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DENTE @ Senigallia (AN), 21 Gennaio 2012

  • Scritto da Enrico Tallarini

dente live mamamia Sarebbe un sogno, riuscire a separare le proprie disgrazie da quello che avviene sul palco. Quando parti di casa con un anticipo clamoroso per un’intervista che non riuscirai a fare, ti fai un’ora e mezzo di viaggio per arrivare che il locale è ancora chiuso, e passi le due ore prima del concerto a convincere alcuni tra gli esseri umani più disgustosi al mondo che c’è stato un disguido e non vuoi truffare nessuno, anche la voglia di musica va a farsi benedire.

E queste sono cose che dovete sapere, visto che l’oggettività non esiste e il concerto ve lo racconto io. Perciò, anche una serata come quella di oggi, riuscita sotto tutti i punti di vista che non siano il mio, rischia di venire fraintesa.

E mentre io penso a come dare fuoco al locale, sul palco Dente e la sua band fanno la loro sporca figura. Quello che è stato erroneamente definito come “il De Gregori senza barba”, che poi di De Gregori non ha niente ed ha pure la barba, stasera regala un concerto delizioso, suonato talmente bene che dalla serata ci avrebbero potuto cavare fuori un disco. In scaletta c’è molto dall’ultimo “Io tra di Noi”: da “Piccolo Destino Ridicolo” a “Casa Tua” e “Saldati”, con i salti qua e là nel tempo di “Quel Mazzolino”, “Canzone di Non Amore”, “Le Cose che Contano” e una “Baby Building” piano e chitarra che è incantevole. Canzoni esemplari, che acquistano live ancora più fascino, grazie ad arrangiamenti sapientemente vintage e alla voce sbarazzina di Dente che, complice un’acustica perfetta, culla le orecchie scandendo alla perfezione ogni parola.

Anche l’accoglienza è delle migliori. Da venti che eravamo ai suoi primi concerti adesso siamo in centinaia, travolti da un’orda di fanciulle che ha trovato nella sagoma e nel ciuffo ribelle di Dente il cantastorie perfetto per allietare sogni e pene d’amore. Qualcuna sbava, ma questo è un altro discorso.

Non c’è davvero nulla da rimproverare al buon Peveri. Continua a fare ciò che ha sempre fatto: scrivere belle canzoni e cantarle in giro per l’Italia. E ormai che canzoniere e tenuta di palco cominciano a farsi consistenti, i locali si riempiono e anche la produzione del live si è fatta più curata, la scalata alle vette della canzone italiana non gliela ferma più nessuno.

Persino i siparietti tra una canzone e l’altra, tipici dei suoi concerti, funzionano meglio che in passato, dosati, ironici e irriverenti. E così ho riso di gusto, mentre il pensiero di incendiare il locale si andava affievolendo.

Un bis con “Buon Appetito”, “Beato Me” e “Vieni a Vivere” e siamo tutti a casa. Per la verità prima, schivando i balletti alcolici dei figli che sono fiero di non avere, passo a salutare un simpatico e disponibile Dente, seguito a ruota da un ridicolo buttafuori e accerchiato da una marea di giovani donzelle. Se non lo invidio, è per via del buttafuori.

Un applauso e un abbraccio virtuale a Dente e, come canta Guccini, “a culo tutto il resto”.

Tanto si sa, “L’amore non è bello se non è litigarello”. Fatevene una ragione.

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