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PETER DOHERTY @ Scandiano (RE), 11 Settembre 2012

Sono le cinque del pomeriggio, e siamo già a Scandiano. Dei ragazzi fanno la fila ai cancelli del Corallo. Che quello di stasera sia uno degli eventi più attesi di questa fine estate musicale è fuori discussione.

Peter Doherty, tra uno scandalo e l'altro, e tra una copertina e l'altra, torna in Italia da solista per tre concerti, e stasera è di scena al Corallo Rock Club di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, unica chance per tutto il centro-nord Italia di vedere di nuovo sul palco uno dei nomi più discussi del rock internazionale.

Ed è proprio Doherty una delle prime persone che incontriamo non appena arrivati. Sorridente, a petto nudo, si ferma a chiacchierare e firma autografi con una tranquillità e una gentilezza fuori dal comune, che gli si vuole quasi bene.

Entriamo, prendiamo posto, e tra una birra e l'altra il Corallo comincia a riempirsi. Pubblico eterogeneo, con il London Style che inevitabilmente va per la maggiore e porta nel locale decine di quei cappelli che hanno caratterizzato l'estetica dell'ex Libertino.

La serata, che poi è la festa del primo compleanno di Insomnia Studios, attacca alle ventidue, quando il romano Jontom e il suo ukulele salutano la sala dando il via libera alle danze. Un mini set acustico e godibile, che prende e stravolge anche classici del rock per riconsegnarli in una veste nuova, intima e ideale per scaldare l'atmosfera.

Poi i Last Stroke e finalmente arriva il turno di Doherty, e quando tocca a lui l'entusiasmo è già alle stelle. Chitarra, voce e armonica, nella migliore tradizione folk, Doherty regala settanta minuti di canzoni, senza fronzoli né orpelli di sorta. Al ragazzo basta poco per infiammare la platea, che sia accendersi una sigaretta o scolarsi un bicchiere di limoncello poco cambia. Sul palco è a casa, e si vede. Strafottente e magnetico, seppure con nonchalance.

Doherty attacca con “Sitting on The Dock of The Bay” di Otis Redding, e poi “Last of The English Roses”, “For Lovers”, “Can't Stand Me Now”, per una scaletta che pesca da Libertines, Babyshambles e dal repertorio solista di Pete.

Sul palco volano pacchi di sigarette, cappelli, copie del NME, da un pubblico che circonda Doherty e ascolta il concerto da ogni lato, anche sopra e dietro. Il colpo d'occhio, tra un boato, le mille luci delle fotocamere e una stampella che spunta dall'alto, è dei più suggestivi.

Pete strimpella le sue canzoni e si lascia avvolgere da due ballerine che movimentano la scena, in un'atmosfera da camera, intima e surreale.

Poche le pretese, buono il risultato, specie sulle note finali di “FCK Forever”, con il Corallo e Doherty che si fondono in una voce sola, in un abbraccio collettivo che quasi commuove.

Per come è andata, non credo sarà un addio. Intanto grazie. Per il resto, staremo a vedere.

 



 

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