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MOTORPSYCHO @ Ravenna, 23 Aprile 2012

motorpsycho bronson ravenna Quando si dice il viaggio. Chilometri su chilometri in perfetta solitudine, andata e ritorno, e poi i Motorpsycho, un pezzo di storia che un viaggio se lo merita sempre. Il trio norvegese torna in Romagna, e dopo innumerevoli apparizioni al Velvet di Rimini sposta la base al Bronson di Ravenna, incontro che darà vita a una serata memorabile.

“I Motorpsycho stasera suoneranno l'ultimo album The Death Defying Unicorn.” Campeggiano queste parole sulla porta di ingresso del Bronson, tanto per mettere subito le cose in chiaro. Qualcuno avrà anche storto la bocca, considerando la durata dell'album, che se suonato per intero lascerebbe ben poco spazio ai ripescaggi dal glorioso passato della band norvegese. Ma “The Death Defying Unicorn“ è un'opera, un po' fiaba un po' sinfonia, ma comunque un'opera, difficilmente scindibile e che va suonata per intero.

La lunga suite parte intorno alle ventidue e strega un Bronson pieno fino al midollo di un pubblico variegato, che assiste rapito a occhi chiusi e agita avanti e indietro la testa.

I Motorpsycho sono una macchina da guerra. Non sbagliano un colpo, e danno vita a un set lontano da ogni definizione. Rock, metal, jazz, prog: cosa suonino e come facciano a ricordarsi partiture così complesse è un mistero. La sola cosa certa è che quando imbracciano gli strumenti non ce n'è per nessuno.

Sullo sfondo una scenografia a tema, e sul palco loro, in quattro, con tanto di enorme batteria alla destra, organo sulla sinistra e mantelli neri e cappucci bianchi. Ed è così che senza tregua il viaggio fiabesco si conclude, dopo quasi due ore. Ma il silenzio dura poco, e sommersi da applausi e fischi i quattro tornano sul palco per accontentare, anche se solo in parte, i fan di vecchia data che si aspettavano più salti nel passato dal concerto di stasera. “Go To California”, “Nothing to Say”, tritate in un bis al fulmicotone che sarebbe potuto durare all'infinito.

Ma tutti i viaggi, si sa, sono destinati a finire. E quello di stasera è stato vorticoso, sfrenato, epico. Trasformare un disco in un concerto. Una scelta coraggiosa, e per quanto mi riguarda, vincente. Inutile storcere il naso di fronte a questo itinerario. C'era da aspettarselo. Soprattutto da gente come i Motorpsycho, che della libertà di espressione hanno fatto una bandiera.

Se cercate tragitti più stabili e sicuri, rivolgetevi altrove. Io le redini del viaggio le lascio volentieri a loro.

Guarda tutte le foto del concerto.