Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

MUDHONEY @ Ravenna, 23 Maggio 2012

mark arm bronson Partire prevenuti a volte aiuta. Perché non è che mi aspettassi granché da questa tappa ravennate dei Mudhoney. Qualcuno me li aveva definiti “smosciati”, e tanto era bastato a convincermi.

Mi sono dovuto ricredere. E l'ho fatto di gusto, in un'aria di sudore e applausi di quelle che possono salvare una vita intera. Arriviamo al Bronson giusto in tempo per l'inizio del set dei Non!, misterioso quanto trascurabile duo francese di stiloso e low-fi rock and roll che rende infinita l'attesa di chi stasera è venuto per ben altro.

Dopo una mezzora lunga mesi il Bronson comincia ad affollarsi e finalmente i quattro appaiono in tutto il loro semplice splendore: signore e signori, ecco a voi i Mudhoney.

Fa un caldo insostenibile, con i capelli che spruzzano e il sudore-condensa che cola dal tetto, finendo per rendere scivoloso e meravigliosamente pericoloso il pavimento del Bronson.

Si respira l'afa da grande evento, con l'eccitazione che si fatica a contenere. La storia del rock stasera è qui, porta la firma Mudhoney e non risparmia una goccia di energia e sudore. In scaletta “Hard on For War”, “In n out for Grace”, “Let it Slide”, “Good Enough”, “Touch Me I'm Sick”, “I'm Now”; si salta avanti e indietro in due decenni di storia, così come si salta all'impazzata sotto e sopra il palco, nella cornice di un Bronson infuocato come forse mai. In seria difficoltà l'omino nero della security, costretto a frenare stage diving e invasioni di palco, cercando di sedare, con scarsi risultati, l'entusiasmo di chi sa che sta vivendo una serata che entrerà nella memoria.

Sul palco i quattro danno tutto e si divertono, infilando una dietro l'altra tutta una serie di bordate per la gioia di un pubblico in piena euforia anni novanta. Stasera gli si dà giù a birra, sputi e si suda, perché le serate così vanno a imprimersi nella pelle.

Una performance esaltante, infuocata, che raggiunge l'apice quando il Mark Arm si sbarazza della chitarra e si fionda in versione Iggy Pop a urlare in faccia al pubblico come se non ci fosse un domani, scatenando un'isteria collettiva di quelle che dovrebbero finire direttamente sui dizionari sotto la nomea “concerto rock”.

Un bis al fulmicotone e gli ex ragazzi di Seattle raccolgono i meritati applausi e se ne vanno. Li ritroviamo fuori dal locale, tranquilli e disponibili e magari anche ignari di averci fatto un regalo che aspettavamo da tanto tempo. Il sudore stavolta me lo terrò appiccicato qualche giorno. Aspettando la prossima volta. Che sai quando ricapita.

Guarda tutte le foto del concerto.