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My Bloody Valentine @ Bologna, 27 Maggio 2013

my bloody valentineMi sono portato i tappi per le orecchie da casa, lo ammetto. Anzi, sono passato a comprarli apposta in farmacia, con gli occhi bassi e un bel peso di vergogna sulle spalle.

Sentirsi idioti prima, per ringraziare il cielo poi.

Che mentre vedi la gente intorno a te serrare la mandibola e perdere gradualmente l'udito, le testate degli ampli di Kevin Shields saltellare fino quasi a cadere e le bottiglie sulle mensole del bar tremare pericolosamente, capisci che in fondo stavolta hai azzeccato la risposta giusta.

Perché i My Bloody Valentine sono qualcosa di monumentale, che va oltre il suono. Le orecchie servono a poco: è l'intero corpo che viene bombardato dal muro di schegge sonore e frequenze massacranti di questa macchina da guerra.

Che ti piaccia o meno, loro usano il tuo corpo come cassa armonica.

Novanta minuti di un'esperienza totalizzante, che ti fa tremare le gambe, ti smuove le budella e ti torce anche i capelli, dentro un Estragon pieno (ma non sold out) quasi annichilito, paralizzato, non fosse per le smorfie di sopportazione e per le mani che coprono le orecchie di qualche disgraziato uscito di casa a timpani nudi.

È una lunghissima e “olocaustica” “You Made Me Realise” a portare all'estremo questo tripudio di suono, grazie a un'interminabile parentesi noise spaccatimpani che si impossessa di tutto, fino quasi a fermare il tempo.

Un'onda di rumore incredibile, pericolosa, devastante, con i quattro che dopo una manciata di minuti lunghi secoli riprendono in mano il pezzo e ripartono alla grande, così, dimostrando un talento e una classe sopraffini.

Uno stridore di chitarre che macinano chilometri di frequenze disturbanti e altissime, talmente alte che le anche le voci di Kevin e Bilinda scompaiono nel frastuono, diventando solo un suono scomposto e un movimento labbiale, impastato in un magma sonoro travolgente.

Shields e compagni devono essere completamente pazzi, c'è poco da fare. Solo una mente meravigliosamente malata potrebbe partorire musica come questa e lanciarla al pubblico a mo' di molotov con queste frequenze.

Dietro il palco uno schermo con video psichedelici, coloratissimi, che trasformano i My Bloody Valentine in ombre immobili e quasi spettrali.

La prima italiana del quartetto (a tratti quintetto) irlandese si chiude così, senza bis, tra una simpatica invasione di palco, lo stomaco in subbuglio e (immagino) la gioia del tecnico sul palco che per tutto il tempo non ha fatto altro che sbandierare un qualcosa per raffreddare i roventi amplificatori di Shields.

Una serata da raccontare ai figli e ai nipoti. Una band incredibile, che dall'alto del suo miracolo sonoro può permettersi di tutto, anche di improvvisare una partitella di tennis nel parcheggio del locale a poche decine di minuti dall'inizio dello show.

Ma si sa: se non sono matti non li vogliamo.

Tornate presto a trovarci. L'Italia ha bisogno di voi.

 

Setlist:

- I Only Said

- When You Sleep

- New You

- You Never Should

- Honey Power

- Cigarette in Your Bed

- Only Tomorrow

- Come in Alone

- Only Shallow

- Thorn

- Nothing Much To Lose

- Who Sees You

- To Here Knows When

- Soon

- Feed Me With Your Kiss

- Made Me Realise

- Wonder 2