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Benjamin Clementine @ Parma, 4 Novembre 2016

  • Scritto da Enrico Tallarini
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Tra le cose belle che salvano l'autunno musicale emiliano un posto d'onore va riservato senza dubbio al Barezzi Festival, che da dieci anni porta nei luoghi più suggestivi di Parma e provincia alcuni tra gli artisti più interessanti del panorama musicale mondiale.

Dopo i concerti di Rufus Wainwright, Notwist, Joan As Police Woman e Calexico, solo per citarne alcuni, torniamo alle prese con il Barezzi in occasione dell'unica data italiana di Benjamin Clementine, giovane musicista e poeta inglese esploso a livello internazionale con il disco d'esordio “At Least for Now”, vincitore di un Mercury Prize nel 2015.

Teatro Regio sold out e pubblico incantato, per novanta minuti di show, di fronte a un artista dal talento enorme, cristallino, che ammalia ogni ordine di posti con una voce e una padronanza della scena incredibili.

E a parlare è solo la musica: il palco è scuro e spoglio e non vi è traccia di una qualsiasi scenografia.
Ci siamo solo noi, Clementine e il suo pianoforte, un quartetto d'archi e il violoncello di Barbara Leliepvre.
E tanto basta e avanza.

In scaletta “Then I Heard a Bachelor's Cry”, “London”, “Adios”, “Nemesis”, “The People and I”, “Cornerstone”, “I Won't Complain”, con poche e sussurrate parole tra una canzone e l'altra e scrosci di applausi che fanno tremare un Teatro Regio conquistato e rapito.

Il tempo per una divertente gag, con Clementine sceso in platea a leggere dei fogli piombati dall'alto di un palchetto laterale, un abbozzo di “Caruso” di Lucio Dalla e siamo già al bis, prima della chiusura affidata a un'intensa versione di “River Man” di Nick Drake, che mette la parola fine a una serata perfetta.

Teatro Regio in piedi, sulle labbra un sorriso, le mani che non ne vogliono sapere di smettere di scontrarsi e la consapevolezza di aver avuto a che fare con un artista straordinario, in una serata che difficilmente se ne andrà via dalla memoria di chi l'ha vissuta.