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Franco Battiato – Joe Patti's Experimental Group @ Modena, 06 Settembre 2014

  • Scritto da Enrico Tallarini
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Era tanta la curiosità, almeno da parte mia, per questo Joe Patti's Experimental Group, la nuova incarnazione di Franco Battiato, stasera sul palco dell'Arena del Lago di Modena nell'ambito della Festa Provinciale del PD.

Ma più che un progetto nuovo, ed è bene precisarlo, si tratta di un ritorno alle origini per l'artista siciliano: un viaggio indietro nel tempo lungo quarant'anni, a partire dalla sperimentazione dei primi anni Settanta per arrivare a oggi, pescando da un repertorio infinito, ri-arrangiato per l'occasione in versione pianoforte e sintetizzatori.

L'Arena del Lago è piena in ogni ordine di posti quando il trio, composto da Battiato, Pino "Pinaxa" Pischetola e Carlo Guaitoli fa il suo ingresso sull'enorme palco tra gli applausi.

“La prima parte del concerto sarà una palla mortale”, dice scherzando Battiato, mettendo le mani avanti e accompagnando la prima parte del set, quella più prettamente sperimentale, tra improvvisazione e ripescaggi dai suoi lavori “cult” dei primi anni Settanta.

Tappeti sonori, tastiere e pianoforte per poco più di mezz'ora, culminati in una versione di “L'Isola Elefante” che campiona “Shackleton” e che ipnotizza una platea silenziosa, gelata, forse sorpresa.

Seguo Battiato praticamente ad ogni tour, ma era da diverso tempo che non lo vedevo così divertito sul palco, preso a smanettare con strumenti che negli ultimi decenni (ad eccezione di una parentesi nel tour di “Apriti Sesamo”) erano spariti dalle sue performance live.

E così in punta di piedi si entra nello straordinario canzoniere del musicista siciliano: “L’ombra della luce”, “L'Oceano di silenzio”, “Lode all’inviolato”, “Il mantello e la spiga”, “Il Re del mondo”, “No Time, No Space”, “Stati di Gioia”, “Niente è come sembra”, “La Cura”, “E ti vengo a cercare”.

Giusto il tempo di sparire nel backstage e i tre sono di nuovo in scena per un bis quantomai rocambolesco. Anche gli errori in “Voglio vederti danzare” e “Inneres Auge”, stoppate e riprese tra gli applausi di un pubblico ormai tutto in piedi a bordo palco a ballare, non fanno che rendere ancora più divertente la serata, chiusa da un'incalzante versione elettronica di “Propiedad Prohibida” (direttamente da “Clic”, anno di grazia 1974), che trasforma l'Arena in una dancehall a cielo aperto e mette le parola "fine" a un concerto che, se vi capita sottomano, vi consiglio caldamente di non perdere.