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Morrissey @ Pescara, 19 Ottobre 2014

  • Scritto da Orazio Martino
morrissey L'evento: c'era grande attesa per la data abruzzese del Moz. Abruzzo che dopo le emozioni del Vasto Siren Festival si è riconfermata terra di conquista della grande musica dal vivo con circa 2000 biglietti staccati solo in prevendita. Insomma, una scommessa vinta in anticipo da parte di Live Nation e dei promoter locali. L'evento andava studiato in ogni minimo dettaglio, così è stato e quello di Morrissey si è rivelato davvero una bomba di concerto!

La location: il Pala Giovanni Paolo II situato nella zona sud della città: acustica invidiabile, visibilità ottima. Speriamo in una lunga tradizione di eventi che coinvolgano questo palasport.

Morrissey: autentico mattatore della serata. Sale carichissimo sul palco e suda, sbraita, si contorce per 80 minuti abbondanti, ipnotizzando il pubblico con quella voce sublime che tanto ci ha fatto sognare in questi anni. Sarò sincero, l'esibizione a Gazebo mi aveva un tantino preoccupato, ma dal punto di vista tecnico quella di ieri è stata un'interpretazione da 10 e lode. Titoli di coda con il Moz che intasca le lettere dei fan in prima fila, fa un inchino, poi si strappa la camicia e la fa volare in mezzo al pubblico.

La band: un meccanismo perfetto. Le influenze spagnoleggianti dell'ultimo disco dal vivo diventano goduria allo stato brado. Mai una nota stonata, mai un arrangiamento fuori posto: chitarre slide, sax, fisarmoniche, persino un gong nei momenti più epici della setlist. Mazzate e carezze insomma, a definire un sound camaleontico e compatto, tappeto ideale per i saliscendi emozionali del mito di Manchester. Solo adesso ho capito perché Johnny Marr costava 10 euro e Morrissey quattro volte tanto.

La setlist: tantissimi pezzi da "World Peace Is None Of Your Business" (album che, tra l'altro, ho apprezzato tantissimo), un paio di classiconi ("Speedway", "Certain People I Know" e la sovracitata "Everyday is like sunday" su tutti) e quattro pezzi degli Smiths: "Queen is dead", "How Soon is now?", "Meat is Murder" e la meravigliosa "Asleep", accompagnata dal pianoforte di Gustavo Manzur. Peccato per "Irish Blood, English Heart", la mia canzone preferita del maestro.

L'organizzazione: vuoi anche per la comodità e la capienza del Pala Giovanni Paolo II, la macchina organizzativa si è dimostrata praticamente impeccabile, sia all'esterno che all'interno della venue. Nessuna fila clamorosa ai bagni, temperatura gradevole, cose da bere e da mangiare a prezzi normali, possibilità di parcheggiare anche a due passi dai cancelli e quel "vietato consumare ed introdurre carne o pesce di qualunque tipo all'interno delle aree del locale" che ci faceva sempre un po' sorridere.

Il pubblico: ebbene sì, ho finalmente visto i tanto chiacchierati fan di Morrissey piangere ed abbracciarsi sulle note di "Everyday is like sunday", e mi sono emozionato anch'io. Per il resto pubblico molto variegato, con una presenza massiccia di pelati e cinquantenni, una manciata di ragazze stilosissime, magliette degli Smiths a valanga e tanta voglia di far parlare la musica prima che l'abbigliamento.

Il momento più alto: il Moz sulle note di "Meat is Murder". Incontenibile!

Di seguito, un po' di foto della serata scattate con il mio cellulare.