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Johnny Marr @ Ancona, 03 Luglio 2013

  • Scritto da Enrico Tallarini

 Qualunque sia la mole di aspettative che vi portate appresso andando a un concerto di Johnny Marr, sappiate che il “vecchio” eroe di Manchester andrà oltre, e le supererà tutte senza problemi.

Siamo alla Mole Vanvitelliana di Ancona, terza ed ultima data italiana dell'ex Smiths e serata d'apertura del festival Spilla, che come ogni anno regala al pubblico marchigiano (e non solo) una serie di vagonate di grande musica, tenendo in piedi una zona d'Italia culturalmente (e musicalmente) tutt'altro che florida.

Che la Corte della Mole Vanvitelliana sia un posto splendido per organizzare concerti ve l'abbiamo già raccontato in passato. Acustica ottima, visuale perfetta, un respiro intimo e tutto a due passi dal mare, per colorare ulteriormente una delle tante location nostrane che farebbero invidia a mezzo mondo.

Dopo l'apertura ai The National a Milano, e la serata emiliana al Bolognetti Rocks, l'ex Smiths e band chiudono stasera il loro mini tour italiano di presentazione del disco “The Messenger”, l'esordio solista di Johnny “Fuckin” Marr, come stampato sulle t-shirts al banco merchandising.

Sono le ventuno e trenta quando sul palco sale Albatross, cantautore indie folk che apre la serata regalando un breve set acustico in versione chitarra e voce. Il giovane folk singer è perfetto per allietare l'attesa e accompagnare ai loro posti i ritardatari che continuano a riempire la platea. Una buona dose di applausi va anche a lui, visibilmente emozionato ma talentuoso al punto da incantare il pubblico senza mai arrivare a noia. Un artista da seguire, e che speriamo di rincontrare presto.

Giusto il tempo di notare come al banchetto Marr venda dischi e poster con un rincaro di almeno 10 euro per la versione autografata (cose brutte), ed ecco che gli autori delle firme in carne ed ossa prendono posto sul palco e salutano il pubblico di Ancona. Il delirio non aspetta neanche la prima nota; tutti in piedi a mezzo centimetro dallo stilosissimo Marr, che dimostra da subito una padronanza della scena incredibile.

Tra nostalgia, bordate pop-rock e mattoni di storia, i novanta minuti di set volano che è un piacere, travolti come siamo dal suono potente e dalla carica live del quartetto. Perché la classe e la tenuta di palco non sono acqua, e se ci sono te ne accorgi subito. A Marr bastano una smorfia, un braccio alzato, o una mossetta per infiammare una platea che, almeno nelle prime file, sembra incontenibile. A catalizzare gli occhi ci pensano Marr e la sua Fender Jaguar, manovrata con la sicurezza di chi ha passato gli ultimi trent'anni di vita con in mano una chitarra. Roba che farebbe mangiare la polvere al novanta per cento delle rock band in circolazione.

Dalle canzoni del nuovo “The Messenger” (“The Right Thing Right”, “Generate! Generate!”, “Lockdown”, i singoli “The Messenger” e “Upstarts”) ai ripescaggi nel glorioso passato targato Smiths (“Bigmouth Strikes Again” “Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before”, “How Soon is Now”), il concerto vola via a cento all'ora, così come volerà via lo stesso Johnny Marr, dopo un bis strepitoso chiuso da un'entusiasmante “There Is A Light That Never Goes Out”, scortato fino al tour bus e assediato dai fan.

La prossima volta gasaci di meno, caro Johnny. Sempre che tu voglia tornare a casa.

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