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LYDIA LUNCH & Sister Assassin @ San Costanzo (PU), 26 Ottobre 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

sister assassin lydia lunch C’era molta attesa per l’arrivo in terra marchigiana di Lydia Lunch, regina indiscussa della no wave e predicatrice instabile e sfrenata. Stavolta niente a che fare con la bomba a orologeria Big Sexy Noise. La serata è tutta al femminile, con l’anteprima del progetto Sister Assassin, di scena a San Costanzo tra le due date di Roma e Milano. Roma, San Costanzo e Milano: la portata dell’evento è smisurata per un paesino come questo. Un evento dal respiro internazionale, costruito grazie alla tenacia di Territorio Musicale e del Comune di San Costanzo. Tre grandi artiste come la Lunch, Beatrice Antolini e Jessie Evans sullo stesso palco, con la curiosità del cosa aspettarsi che premeva già da settimane sulla culturalmente abbandonata provincia pesarese. Grazie al cielo il pubblico ha risposto, riempiendo il bel Teatro della Concordia in ogni ordine di posti. Per la serie: forse non è tutto perduto, di speranza ce n’è ancora.

Un aperitivo nel foyer del teatro, quattro chiacchiere e siamo dentro, in platea, mentre gli organizzatori fotografano dal palco un teatro che così pieno, per un evento del genere, forse non lo è mai stato.

Buio in sala, un intro spettrale e il trio malefico è sul palco, rigorosamente in nero. Beatrice Antolini alle percussioni, Jessie Evans al sax e al centro lei, la signora del male, Lydia Lunch. L’attacco è una cover dei Doors, “The Spy”, stravolta e resa ancora più inquietante. Il palco è spoglio, scuro, e lo resterà per tutto il concerto. La partenza lascia a desiderare. L’improvvisazione sui pezzi pesa, il suono è scarno, c’è poca sintonia: le tre streghe faticano, anche se la silhouette dell’Antolini e la follia repressa negli occhi della Lunch sono comunque un bel vedere.

Il concerto per fortuna sale, coi ritmi ancestrali che si fanno sempre più ipnotici e ossessivi. Più che un concerto sembra di avere di fronte un rito tribale, un qualcosa che ha a che fare con il male, con cui le tre streghe sfogano la loro inquietudine e il loro essere donne. “The Devil is a Woman” canta la Lunch, un po’ come lo farebbe Nick Cave se avesse qualche chilo in più, predicando e fissando il pubblico negli occhi. La sua è una follia implosiva, che vive di gesti e sguardi. Lo vedi subito che è di casa sul palco.

Urla, orgasmi, percussioni continue, un sax bello marcio e basi che sono tappeti sonori rumorosi e mai invadenti. A catalizzare l’attenzione ci pensa Lydia Lunch, e gli occhi sono tutti per lei, anche mentre la presenza muta dell’ambigua Jessie Evans si fa un inaspettato giro musicale in platea. Il respiro è inquietante, tetro, come un rito voodoo nel buio di una foresta. Tutto mentre una Lydia Lunch forse meno impossessata del solito scaglia a terra ventaglio e bicchiere di vetro, giusto per ricordare chi è che comanda, e in che mani sta il male. Poi a fine concerto la vedi fuori, tranquilla e disponibile con tutti, e ti chiedi se anche la follia lavora a ore.

Il concerto è finito. Niente bis, ma non mancano i sorrisi. Che futuro avrà il progetto di queste Sorelle Assassine non lo possiamo sapere. In ogni caso, chi c’era ha fatto bene a esserci.

PS: Un grazie a Marica Bacciardi per la foto.