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CALIFONE @ Ravenna, 23 Novembre 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

califone bronson ravenna 23 novembre

califone bronson ravenna 23 novembre - califone bronson ravenna 23 novembre
Mentre mezza Italia pensa a quale parte del corpo vendere per pagarsi i biglietti dei Radiohead, il Bronson di Ravenna si conferma una piccola oasi capace di regalare serate intime e indimenticabili, senza costarti un rene né lunghi mesi di ansie e attese strazianti.

E visto che i Radiohead sono già i Radiohead, se volete “scoprire” una band prima che questa vi prosciughi lo stipendio è proprio in un locale come il Bronson che dovete venire, e magari un mercoledì sera, così, in punta di piedi, mentre il mondo musicale intorno pensa ad altro. E dovete venirci tutti, perché un centinaio di persone per un evento del genere fanno male agli occhi. Non si possono vedere. Per quanto rischioso, questo minifestival infrasettimanale targato Bronson è riuscito alla perfezione.

Sul palco tre band di tutto rispetto: My Sad Captains, Gardens and Villa e soprattutto i Califone, la band di Tim Rutili di scena stasera in data unica italiana. Arriviamo proprio mentre i londinesi My Sad Captains salgono silenziosi sul palco del locale ravennate. L’indie rock del quartetto inglese è di quelli che si lasciano ascoltare che è una meraviglia. Mezzora di set davvero piacevole, intensa e dondolante. Una bella sorpresa. Un nome in più da tenere d’occhio per i prossimi mesi. Giusto qualche minuto e cambia tutto, mentre tra il pubblico compaiono l’enorme sagoma di Bruno Dorella (Bachi da Pietra, OvO, Ronin) e quella di Fiorenzo Fuolega dei ManzOni, con cui scambiamo due chiacchiere prima del live dei Califone.

Adesso sul palco ci sono i Gardens and Villa, quintetto californiano che miscela psych-pop e bassi funkeggianti, synth e flauti traversi. È la prima volta che vengono in Italia, ma a giudicare dall’accoglienza penso che torneranno presto. Tra Talking Heads e Local Natives, le sonorità anni ottanta e la voce acuta e psicotica del leader Chris Lynch fanno volare via un set breve ma intenso.

E adesso tocca ai Califone. Tim Rutili, accompagnato da Tim Hurley e Danni Iosello dei Sin Ropas, regala un concerto enorme, silenzioso e implosivo. Classe e tocco superiori. Il concerto parte lento, confidenziale, con i tre rilassati, seduti e pronti e nuotare nelle loro stesse note. Il Bronson non fiata, tant’è che lo stesso Rutili ringrazierà per un’attenzione rispettosa e totale. È vero che è tardi, e qualcuno tra il pubblico si trova costretto ad abbandonare, ma sul palco va in scena un mezzo miracolo, e i miracoli non badano alle lancette degli orologi.

Un set magico, acustico e rumoroso, suonato con classe da una band ispirata e padrona dei propri strumenti come delle nostre emozioni. A spezzare l’incanto ci prova un fan fastidioso e fuori luogo, palesemente ubriaco, che ciondola proprio in prima fila, scassando le palle un po’ a tutti e facendo saltare i nervi anche allo stesso Rutili. Intanto scorrono “Funeral Singers” , “Buñuel”, “Polish Girls”, “The Orchids”, con l’incanto che resiste e non accenna a svanire. I Califone sono qui per questo, per condurci in un viaggio ispirato e liberarci dai pensieri che ci ruotano intorno.

La musica del trio va oltre, oltre il folk e il post rock, oltre le definizioni. Ma si è fatto tardi, i tre scendono pacati dal palco e non regalano bis. Non ce n’è bisogno.

Vi siete persi una grande serata. E mancano otto mesi ai concerti dei Radiohead.

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