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MELVINS & VERDENA @ Bologna, 5 Ottobre 2011

  • Scritto da Marco Tonelli

Melvins Bologna 5 ottobre Ottobre caldissimo sia per i live che per la tangenziale di Bologna: un’ora imbottigliati nel traffico, aria condizionata a palla, solita ansia pre concerto, che ti fa pianificare nei minimi dettagli gli spostamenti per poi veder vanificare tutto in imprevisti e bestemmie. Per i Melvins questo e altro, andare oltre la fastidiosa sensazione che il pubblico di ragazzini e ragazzine adoranti non sappia nemmeno chi sia King Buzzo e non rimarrà oltre il live dei Verdena. Non è facile ma bisogna pur farlo, non sono i Backstreet Boys e comunque di dischi belli ne hanno fatti, ma se in prima fila ci sono striscioni e urla ormonali qualche domanda te la fai.

21: 30: iniziano puntuali, sbadigli. 23:00: finiscono puntuali, sbadigli. Sarà che sono un vecchio bacchettone e a me "WoW" non convince, sarà che ero così preso per il delirio di feedback che mi attenderà di lì a poco ma un set composto prevalentemente dai pezzi dell’ultimo album provoca non poca perplessità e soprattutto noia. Non che abbiano suonato male anzi, non sono mancati i brividi soprattutto per i pezzi vecchi, la chiusura de "Il Gulliver" o "Isacco Nucleare" hanno scatenato in me tanta voglia di pogo da farmi saltare contro l’ignaro ragazzino frangetta e pantaloni attillati affianco a me, ma è stato un momento e la sensazione di essere vecchio e fuori posto mi assale per tutta la durata del concerto.

Il tempo di uscire fuori a prendere un pò d’aria, rientrare nel tendone e assistere ad un salto temporale non indifferente: i ragazzini sono cresciuti di dieci anni, trentenni e quarantenni hanno preso il posto della marmaglia , fa piacere vedere che l’Estragon rimane pieno per le due bizzarre chiome accompagnate dai Big Business al basso e seconda batteria. 23:30: vibrazioni su tutto il corpo, 01 :30: vibrazioni su tutto il corpo. Squillo di trombe e Re Buzzo e sul palco tunica nera e corona di capelli bianchi in testa, affianco il bassista dei Big Business vestito da cavernicolo, dietro i due soldati medievali- batteristi con tanto di armatura. Oltre le bizzarie sceniche si nasconde una barriera di feedback, che tanti hanno chiamato sludge, drone, grunge, ma che in realtà è il suono Melvins che non sembra essere sfibrato negli anni, anzi acquista peso crescente man mano che il tempo passa. Muro di Orange e un‘interminabile jam session senza pause acida e lancinante tra canzoni vecchie e più recenti. Lacrime agli occhi nel sentire pezzi sui quali hai passato i pomeriggi chiuso in camera a spaccarti le orecchie, occhi lucidi e pogo selvaggio intorno a me per "Copache" e "Lizzy" , delirio di doppia batteria per i pezzi da "Nude with Boots", "The Kicking Machine" su tutti . Sudore, vibrazioni e riflessi fosforescenti della chioma di King buzzo, ricordo indelebile della serata. Una crocetta in meno nella lunga lista dei live da vedere almeno una volta nella vita.