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Giovanni Lindo Ferretti @ Rimini, 16 Aprile 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Giovanni Lindo Ferretti Velvet

Giovanni Lindo Ferretti Velvet - Giovanni Lindo Ferretti Velvet
Ferretti è tornato. Ferretti ritorna a cantare. Prima di tutto, questo: Ferretti non è tornato perché in fondo non se n’è mai andato, e chi come me va a sentirlo almeno due o tre volte l’anno lo sa bene. “Reduce”, “Litanie”, “Allevare Menti, Pascolare Pensieri”, “Bella Gente D’Appennino”, sono solo alcuni degli spettacoli che Ferretti ha portato in giro per l’Italia in questi ultimi anni, anche se spesso e volentieri per vederlo toccava rifugiarsi in chiese o minuscole piazze di borghi di montagna. E anche le vecchie canzoni dei CCCP-C.S.I, seppur ri-arrangiate e scarnificate, non hanno mai smesso di vivere. Ad ogni modo era da un pezzo che il suo nome non compariva sulle locandine dei locali rock della penisola.

Dopo una manciata di date sold out, Ferretti approda stasera al Velvet di Rimini con “A Cuor Contento”, a riproporre, accompagnato da Luca Rossi e Ezio Bonicelli (ex Ustmamò), le canzoni di un percorso artistico lungo trent’anni e ancora oggi ineguagliato, per non dire ineguagliabile. Ma sono altre le cose che mi preme dire. Innanzitutto che Ferretti non è un musicista, così come non è un cantante. Sono una voce come nessuno e una eccezionale padronanza di parola i suoi punti di forza, uniti a uno sguardo che è opera d’arte e a una presenza che smuove senza dover muovere un muscolo. Un’altra cosa è che lo spettacolo di stasera non è altro che una mera operazione economica, una uscita per lavoro, come lo stesso Ferretti ha ammesso con strabiliante sincerità in una delle ultime interviste. Niente di male in questo, solo prendere o lasciare.

Sono le ventitré passate quando Bonicelli e Rossi prima, e Ferretti poi, salutano un Velvet pieno a metà. “Depressione Caspica”, “Narko’ $” e “A Tratti” aprono le danze. Tra una canzone e l’altra neanche una parola, niente, e così fino alla fine. Non ce n’è bisogno. Tutto è scarno, essenziale, scuro, senza la minima interazione tra palcoscenico e pubblico. Anche Ferretti se ne resta volentieri tra le righe, alzando solo di rado la tonalità di una voce sì appesantita, ma che si mantiene ancora ipnotica e emotivamente devastante. Sulle canzoni niente da dire, per carità. Quello che ha fatto Ferretti con il trittico CCCP/C.S.I/PGR rimarrà impresso per generazioni come la cosa più straordinaria partorita dal rock italiano da sempre e per sempre. Il vero problema del concerto di stasera sono gli arrangiamenti, oltre ai buchi “di senso” di un’operazione fuori luogo e inadatta allo spazio dei rock club, soprattutto per il Ferretti di oggi. I minuscoli teatrini scelti per ospitare i suoi ultimi reading mi sono sembrati la dimensione più opportuna, consona e giusta al Ferretti del Duemila. Non è un caso che per questo ritorno ai grandi club anche le canzoni abbiano subìto una ri-lettura (leggermente) più ritmica e marcata rispetto alle ultime uscite, e questo ci può anche stare, non fosse per l’infinità di campionamenti e basi elettroniche francamente evitabili. Su Bonicelli e Rossi, rispettivamente a violino e chitarra il primo, e chitarra e basso il secondo, niente da dire. Ma queste basi da pianobar lasciamole ad altri. Anche solo a voce nuda Ferretti sarebbe riuscito a mantenere per due ore la tensione alla stessa altezza. E se “Unità di Produzione” e “Annarella” ci perdono la spina dorsale in questa veste elettro-acustica, le canzoni di “Ultime Notizie di Cronaca” e soprattutto i pezzi tratti da “Codex” (“Polvere” e “Barbaro” su tutti) ne traggono linfa nuova, colorate da un basso ritmato e pulsante e da un ottimo Ferretti borbottante. I bis sono un tuffo nel passato CCCP/C.S.I.

“Io e Tancredi” da “Linea Gotica”, “Occidente” da “Ko De Mondo” e una “Radio Kabul” firmata CCCP e riproposta in versione elettro-arabeggiante, che entusiasma gli animi nonostante la parentesi di “Papaveri e Papere” incastrata sul finale. Tutto mentre i maxischermi di un Velvet come sempre perfetto proiettano video di repertorio della carriera di Ferretti. Chissà l’effetto che fa arrivare a cinquantasette anni e cantare mentre il “te giovane” scalpita e ti fissa dall’altra parte della sala. Il tempo di pensarci e la risposta arriva con “M’Importa ‘Na Sega”, a chiarire un po’ di cose che mi roteano in testa. Il gran finale porta la sigla “Per me lo so”, e condensa alla perfezione, oggi come trent’anni fa, il Ferretti pensiero.

“Conforme a chi? / Conforme a cosa? / Conforme a quale strana posa?”

Una chiusura tiratissima, con tanto di batteria elettronica a mille all’ora e un pubblico che si inizia a smuovere adesso che è la fine.

“In questo presente che capire non sai, l’ultima volta non arriva mai” declama a macchinetta Ferretti, prima di abbandonare il Velvet a pochi respiri di un silenzio surreale.

Allora: dimenticate tutte le parole dette finora. Ferretti tornerò a vederlo, e so che accadrà molto presto. L’ho detto a lui in camerino e adesso lo dico a voi.

Speriamo davvero che l’ultima volta non arrivi mai.

 

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Setlist:

- Depressione Caspica

- Narko’ $

- A Tratti

- Cronaca Montana

- Cronaca D’Inverno

- Morire

- Cronaca Filiale

- Unità Di Produzione

- Del Mondo

- Paxo De Jerusalem

- Annarella

- Neukolln

- Contatto

- Cronaca del 2009

- Polvere

- Barbaro

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- Io e Tancredi

- Occidente

- Radio Kabul

- M’importa ‘na sega

- Per me lo so