Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

IOSONOUNCANE @ Senigallia, 29 Luglio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

IoSonoUnCane senigallia Oggi non ho molto tempo, che devo andare al concerto di Battiato e le mie occhiaie hanno lo stesso colore del bollino del traffico. Nero. Perciò non ve la farò molto lunga, anche se ce ne sarebbero di cose da dire sulla tappa senigalliese del tour di IOSONOUNCANE. Innanzitutto perché IOSONOUNCANE è uno che non le manda a dire, e se vai a un suo concerto, che ti piaccia o meno, non puoi dimenticartelo. È uno che riesce nell’ardua impresa di riempire un locale come il Garbin solo dicendo che sì, la cosa da fare è alzare i culi flosci dalle sedie e mettersi vicino al palco, senza parlare né disturbare in alcun modo il set. E funziona.

Tutti sotto e tutti zitti, con l’attenzione di chi nemmeno con un fucile puntato alla tempia riuscirebbe a farlo in un’altra occasione. E poi sì, l’effetto che fa IOSONOUNCANE dal vivo è un po’ quello (almeno così raccontano loro stessi) che facevano i CCCP ai tempi d’oro. Scuotere dentro. Fuori niente, fuori si sta immobili. È dentro che si smuove qualcosa, quel qualcosa che per molti forse non si era mai smosso prima e che perciò non trova l’adeguata contromossa fisica. Perché lui sta lì, dietro a un balcone, con due microfoni, campionatori, una chitarra scordata e abbandonata a terra e un modo di fare a metà tra il timido e il dittatoriale. E IOSONOUNCANE, nome bizzarro a parte, non ha bisogno di quegli espedienti-cacate per attirare l’attenzione. Niente buste di plastica in testa, niente vestiti di scena, niente che non serva a bombardare testa e orecchie. Immaginatevi uno di quei tanti scassa palle da pianobar, sempre sorridenti, sempre in tiro e luccicanti. Ecco, quella di IOSONOUNCANE è un’animazione al contrario, che immobilizza i culi e i muscoli del volto ma scatena cervello e accende scintille di un’umanità in dispersione. “Summer On A Spiaggia Affollata”, “Il Boogie Dei Piedi”, “I Superstiti”, spingono via un’ora di set che non dà tregua, intensa e quasi completamente elettronica. Ancorata all’oggi così saldamente che neanche i miei piedi. È con “La Macarena Su Roma”, un’enorme cavalcata-trenino a mo’ di una “Locomotiva” postmoderna, che si tocca il momento più alto.

A spegnere i riflettori ci pensa invece “Il Corpo del Reato”, con la chitarra acustica, le urla e la voce modulata del Cane che continuano a riecheggiare in testa. Ancora adesso. E poi il buio. Niente bis. Solamente il buio, e il piacere di aver risvegliato qualcosa che non ricordavo di avere. Forse “l’animale che mi porto dentro”, per restare a Battiato, è un cane. Attenti al Cane!

Guarda la Photogallery