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dEUS @ Giovinazzo (BA), 30 Luglio 2011

  • Scritto da Orasputin

deus giovinazzo rockCi sono località conosciute per le loro specialità culinarie, mete religiose e luoghi d'arte e cultura. Giovinazzo, piccolo comune di 20mila abitanti, è passato alla storia per un altro motivo: un rock festival che da 12 anni, tra fine luglio e inizio agosto, scalda i cuori e catalizza gli appassionati, dall'entroterra barese ai confini del continente europeo. E dopo l'edizione 2010 con una sbornia colossale di nomi italiani, quest'anno il Giovinazzo Rock torna a respirare internazionale, con l'approdo di una delle band più apprezzate della scena rock europea, gli incantevoli dEUS.

A fare il punto sulla musica che guarda al futuro in Italia ci pensavo gli Aucan, apprezzati subito da un Tom Barman in splendida forma che non risparmia elogi sul conto del terzetto bresciano. La band di Giovanni Ferliga, selezionata per infiammare una situazione forse un po' troppo statica in partenza, propone il consueto stupro musicale di massa, alterando la tenuta fisica dei presenti con una raffica impressionante di vulcanici droni e psichedelia esagerata. Ed è un abisso, tra le note timide e indifese del piccolissimo alter stage e l'approccio monolotico delle sonorità generate da quello principale, di palco. Teoria subito confermata dall'arrivo, sul palco, dei 5 stilosissimi belgi. Rilassati e sorridenti, con un pubblico sobrio ed emozionato, i dEUS! stasera  è come se giocassero in casa. Il primo indizio è un'invidiabile dimestichezza di Tom Barman con la lingua italiana. Tanti gli elementi che trasformano un loro live in un'esperienza unica e indimenticabile. Innanzitutto una cura maniacale dei suoni, con un orizzonte di volume mai eccessivo e una nitidezza di fondo fotografata dai fraseggi a incastro tra i vari componenti della band, dove naturalmente spiccano le doti balistiche del violinista tuttofare Klas Janzoons . "Slow" e "The Architect" -  carburante di inizio setlist - fanno il punto sullo status evolutivo della band: un pop rock (sporcato di soul e funk) morbido come il velluto e di una ballabilità disarmante. Una band incredibile e con classe da vendere! Il cantato di Barman, per certi versi riconducibile alle incursioni dulliane sponda Twilight Singers, ci trascina nell'universo etereo e spensierato di "Instant Street", con un crescendo finale da brividi e le chitarre che sporcano e graffiano senza oltrepassare i confini. Strutturalmente simile, l'attesissima "Bad Timing" è un altra di quelle cavalcate da dare in pasto ai presenti.

Ma è nei momenti fumosi e ricercati che la band da' il meglio di sè. E qui – naturalmente - salgono in cattedra i brani estrapolati dal capolavoro del 1996 "In A Bar Under The Sea", con il dittico "Serpentine" e "Roses" la cui magia viene spezzata da un'allucinata coppia che in un metro quadro di asfalto della quarta fila si permette di tirare le somme sulla stagione universitaria appena conclusa. Il tempo di una schizofrenica "Fell Off The Floor, Man", una sigaretta e un sorso di birra rigorosamente Stella Artois, ed eccoli nuovamente on stage con l'aritmetica emozionale di "Favourite Game", seguita dai dieci minuti finali di "Suds & Soda", anthem primordiale, idolatrata da un pubblico sazio ed estasiato. Un concerto di una raffinazezza unica e disarmante. Signori prima, durante e dopo il concerto. Modena 2010, Giovinazzo 2011: il tempo passa ma l'incantesimo è ancora in atto.