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One Dimensional Man @ Modena, 27 Aprile 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

One Dimensional Man Modena

One Dimensional Man Modena - One Dimensional Man Modena
Saranno passati ormai dieci anni dalla mia ultima volta alle prese con gli One Dimensional Man, e da allora sono cambiate molte cose. Ai loro concerti eravamo sempre in pochissimi, a peso morto su una transenna a far su e giù con la testa e chiedersi quale futuro potesse mai avere, in Italia, una band del genere. Questo per dire che, per quanto dimostratosi sempre all’altezza della situazione, “l’uomo a una dimensione” non è che lo abbia mai cacato più di tanto nessuno. Ma oggi, dopo il successo senza precedenti targato Il Teatro Degli Orrori, sì è improvvisamente alzato un alone di mistero e curiosità nuova nei confronti della vecchia band di Capovilla e Ragno Favero, a tal punto da farne quasi oggetto di culto. Ne è prova un OFF bello pieno e scalpitante per una delle poche uscite live degli ODM in questo inizio di primavera.

L’OFF è il classico club rock: piuttosto piccolo, claustrofobico e caldo all’inverosimile, con una visuale mediocre e un’acustica sufficientemente buona. Un posto come gli altri ma forse un po’ peggio degli altri, dove dentro muori di caldo e se esci per fumare ti recintano come alle vacche, dove per entrare serve un’inutile tessera e la vogliono persino vedere. Dopo averlo cercato in lungo e in largo per una buona mezzora finalmente ce la facciamo. Per essere un trascurabile mercoledì sera in periferia modenese ce n’è persino troppa di gente. Qualche indie-snobers, qualche metallaro massiccio e ragazzini a non finire. Per il resto tutto secondo copione. Gli One Dimensional Man sono un trio tritacarne come ce ne sono pochi. Un apparentemente ringiovanito Capovilla al basso e voce, Giulio Favero alle chitarre e il nuovo arrivato Luca Bottigliero dietro alle pelli, a menar duro come se non ci fosse un domani. Impressionante la somiglianza fisica tra quest’ultimo e l’ex Nirvana Dave Grohl.

In scaletta l’album “You Kill Me” quasi per intero, anche se i momenti migliori arrivano con la bomba “1000 Doses Of Love” e il passo rallentato di “Tell Me Marie”, in un’ora e un quarto di concerto senza tempi morti né cali di tensione. Il trio ha un suono potente, granitico e schizzato, con la chitarra di Favero a farla da padrone con le sue schegge impazzite di riff e feedback dal sapore metallico. Muri di suono, stacchi improvvisi, cambi di tempo repentini: gli One Dimensional Man farebbero il culo oggi, come dieci anni fa, alla maggior parte delle band noise math rock in circolazione. Un po’ sottotono la voce di Capovilla, anche se non potrebbe essere altrimenti, vista la forza e l’impeto dell’ondata sonora, che coprirebbe la voce a chiunque. Capovilla suda come un animale e mentre suona disegna cerchi camminando sul palco, e in più ride, urla, scherza, ringraziando come al solito il pubblico per esserci, e “per aver scelto una serata di musica dal vivo piuttosto che stare a casa davanti alla tv o a parlare coi genitori dei propri problemi sessuali”. Un siparietto, questo, che inizia quasi a preoccupare, identico com’è sempre a se stesso, manco uscisse da qualche distributore automatico. Sono parole sante, è vero, ma come tutte le parole sante alla lunga rompono i coglioni. Stranamente nessuno sembra far caso agli standard e tutto prosegue per il verso giusto, in un locale che inizia a premere a tal punto da far quasi ribaltare le transenne a fronte palco.

Sono “Louis” e “Your Wine” a chiudere la prima parte di set, e far riposare le orecchie che friggono ormai senza tregua da sessanta minuti. Nonostante quello del trio sia un vero e proprio bombardamento sonoro, tra il pubblico si inizia a sbadigliare. A lungo andare, e in un magma uniforme cantato in inglese e privo di sali e scendi, il set degli One Dimensional Man fa quell’effetto lì. Un’ora di una sola canzone, che piaccia o meno. Quando arriva il bis la noia comincia a insinuarsi anche in noi, anche se l’accoppiata “Girl” e “Sad Song”, e poi un finale corale a due voci in svanire, segnano la migliore fine che l’esibizione di stasera possa vantare. Un buon concerto, anche se oggi come oggi la formula One Dimensional Man, per quanto supersonica e impeccabile, lascia il tempo che trova. Senza l’eco e i detriti lasciati dal carrozzone Il Teatro Degli Orrori, non so quanto potrebbe mai segnare le memorie un concerto del genere. Ok divertirsi e farsi infiammare le orecchie ma, nel bene o nel male, le vette e i punti sensibili toccati dal Teatro sono ben altra cosa. Io fossi in voi li andrei comunque a sentire. Una bella stonata fa sempre piacere.

PS: a Giugno il trio dovrebbe dare alle stampe l’ultimo disco, con tanto di date a non finire in lungo e in largo per tutta la penisola. Ne avete di tempo. Divertitevi, e fatemi sapere.

 

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