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Dead Can Dance @ Fiesole (Fi), 2 Giugno 2013

L'evento: Il ritorno nel nostro Paese di una leggenda della musica contemporanea come i Dead Can Dance, nelle figure di Lisa Gerrard e Brendan Perry, approdati a una seconda giovinezza con l'ultimo, mastodontico, "Anastasis".

La location: Il Teatro Romano di Fiesole, un'Arena di Verona in miniatura, il palcoscenico ideale per le atmosfere epiche, incantate ed oniriche della band anglo-australiana. L'organizzazione strategica è assolutamente impeccabile, il colpo d'occhio offerto dalla prestigiosa area archelogica toscana di quelli impossibili da raccontare!

Il pubblico: numerosissimo, con una netta prevalenza di colori scuri dalla caratterizzazione tipicamente dark. Ma un live dei Dead Can Dance è un'esperienza totalizzante, che va oltre il mero discorso estetico della maglietta musicale sfoggiata. Hipster manco a pagarli, mentre i giovani sotto i vent'anni si possono contare sulle dita di una mano. L'età media complessiva è di poco inferiore ai quaranta, ci sono un sacco di signore che si dimeneranno per tutta la durata del concerto, e nonostante la parvenza di serietà dovuta alla presenza dei posti a sedere, sull'estrema destra un gruppo di temerari improvviserà danze etniche accompagnando i passaggi più ritmati.
Ogni ovazione tra un brano e l'altra dura dai 10 ai 15 minuti.

Il concerto: 90 minuti che rasentano la perfezione, con una band padrona della situazione e due leader che non sbagliano un colpo, una nota, una parola. E' la prima volta che ho il piacere di assistere ad un loro live e mi reputo una persona fortunata, per il semplice motivo che non può esserci una location più adatta, in grado di amplificare un corredo di emozioni già di per sé devastante e per di più sotto il cielo di Giugno, che per l'occasione è clamorosamente sgombro da nuvole. Un'atmofera magica, fatata, indescrivibile. Padrone assoluto della setlist è l'ultimo, spettacolare, "Anastasis", sviscerato praticamente per intero dal memorabile incipit di "Children of the sun" (già un classico) ai titoli di coda di "Return Of The She-King", uno dei momenti più emozionanti della serata.
"Song to the Siren" ci coglie tutti alla sprovvista (lacrimuccia d'obbligo), mentre "The host of Seraphim" ribadisce una volta per tutte la caratteristica fondamentale della band, quella di riuscire a bloccare le lancette del tempo spalancando dimensioni sensoriali parallele, che varcano i confini della musica e abbracciano cultura, arte e tradizione storica. Lisa Gerrard è l'imperatrice della serata, Brendan Perry il braccio destro con la sua voce inconfondibile. Il resto della band non è assolutamente da meno, tra percussioni tribali a tappeti di tastiere che conferiscono quell'inconfidibile tessitura dark allo scorrere dei brani.

Il concerto è appena terminato, un giretto allo stand ufficiale e subito fuori a sorseggiare una birra, accompagnata dalle prime impressioni a caldo. Tempo quindici minuti e inizia a diluviare. Meglio di così non poteva andare!