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MASSIMO VOLUME @ Ancona, 19 Agosto 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Massimo Volume Ancona Una chiusura col botto, quella della rassegna Sconcerti. Tocca ai Massimo Volume spegnere i riflettori della manifestazione anconetana, per una fine che non poteva trovare suono migliore. I Massimo Volume sono una garanzia per la vita. Tornati sulle scene dopo una pausa lunga il peggio, hanno dato vita a un disco, “Cattive Abitudini, che suona come una promessa mantenuta. Un disco tra i più belli degli ultimi anni per una band che ha fatto, e continua a fare, la storia del rock italiano. E in mezzo un tour, quello invernale, di cui abbiamo anche seguito due tappe, Ravenna e Pescara. Concerti come sempre enormi, almeno quanto la suggestiva Mole Vanvitelliana, imponente a tal punto da non riuscire mai a riempirsi del tutto.

Prendiamo posto in prima fila quando salgono sul palco gli Young Wrists, terzetto pesarese a cui spetta l’onore di aprire la serata. Pochi minuti di un set ben suonato e senza sbavature, a cui sembrano però mancare, almeno questa sera, originalità e sostanza. La spinta no, nonostante il fermo di un palco troppo grande per le sagome e le note fumose del trio. Di certo l’inglese non aiuta, e le canzoni finiscono per appiattirsi sembrando l’una la copia dell’altra. Ammaliante è la voce di Letizia, in arte già Marie Antoinette e giovane promessa del riot folk tricolore. Il pubblico comunque apprezza, e ora aspetta i Massimo Volume. Un’altra pasta. Un altro modo di concepire la musica. La musica che colora le parole, e non viceversa. La musica che si fa anch’essa parola, che dice, perché di nasconderle le cose sono capaci tutti. È dirle che è difficile. Un concerto energico, tirato, il più potente che abbia mai visto dei Massimo Volume. La scaletta non prevede più, come accadeva nella prima parte del tour, l’esecuzione di “Cattive Abitudini” per intero. Si attacca sì con “Robert Lowell” e “Coney Island”, ma poi si salta a “La Bellezza Violata” e a “Litio”, con Clementi a impugnare il microfono e non più il suo basso elettrico. Tocca a “Senza un Posto Dove Dormire” e “Le Nostre Ore Contate” scortare il concerto a livelli di intensità incredibili.

Una ritmica impeccabile quella della coppia Burattini-Clementi, quest’ultimo che stasera urla come non pensavo potesse nemmeno fare, e scandisce alla perfezione ogni parola, che rimbomba e si schianta sul marmo bianco della Mole. E se le parole non ci sono lui cammina, avanti e indietro per il palco, perché se la musica dei Massimo Volume è un viaggio, sarà meglio prepararsi ad affrontarlo. Ai lati del palco le due chitarre di Sommacal e Pilia, tra loro diversissimi ma necessari l’uno all’altro. Sommacal disegna ragnatele, immobile, mentre Pilia è una trama sporca, elettrica, metallica, stasera a sbattersi e saltare incontenibile. E la macchina Massimo Volume è tutto un incastro, come un treno sparato che parla e racconta le storie che ha ospitato. E manca ancora il tuffo nel passato-capolavoro di Lungo i Bordi, con “Il Primo Dio”, “Meglio  di uno Specchio”, “Il Tempo Scorre Lungo i Bordi” e “Fuoco Fatuo”. Esce dal cilindro anche “Stanze”: “In Nome di Dio”, “Cinque Strade” cantata dalla Burattini e il gran finale di “Ororo”. Dopodiché il silenzio. Un silenzio costretto, le orecchie che friggono e i piedi che ancora camminano. Il viaggio è appena cominciato. Accade sempre, dopo un concerto dei Massimo Volume. Che le cose, tutte le cose, si lasciano attraversare.

Guarda tutte le foto del concerto

Il videoreportage


Setlist:

1. Robert Lowell

2. Coney Island

3. La Bellezza Violata

4. Litio

5. Senza un Posto Dove Dormire

6. Le Nostre Ore Contate

7. Tra la Sabbia dell'Oceano

8. Il Primo Dio

9. Meglio di uno Specchio

10. Fausto

11. In un Mondo Dopo il Mondo

12. Seychelles ‘81

13. Cinque Strade

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14. Il Tempo Scorre Lungo i Bordi

15. In Nome di Dio

16. Fuoco Fatuo

17. Ororo