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Franco Battiato @ Reggio Emilia, 12 Febbraio 2013

Un concerto di Battiato va visto, almeno una volta nella vita. Immagino la pensino così anche le centinaia di giovani (e meno giovani) che stasera hanno preso d'assalto il Teatro Valli di Reggio Emilia, per la prima delle due date reggiane del tour di presentazione di “Apriti Sesamo”, l'ultima controversa fatica dal maestro siciliano.

Sono da poco passate le ventuno quando sul palco sale, a sorpresa per molti, il cantautore Fabio Cinti, che accompagnato dal pianoforte scalda la platea con una manciata di canzoni intense e delicate. Sicuramente da seguire.

Il cambio palco più veloce della storia e meno di sessanta secondi dopo ecco Battiato e band impadronirsi della scena, a schivare gli applausi in silenzio per attaccare con le note di “Un Irresistibile Richiamo”, brano d'apertura dell'ultimo album.

Da qui in poi due ore di pura magia musicale, con “Apriti Sesamo” eseguito (quasi) per intero, a guadagnare, nella resa live, in sfumature e intensità.

Sul palco illuminato al neon: tastiere, pianoforte, basso, batteria e un quartetto d'archi, con l'aggiunta delle chitarre di Davide Ferrario e Simon Tong, quest'ultimo già chitarrista nei Verve e al fianco di Damon Albarn in quella bella parentesi targata The Good, The Bad & The Queen.

Al centro della scena, ovviamente, c'è lui, Franco Battiato, piuttosto silenzioso e seduto, per gran parte dello show, su una panca ricoperta da un tappeto persiano. Battiato, come sempre e canzoni a parte, centellina le parole, dall'alto di una voce unica e per niente scalfita dal tempo, delicata ed espressiva come poche.

Complice la neve e una temperatura esterna siberiana, il pubblico del Teatro Valli contiene l'entusiasmo, per poi sciogliersi nella seconda parte del concerto.

L'Ombra della Luce” lascia tutti senza fiato, “La Stagione dell'Amore” moltiplica gli abbracci, e poi “Il Mantello e la Spiga”, “Inneres Auge”, “Nomadi”: i respiri in sala paiono fermarsi, mentre dietro il palco scorrono suggestive le immagini di un megaschermo, lo stesso che darà vita ai danzatori dell'opera Telesio, la prima opera olografica mai realizzata, stando alle parole dello stesso Battiato.

Bandiera Bianca”, “Up Patriots To Arms”, “La Cura”, “E Ti Vengo a Cercare”, “Voglio Vederti Danzare”: inutile dire che l'eccitazione generale prende letteralmente il volo nel finale, con Battiato a molleggiare e accennare passi di danza, regalando sorrisi e strette di mano ai ragazzi delle prime file, tutti sotto il palco a ballare.

Un medley dei primi e sperimentali anni '70 (“Da Oriente a Occidente” - “Aria di Rivoluzione” - “Propiedad Prohibidad”) interrompe gli applausi e apre il bis, prima della festa di chiusura di “Cuccurucucu”, che mette i puntini sulle “i” a una serata da incorniciare.

Niente di speciale, comunque. Col Maestro Siciliano è sempre la stessa storia: ti sventri, quello sì, per pagarti un biglietto. Ma torni a casa che stai meglio, non c'è niente da fare.

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