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E. De Luca & G. Testa, San Marino, 20 Dicembre 2010

  • Scritto da Enrico Tallarini & Anidride

 

Uno a zero per loro. Panettone per tutti.

Che questo sia il dicembre più freddo degli ultimi duemila anni l’abbiamo capito. Che la neve sia bella da guardare anche. Che il mix tra freddo e neve sia per noi una scarpata nei coglioni e che vorremmo tanto avere un gigantesco phon da secco ve lo diciamo adesso. Concerti annullati un po’ ovunque, ma non nella piccola e spigolosa Repubblica di San Marino. Per chi come noi soffre della sindrome del “se non vedo un palco sto male”, lo spettacolo di stasera ha lo stesso effetto di una boccetta di metadone per un tossico. Ti salva il culo. Chiamiamo e i biglietti ci sono ancora, e neve permettendo, noi anche. Espatriamo nel giro di pochi minuti e ci fiondiamo a teatro. Sono tutti gentili i sanmarinesi, e lo sono anche mentre ti spulciano dei soldi. Non sedetevi mai a San Marino, soprattutto per mangiare.

 

Entriamo nel piccolo Teatro Titano che tutto è quasi pronto. Di trecento posti ce ne saranno un quasi duecento occupati, e va più che bene. Di scena stasera “Che storia è questa”, racconto musicale messo in scena dallo scrittore Erri De Luca e dall’amico cantautore Gianmaria Testa, di nuovo insieme a qualche anno da “Chisciotte e gli invincibili”. Parole e musica, a dirla tutta più musica che parole, nonostante quella di stasera sia musica che parla così come suona la parola. I due sono al centro, seduti, su un palco spoglio da stranire. Un tavolino, due bicchieri di vino e quattro chitarre. Una scenografia da Scala in confronto al teatro che più che un teatro sembra un confetto spoglio. Fortuna che è il teatro più antico di San Marino. La Forza Celeste è quella forza che si contrappone alla Forza di Gravità. Così inizia Erri De Luca, parlando di quella forza che spinge le cose verso l’alto, come l’albero che dalle radici svetta contro il cielo, direbbe Guccini. È solo l’inizio di un viaggio che dal basso verso l’alto tocca temi di una storia, la nostra Storia, di un’Italia che fu ma che è ancora; che non è uno stivale ma un braccio dalla mano aperta che saluta con un fazzoletto (la Sicilia) il Mediterraneo. Un’Italia meticcia, fatta di anni di Piombo che sono anche anni di rame, conduttori di forze sotterranee. Non solo parole, non solo musica. Non solo parole in musica.

Erri de Luca suona la chitarra come scrive i suoi libri. Senza sbavature, asciutto. E canta, canta una commovente versione di “Lacrime Napulitane”, anche se i momenti più alti li regala in coppia con Gianmaria Testa, nelle scarnificate “Hotel Supramonte” e “Via del Campo”, dell’ormai omaggio fisso un po’ ovunque Fabrizio De André. Lo stesso De André che Erri De Luca conosce bene, e con il quale confessa di avere in comune la passione per le donne di facili costumi. Le puttane. La Storia è molto meno sicura della Geografia, dice De Luca, “conviene far parte della geografia, non della Storia, se si vuole avere un nome che venga ricordato ai posteri”. Stasera di sicuro c’è la musica, che va da Endrigo a Brassens, passando per canzoni scritte dallo stesso Testa, e che nulla hanno da invidiare a quelle dei due cantautori. Fossati che si mischia con Conte sotto un paio di occhiali e baffi grigi, a connotare uno dei cantastorie più veri che l’Italia possa vantare. “Abbracciati” è la resa in musica di una poesia di Izet Sarajlic, poeta jugoslavo morto da pochi anni e che varrebbe sicuro la pena ri-scoprire. Si improvvisa anche, dalla lettura dell’ omaggio ai piedi di De Luca alle canzoni di Gianmaria Testa, costretto, così per dire, a regalarle su richiesta dell’amico. “E’ una fortuna che a volte le canzoni si liberino del nome di chi le ha scritte” spiega De Luca, presentando una ballata popolare che ha perso per strada l’autore. Quando le canzoni ci superano, e quando noi superiamo la Storia, che raccontata così, ne fa chiedere ancora. Siamo tutti in piedi quando i due lasciano la scena tra chi ne vuole ancora e chi ne vuole di più. Due bis fanno tutti contenti, salvo il tizio di fianco a noi che se non russa è già fortuna. Siamo ancora più contenti nel vedere un buffet da matrimonio che ci aspetta nel foyer, con tanto di vassoio a portar via.

La strada verso casa è lunga e impervia, ma con un panettone passa meglio. In Italia non fanno quasi più spettacoli, a San Marino sì, e ti offrono anche un buffet. Uno a zero per loro. Panettone per tutti.