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ANNA CALVI @ Marina di Ravenna (RA), 21 Giugno 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Anna Calvi Hana-bi Che Anna Calvi non fosse solo la nuova faccia da copertina lo avevamo capito qualche mese fa, dopo un convincente concerto al Bronson di Ravenna. Passano le settimane e siamo ancora qui: stessa gente, stessa spiaggia, stesso mare. Sull’Hana Bi non credo ci sia più bisogno di aggiungere niente. Palco a due passi dal mare, concerti gratuiti e stasera fuori persino le sedie, che occupiamo non appena arrivati. È tardo pomeriggio, la Calvi è seduta al tavolo a cenare e il via vai comincia ad aumentare davanti al piccolo palco in legno. Quando la Calvi attacca, e sono quasi le ventidue, la gente è dappertutto. Per noi, sbracati in prima fila, è un po’ come avere il diavolo che ti suona in salotto. A differenza del concerto al Bronson stasera è lei a imbracciare la chitarra tutto il tempo, e il passo è davvero un altro.

Si comincia con lo strumentale da ululato alla luna di “Rider to the Sea”, e già sono brividi. Poi “No More Words” e una devastante “Blackout”, con in mezzo solo qualche timido “grazie” e una marea di applausi. Anche la scaletta è a grandi linee la stessa, comprese le cover di “Surrender” di Elvis e di “Jezebel” di Edith Piaf. Per il resto è tutto uguale ma tutto diverso, con la Calvi che violenta la chitarra in un lamento blues metallico e di una intensità devastante. E quando canta non ce n’è per nessuno. La vedi che chiude gli occhi e sembra impossessata, e ti chiedi come possa quel corpo così piccolo cavare fuori tutta quell’energia, quella potenza. Siamo rapiti, ammutoliti. Non sbaglia un colpo stasera la Calvi, soprattutto nei momenti più tirati, culminati con “Suzanne and I” e una “Desire” che lascia senza parole e smuove anche la sabbia. È uno stupefacente solo di chitarra a metà tra inferno e paradiso a chiudere il breve set, seguito dal bis di “Jezebel” che non basta a placare gli animi di una spiaggia che ne vuole ancora.

Poco ma buono, mi viene da dire, di una potenza ed eleganza quasi miracolose. E quando la diavolessa, nell’immancabile abito di scena in rossonero e tacchi esagerati lascia la scena, scatta l’isteria generale, e via tutti a correrle dietro per un autografo o anche solo per stringerle la mano. Pochi minuti dopo è fuori e accontenta tutti, minuscola, timida e quasi sorpresa per l’accoglienza e l’entusiasmo. E ce ne fossero di concerti del genere, che in cinquanta minuti bruciano tutto ciò che vi si trova davanti. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, quella di stasera è la conferma che abbiamo, tutti, un talento in più da amare ed applaudire. E se per una volta coincide con un volto così bello e alla moda, sono due piccioni con una fava. Nick Cave, che l’ha voluta in tour con i Grinderman, ci ha visto lungo anche stavolta. Tra diavoli, si sa, ci si intende.

PS: Un paio di consigli:

1: Se potete, e pensate sia nelle vostre corde, andate a vedere Anna Calvi il prima possibile. Più tempo passa e più soldi sborserete e più da lontano la vedrete.

2: Prima che diventi monumento nazionale, patrimonio dell’Unesco o qualcosa del genere, fate un salto all’Hana Bi.

Alla prossima.