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Paolo Conte @ San Marino, 30 Luglio 2013

  • Scritto da Enrico Tallarini

paolo-conteSe ci fosse una lista degli eventi da non perdersi per niente al mondo, il concerto di stasera occuperebbe sicuramente una delle posizioni di testa. Paolo Conte in concerto nella splendida Cava degli Umbri di San Marino, per l'unica data estiva nella penisola italiana, appuntamento più unico che raro per godere dal vivo, ancora una volta, di uno degli artisti più enormi che il nostro suolo (e non solo) abbia mai partorito.

A conferma dell'esclusività dell'evento (seconda edizione del "San Marino Live in The City"), un parterre accorso da tutta Europa: Inghilterra, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Svizzera, tutte unite dall'amore per il Maestro astigiano e per un repertorio che conquista le tre generazioni che riempiono una location straordinaria.

La Cava degli Umbri è per gli occhi qualcosa di incredibile, e si rivela perfetta per accogliere e fare da sfondo ad una serata che non potrebbe lasciare presagire di meglio. Dopo avere avuto la possibilità di assistere al soundcheck e stringere la mano al Maestro, mentre ancora le gambe ci tremano, prendiamo posto in platea.

Sono quasi le ventidue quando, dopo una breve presentazione di rito, l'orchestra prima, e Paolo Conte poi, salgono sull'enorme palco su cui svetta una massa rocciosa che, tingendosi di rosso, di verde e di blu, farà da cornice alle note e alle smorfie di Conte per tutta la serata.

Cuanta Pasion”, “Sotto le Stelle del Jazz”, “Alle Prese con una Verde Milonga”, “Gioco D'Azzardo”: nonostante una partenza leggermente sottotono, con Conte che appare quasi affaticato, le cose non tardano a rimettersi nei binari giusti e a toccare vette di grande bellezza.

Mentre i due megaschermi ai lati del palco regalano primi piani ed espressività dei volti fino alle ultime file, l'ora e mezza di concerto vola via che è un piacere, immersi come siamo in un canzoniere d'altri tempi e in una voce, quella di Conte, come sempre graffiante e inimitabile.

Tra pianoforte, kazoo e all'occorrenza anche xilofono, e senza dire una parola che sia una, Conte e la sua band raccolgono una standing ovation dietro l'altra, entusiasmando una platea rapita e silenziosa come se ne vedono poche.

Gli Impermeabili”, “Bartali”, una struggente “Eden”, “L'orchestrina”, “Via Con Me”, la lunghissima e intervallata dai mille assoli “Diavolo Rosso”: l'ora e mezzo di concerto finisce così, sotto le note di “Dancing”, con Conte che pare non volerne proprio sapere di regalare un altro bis a un pubblico che lo reclama a gran voce e gli tributa un applauso scrosciante, infinito e liberatorio.

Niente che possa far scendere l'amaro in bocca, sia chiaro.

Che per rovinare serate del genere, di fronte ad artisti così immensi, ci vuole ben altro.