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John Grant @ Milano, 22 Novembre 2015

  • Scritto da Tommaso Bertelli
john grant C’era grande attesa, almeno per me, per l’appuntamento live con John Grant, l’ex leader dei The Czars, che ha pubblicato quest’anno il terzo album solista.
L’altra grande curiosità era vedere, e ascoltare, quale sarebbe stato il bilanciamento tra i suoni dolci di "Queen of Denmark" e l’electro-pop dei lavori successivi. Due anime apparentemente diverse che però trovano un connubio perfetto in un’ora e mezzo di spettacolo.
In apertura i Fufanu, energica band islandese, per un rock post-punk che per mezz’ora infiamma il Fabrique.

Quando John Grant e la sua band salgono sul palco il locale è pieno e chi si era seduto sui grandini affolla l’area sotto il palco.
La scaletta si apre così come l’ultimo lavoro in studio del cantautore di Denver, classe ’68: "Grey tickles, black pressure", seguiti da altri due pezzi dal nuovo, omonimo disco.
Il pubblico risponde bene e dimostra di apprezzare anche le incursioni elettroniche fornite dal synth, spesso maneggiato dallo stesso Grant. È poi la volta di due brani dal secondo disco: "It’s doesn’t matter to him" (senza però la voce di Sinead O’Connor) e "Pale Green Ghost".
È il viatico per la parte centrale del concerto con il Fabrique che si trasforma in una discoteca e il pubblico che si scatena sui ritmi pop di "Snug Slack" e "You and Him".
"Guess How I Know" chiude un trittico micidiale per intesità e, per me, spaesatezza per chi voleva un Grant calmo, dolce e con le mani sul pianoforte!
Ma le speranze di questi ultimi non sono certo disattese. Il colosso americano si accomoda dietro la testiera e con "Glacier" riporta i toni là dove molti, per primo chi scrive, speravano.
È la volta che di "Queen of Denmark". L’apice! Un pezzo potente, ironico e incredibile già su disco che dal vivo assume toni epici e il coro del pubblico che declama il verso finale è il punto più alto del rapporto tra gli spettatori milanesi e Grant.
La prima parte del concerto si chiude con i tre singoli dei tre dischi in ordine cronologico: "Marz", "GMF" (geniale) e l’ultima hit "Dissapointing". La consueta breve pausa per riprendere fiato e Grant e i tre musicisti (eccezionali) tornano sul palco per le ultime quattro canzoni dove trova spazio l’anima più intima e confidenziale della produzione dell’autore statunitense con anche la riproposizione di "Drug" dei The Czars.

Il concerto si chiude con "Caramel" e l’ovazione del pubblico che ringrazia Grant e i suoi.
Chissà quali altre svolte musicali ci riserverà il futuro, nel frattempo ci godiamo questi 18 pezzi ben mixati tra ritmo e dolcezza.

SCALETTA:
Intro
Grey Tickles, Black Pressure
Down Here
Geraldine
It Doesn’t Matter to Him
Pale Green Ghosts
Snug Slacks
You And Him
Guess How I Know
Glacier
Queen of Denmark
Marz
GMF
Disappointing
--------------------------------
Voodoo Doll
Where Dreams Go to Die
Drug (The Czars)
Caramel