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JAMES WALSH @ Ancona, 8 Febbraio 2013

Siamo proprio coglioni. In Italia, tra le innumerevoli cose che non vanno, abbiamo anche un'abitudine (tutta nostra) che mi fa incazzare ogni volta come una bestia: non rispettare mai gli orari di inizio previsti, per qualunque cosa. Eppure credo esista un modo per fare dei chilometri, guardarsi un concerto e tornare a casa con una luce che non sia necessariamente quella dell'alba.

Che tanto, parliamoci chiaro, se annunci un concerto per le ventidue, e un'ora e mezzo dopo in sala ci sono sempre gli stessi quattro gatti che c'erano prima, è inutile che te ne stai lì ad aspettare della gente che non arriverà mai.

Inutile dire che così costringi il pubblico “buono” a sorbirsi un'attesa interminabile, quando invece dovresti startene lì a coccolarlo e ringraziarlo per aver mosso il culo da casa ed averti anche dato dei soldi. Si tratta di un'opera di scoraggiamento culturale che francamente continuo a non capire.

E così James Walsh, stasera di scena al Decibel Social Club di Ancona, sale sul palco a mezzanotte, con in sala le stesse cinquanta persone che sono già lì a guardare i muri da quasi due ore. Sale silenzioso, timido e in sordina, ma poi scalda, si scalda e regala settanta minuti di un set acustico e poppeggiante, sul palco solo con la sua chitarra e i campionamenti (evitabili) ritmici del suo MacBook.

Dà tutto se stesso Walsh, manco avesse di fronte una di quelle platee che possono cambiarti la vita. E il rispetto, la gratitudine e la professionalità dimostrati stasera dal trentatreenne inglese non possono che mettere di buonumore, innescando un contagio di sorrisi a cui è un piacere lasciarsi andare.

In scaletta ampio spazio alle melodie brit degli Starsailor (“Good Souls”, “Tell Me It's Not Over”, “Four To The Floor”), così come estratti dal lavoro solista del gigante buono Walsh, “Lullaby” e l'EP “Time is Nigh”, che, complice una voce potente e inconfondibile, fanno scorrere via liscio il set, tra applausi e leggerezza.

Ci pensano una cover di “Stand By Me” di Ben E. King e il finale di “Alcoholic” a sigillare una serata musicalmente onesta e piacevole. Certo, se siete alla ricerca di particolari effetti speciali, potete anche evitare di bussare alla porta del cantautore inglese.

E io, che gli effetti speciali li odio, me ne torno a casa sotto una bufera di neve e ghiaccio che manco nel film “The Road” di John Hillcoat.

Ed è anche molto tardi, ma questo ve l'ho già detto.