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CLAUDIO LOLLI @ San Costanzo (PU), 23 Settembre 2011

claudio lolli È un discorso lungo, quello di Claudio Lolli, che prende il via sul finire degli anni sessanta, quando le strade non erano ancora “disoccupate dai sogni” e le piazze erano piene, piene di facci e di voci, ma anche di bandiere. Un discorso che oggi, per la mia giovane generazione, si limita spesso a essere poco più che un bianco e nero di utopia e patetismo. E invece il discorso regge ancora, e stasera a San Costanzo ne abbiamo avuto la prova.

Un Claudio Lolli decisamente in forma, accompagnato da due musicisti a dir poco eccellenti quali Paolo Capodacqua e Nicola Alesini: il primo agli arpeggi di una chitarra che sembrano dieci, schizzata e imprevedibile, e il secondo diviso tra loop e inserti di sassofono, a colorare e sporcare le belle melodie. Un lavoro di decostruzione che fa volare le due ore di concerto, su cui spicca la voce matura e ruggente di Lolli. Libro con i testi sempre in mano, sguardo tra l’umile e il saggio, gli occhi che si chiudono a tempo con le parole: Lolli è un fiume in piena che prima di sfondare la porta ci bussa. E le parole sono poesie, gesti d’amore grezzi e viscerali verso un tempo e una stagione che a sentirli raccontare si fanno rimpiangere, magari con un sorriso tra i denti.

L’accogliente Teatro della Concordia di San Costanzo è quasi pieno di un pubblico tra i più variegati che si possano trovare. Si va dai padri sognatori della generazione del cantautore a giovani e semplici curiosi, tutti pronti a lasciarsi stupire dai poetici borbottii e dai divertenti intermezzi del poeta bolognese. Volumi straccia timpani e due ore di concerto con pochissime pause, se non le parole a introdurre le canzoni. I tempi sono cambiati, e il viaggio musicale di stasera non può esimersi dall’ancorarsi a una “stagione dell’amore” di cui è rimasto poco o niente.

Ma la poesia il tempo lo solca, ed è così che “Disoccupate le Strade dai Sogni”, “Quando la Morte Avrà “ e “Primo Maggio di Festa” si mostrano attualissime, grazie anche a degli arrangiamenti mai banali, complessi e sperimentali. E dall’alto di una calma proverbiale Lolli racconta e scherza, giocando con la parola “compagno” come con gli svarioni di un governo ormai diventato una sorta di croce rossa un po’ per tutti. A ogni stop Lolli ringrazia, per un’attenzione che è un tutt’uno con la voce e le parole che l’hanno provocata. Ecco allora “Anna di Francia” e “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici”, con cui il trio pone fine a una suite ininterrotta e colma d’amore che andava avanti da più di un’ora.

Il pubblico ne vuole ancora e arriva anche il bis con “Borghesia”, accompagnata da un curioso siparietto. “Vecchia Piccola Borghesia … Il vento un giorno, forse, ti spazzerà via” recita l’ultimo verso della canzone, verso che, stando alle parole di Lolli, molti dei suoi estimatori devono aver preso molto a cuore, fino a incazzarsi in più occasioni per questa previsione troppo fiduciosa e finora irrealizzata, sbagliata.

“Ma ero ingenuo, avevo diciotto anni” rivela Lolli, che oggi di anni ne ha sessantuno ma non sembra aver perso la voglia di raccontarsi e raccontare. Caro Lolli, è stato un piacere.

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