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Lambchop @ Faenza, 21 Giugno 2013

lambchopPrendete il cielo limpido di una calda serata di inizio estate, fate in modo di stenderlo sull'Emilia Romagna e aggiungeteci una colonna sonora d'eccezione firmata Lambchop, in una delle tre tappe italiane del nuovo tour dell'orchestra diretta dal quel gran pezzo d'uomo che è Kurt Wagner.

Aggiungete lo splendido (seppur infuocato) Teatro Masini di Faenza, un biglietto d'ingresso a prezzo ridicolo (10 euro) e capirete che da qui ad aver vissuto una gran bella esperienza il passo sarà più corto della gamba.

Una serata intima, alle prese con una band eccezionale, elegante, forte di un tocco strumentale miracoloso e di un canzoniere che è uno scrigno, pronto ad aprirsi e rivelare i suoi gioielli solamente a condizioni ben precise. Pretendono e meritano un'attenzione totale Kurt Wagner e i suoi Lambchop. E lo capisci dalla prima nota. Capisci che sei tu che devi adattarti a loro, che devi sincronizzare il tuo respiro con il loro. Perché loro non lo faranno mai.

Ben consapevoli di questo, questi sei brutti ceffi di Nashville, Tennessee, eroi invisibili di una sorta di alternative country che è sia questo che mille altre cose insieme, regalano a un Teatro Masini mezzo pieno oltre novanta minuti di calore e sfumature impercettibili, di grandi canzoni, di una voce unica e non replicabile, di parole e note sospese a due veli dal silenzio.

Sul palco basso, batteria, pianoforte, tastiere, chitarra e fiati; e la band è un'unica fila, che termina e catalizza l'attenzione alla destra, dove è seduto, camicia bianca e immancabile cappellino in testa, il capitano della ciurma, songwriter sopraffino che tiene l'orchestra legata a un filo. Un direttore che dirige un'orchestra magica e fuori dal tempo, e lo fa in punta di piedi, solo alzando gli occhi o storcendo a malapena la bocca.

Dalla platea solo silenzio e rispetto totali per tutto il set, interrotti solo dagli scrosci di applausi liberatori che accompagnano ogni fine brano o la presentazione dei musicisti. C'è spazio anche per un bis, e per qualche divertente siparietto dal palco, portato avanti dal pianista Tony Crow, in un dialogo spesso incomprensibile (almeno per me) con lo stesso Wagner. Che se aspettiamo ciance e parole al vento da Kurt Wagner, stiamo freschi. Un uomo calibrato al dettaglio.

Sono le ventitre passate quando i Lambchop lasciano il palco e ci risputano nel silenzio e nella normalità. Scolliamo a fatica la camicia dallo schienale appiccicoso della poltroncina e torniamo a fare i conti con il mondo.

Spiati da quel cielo che i sei di Nashville hanno portato fino dentro al teatro.