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Grinderman @ Roma, 07 Ottobre 2010

  • Scritto da Enrico Tallarini

grindermanPoesia, furore ed eleganza. Se non è Dio poco ci manca.

Nick Cave è Dio. Con queste parole un amico virtuale mi riassume la data milanese di Grinderman, la prima delle due apparizioni italiane della nuova creatura di Cave.

Il progetto animalesco di Nicola Caverna e dei suoi tre fidi compari sbarca finalmente anche nel belpaese, e dopo aver incenerito Milano si sposta stasera all’Atlantico di Roma, prima di dare fuoco e fiamme anche ad Austria, Germania e Danimarca. A questo punto di reportage dovrei scriverne due: uno per chi ha già visto Nick Cave dal vivo, e l’altro per chi è in balìa di una carenza-disgrazia del genere. Quando Re Inkiostro sale su un palco il mondo intorno si oscura. Un uomo che da solo vale tutti i concerti di una vita. E quello che Cristiano Godano dei Marlene Kuntz in un’intervista definì “L’uomo più incredibile del mondo” oggi è di nuovo tra noi, per noi, e più in forma che mai.

Un interminabile viaggio in macchina per raggiungere la capitale, un‘ interminabile fila ai botteghini, interminabile anche l’attesa per una foto con Cave a fine concerto: tutto ripagato a pieno, come sempre. Tanto che nell’interminabile viaggio di ritorno mi sento ancora una volta in debito, in debito con un uomo che in tutta la sua vita mi avrà concesso sì e no dieci minuti, che però valgono anni e anni di viaggi, file e soldi spesi. L’Atlantico è uno strano incrocio tra un club e un palazzetto. È raccolto come un club e brutto come un palazzetto. Quando entriamo c’è già gente nelle prime file, e fa un caldo boia. È un forno e non tira un filo d’aria, e ancora tutto deve cominciare. Facendo la spola tra dentro e fuori, e tra t-shirts dei Bad Seeds e degli Eistürzende Neubauten riesco anche a salutare Warren Ellis e Martin P.Casey, appena arrivati con una piccola panda (?) nera. Intanto la sala comincia a riempirsi e l’afa diventa insopportabile. Pochi minuti di attesa e i Grinderman invadono il palco. Sono in tre e manca solo lui. Questione di istanti ed ecco comparire Cave sulle note di “Mickey Mouse And The Goodbye Man”, brano di apertura dell’ultimo “Grinderman 2”.

Il suono è potentissimo e il pubblico in delirio. E non potrebbe essere altrimenti. Un’ eleganza e una presenza scenica uniche, dirompenti. E se i cori oscuri di “Worm Tamer” rendono meno dal vivo che su disco, “Get it On” è una vera e propria cannonata, così come quella “Heathen Child” che live è davvero uno spasso, un altro passo. Cave abbandona la chitarra e si tarantola fino a toccare le prime file, e urla, salta e si contorce. Il barbuto Ellis violenta il suo violino distorto, la sezione ritmica di Casey e Sclanuvos fa paura; franano massi di energia stridula e pura. Seguono “Palaces of Montezuma”,”Evil”,”When My Baby Comes”, ed esaltano senza far rimpiangere il canzoniere firmato Bad Seeds. Chi scrive preferisce di gran lunga i Semi Cattivi, ed è cosciente che tra i due progetti ci sia un divario enorme, sia stilistico che qualitativo. Il fatto è questo e c’è poco da fare: anche in veste Grinderman, e soprattutto live, i nostri tolgono il fiato. Una spanna sopra sempre e comunque. Inarrivabili.

Trovatemi un artista che dal vivo abbia una resa pari a quella di Nick Cave e vi regalo dei cioccolatini. “What i Know” vede per la prima volta l’australiano imbracciare una chitarra acustica, ma la quiete, seppur malata, dura poco. “Honey Bee”, “Kitchenette” e soprattutto “No Pussy Blues” re-incendiano Roma, scaldando l’Atlantico fino a faticare a respirare. Si suda, si urla, ci si strappa i capelli, mentre intorno tutto sembra bruciare. È l’atmosfera da bassofondo metropolitano di “Bellringer Blues” a chiudere la prima parte, e i quattro, ormai bagni di sudore più che uomini, ringraziano e spariscono. “Grinderman!!! Grinderman!!!” e poi “Nicola!!! Nicola!!!” , reclama la voce dell’Atlantico, chiamando affettuosamente Nick col suo equivalente italiano. “Nicola? I like it” è la risposta del fradicio Cave, ormai seminudo e petto all’aria dalla sua camicia sbottonata. È un’emozionante “Man in the Moon” ad aprire i bis, prima di “Love Bomb” che su disco stanca ma che live è davvero una bomba. A chiudere il cerchio ci pensa una versione dell’anthem “Grinderman” da brividi, tra ipnosi-psichedelìa-occhi lucidi e la conferma di trovarsi di fronte a uno dei più grandi performer viventi.

Un concerto strepitoso, magnifico, come tutti i concerti di Cave, indimenticabile. È dello stesso avviso anche un promettente tredicenne in fila per un autografo fuori da i camerini, che sarà però costretto a rinunciare per via di una security maleducata e blindata. Vedere un ragazzino che a tredici anni già si ascolta Nick Cave e Leonard Cohen, e vederlo spinto fuori malamente fino al parcheggio da ignoranti buttafuori in versione spazzaneve è commovente. Lui se ne va perché la madre lo aspetta, a noi non ci aspetta nessuno per cui resistiamo.

E con la speranza ormai a puttane ci viene incontro il miracolo. Scende dalla macchina e ci abbraccia tutti. Tutto qua. Grazie ancora Nick.