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MATT ELLIOTT @ Gambettola (FC), 24 Gennaio 2013

Supergonzo: cosa voglia dire non lo so, ma è questa la scritta che campeggia sulla maglietta di Matt Elliott, stasera sul palco del TREeSESSANTA di Gambettola (FC) per l'unica tappa romagnola del suo nuovo mini tour italiano.

Sono da poco passate le ventidue e trenta quando il cantautore di Bristol e la sua chitarra fanno il loro ingresso sul piccolo palco dell'accogliente ex macello di Gambettola, pieno in ogni sedia e pronto a lasciarsi travolgere dal folk oscuro e malato dell'ex Third Eye Foundation.

Elliott, seduto e completamente in nero, come d'abitudine fa tutto da solo, e regala una sorta di marcia funebre in un crescendo continuo di pathos e stratificazioni, rivelandosi una vera e propria orchestra umana intrisa di ferite, lamenti e sperimentazione. Il suo è un cantautorato folk che puzza di tormento e di morte, e fa male alla pelle fino quasi a tirare via l'aria.

Elliott suona e si autocampiona in continuazione, dagli arpeggi graffianti della sua chitarra fino alle sue stesse urla, dando forma a una litania nera e lancinante che cresce in un'eco claustrofobica di tormento e malessere, che tocca la canzone popolare nostrana (“Il Galeone”) e raggiunge l'apice in quella “Something About Ghosts” che mette i puntini sulle “i” a una performance che sembra soddisfare ogni culo presente stasera nel bel locale romagnolo.

Pubblico a parte, almeno a giudicare dalle smorfie (seppur rare) dello stesso Elliott, qualcosa sul palco pare non andare per il verso giusto. Un'ora scarsa di set ed ecco che l'enorme sagoma nera saluta e in un nanosecondo si fionda fuori dal locale, mettendo la parola fine, anzitempo, a un live che sarebbe potuto (e dovuto) durare qualche minuto di più.

Anche gli applausi scrosciano invano, e si capta nell'aria la sensazione che qualcosa sia andato storto. Sarà lo stesso Elliott, qualche minuto più tardi, a confidarci di essere piuttosto deluso dalla serata, dimostrandosi sinceramente dispiaciuto per quello da lui definito come un “bad show”.

E no, caro Elliott, è qui che ti sbagli. È vero che in altre occasioni hai fatto di meglio (vedi San Costanzo), ma ce ne fossero di artisti onesti, capaci ed emotivamente potenti come te.

Lunga vita a “The Broken Man”, e a culo tutto il resto.

Guarda tutte le foto del concerto

 

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