanti quindici anni e si torna verso casa.

Sulla pagina Facebook dell'evento spunta questo commento: “La cosa più bella è stata la pausa.” Fate voi.