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GLI SCONTATI @ Lunano (PU), 15 Gennaio 2012

  • Scritto da Enrico Tallarini

gli scontati live Immaginatevi una fredda domenica persi nella provincia pesarese. Immaginatevi un locale, l’Enoteca di Lunano, pieno di gente da non riuscire a camminare. Immaginatevi un elegantissimo quanto strampalato duo in frac pronto a scaldare mani e bicchieri. Immaginatevi un repertorio immenso come quello di Paolo Conte. Fate due “conti” ed avrete sotto gli occhi l’aperitivo più divertente e stimolante che possiate immaginare.

Sul piccolo palco un pianoforte “smontabile”, un microfono e due musicisti d’altri tempi come Giacomo Toni e Lorenzo Kruger (Nobraino). Che insieme fanno Gli Scontati, e portano in giro per l’Italia le canzoni più famose e scontate del Maestro di Asti, forse l’autore meno scalfito dal tempo e dal suo scorrere.

Tra risate, battute al fulmicotone e baristi che alla richiesta di un jack (cavo) portano un Jack Daniel’s, va in scena un teatrino di cantautorato jazz che è straordinario. “Bartali”, “La Vecchia Giacca Nuova”, “Wanda”, “Azzurro”, “Sparring Partner”, “Gong-oh”, una “Genova per Noi” da brividi, “Architetture Lontane”: il connubio tra le parole fuori dal tempo di Conte, gli schizzi al piano di Toni, e la voce baritonale e metallica di Kruger, marcia alla perfezione.

E quella che fanno i due, portando in posti anche improbabili gli enigmi poetici di Paolo Conte, è una specie di evangelizzazione verso la più alta canzone d’autore. Una riproposizione personale, che mette in scena un cabaret grottesco, comico quanto pericoloso. Ed è così che i due rotolano sul piano fino quasi a distruggerlo, umiliano pubblicamente la sciagurata di turno che passa sotto il palco e trasformano, nell’ilarità generale, “Via con Me” in “Via, via, andate via di qui”, invitando tutti a tornarsene a casa.

Un concertino, in diminutivo solo per le ridotte dimensioni del palco, che supera i vocii di fondo e l’indifferenza e riesce a far suonare le parole di Conte dove forse non sarebbero mai arrivate.

E se la prossima volta, uscendo da un locale, sentirete canticchiare qua e là di “facce un po’ così, accappatoi azzurri e sguardi che sono verande”, non vi meravigliate. Sarà scontato, ma va più che bene così.

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