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Angus & Julia Stone @ Ravenna, Bronson, 7 Maggio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Angus e Julia stone Bronson Reduci dal successo dell’ultimo “Down the Way” e ormai da mesi sulla bocca di tutti, Angus e Julia Stone sbarcano per la prima volta in Italia per un imperdibile minitour primaverile. I due fratelli australiani fanno tappa stasera al Bronson di Ravenna, costringendoci moralmente a testare di persona se di vera rivelazione o di fuoco di paglia si tratta.

Una volta arrivati scopriamo di aver perso il set di apertura di Steve Smyth, e francamente non è che ce ne freghi molto, non fosse per i commenti entusiasti un po’ di tutti e la mole di dischi che il nostro venderà a fine serata. Detto questo, la speranza è quella di rimediare in fretta, sperando che il barbuto cantautore torni presto a farci visita. Sono quasi le ventitré quando gli eroi della serata, Angus e Julia Stone, salutano il pubblico di un Bronson affollato e anch’esso in serata di grazia. Le prime file sono sedute a terra, nessuno fiata e regna un’atmosfera magica di quelle che appena le vivi te ne accorgi subito. Per me, che non mi aspettavo un’accoglienza del genere, è già un piccolo miracolo. Angus e Julia, una sorta di Giuseppe e Maria dell’ indie-folk, portano le loro facce da copertina sul palco accompagnati da tre musicisti, batteria, basso e violoncello. Per il resto basta l’apertura di “Hold On” a concretizzare il sentore di una serata magica e incantevole. L’amore e la bellezza “semplice” cantati dalla coppia scacciano via il rischio rottura di palle e dal vivo ammaliano, semplicemente ammaliano. Due voci che non sgarrano di un millimetro, e si intersecano calde con la leggerezza di una folata di vento. Al centro della scena Julia Stone, treccine, vestito a fiori da bella di campagna e una voce che quando attacca spara sensualità con un’intensità stupefacente, da cavare via il respiro. Alternata tra chitarra e piano, con incursioni anche ad armonica e tromba, è lei la regina della serata. In un’aria (calda) da fiaba scorrono via “For You”, “Draw your Sword”, “Wasted”, intervallate da applausi scroscianti come (forse) mai al Bronson e che dimostrano un affetto sentito e inaspettato, gigantesco. Urla, fischi, silenzi e momenti elettrici, prima di una “Big Jet Plane” che quando arriva non puoi che lasciarti cullare. E poi le voci, che sono due ma sembrano il doppio, si mescolano alla perfezione e si lasciano ascoltare senza l’ombra di uno sbadiglio. Partita distaccata e fredda, la coppia Angus e Julia si lascia poi andare anche a qualche battuta, fino a dedicare una canzone ai gestori del Bronson e ringraziare per un’accoglienza fantastica, che poi fantastica lo è per davvero. “Amiamo l’Italia e ci torneremo presto” dice la bella Julia, e tutti giù a battere le mani.

Però c’è qualcosa che non mi torna. Siete due fratelli – siete bravi e siete anche belli – siete uno dei nomi musicali più blasonati del momento – siete per la prima volta in Italia e ad aspettarvi c’è un mare di gente appassionata, rispettosa ed entusiasta. Non ci fate una bella figura se a fine concerto vi barricate in un tour-bus deluxe a due piani (che manco Bono Vox) e alla richiesta di cinque (dico cinque) fan di un autografo, rispondete che “siete stanchi”. C’è chi è venuto da oltreconfine per vedervi, addirittura una ragazza australiana. E invece niente. Giù a vestirsi da hippie e cantare d’amore e fare i simpatici e quelli alla mano e che sono davvero debitori per la bella accoglienza e poi via, in cima a un tour-bus esagerato, quando poi ci impieghi più tempo e fatica a rifiutare e spiegare il rifiuto piuttosto che scendere due scalette (due) e fare una foto o una x con la penna. Ma forse siamo più scemi noi a starvi ad aspettare. Qualche minuto prima, era un bis chiuso da “Mango Tree” e “Santa Monica”, con Angus e Julia soli sul palco, a spegnere definitivamente i riflettori, mettendo il punto su un concerto delizioso, dal forte impatto emotivo e colorato con la giusta dose di elettricità. Tra la folla che esce a riprendere aria c’è chi canticchia ancora le loro canzoni. Qualche bestemmia dopo, abbiamo capito che a volte le canzoni possono non bastare.

PS: Come ho già detto, il concerto merita. Se ne avete l’occasione, andateli a sentire. Anzi, nel caso doveste incontrarli mentre scendono dal loro triste rifugio dorato, dategli un calcio nelle palle anche per me.

 

Setlist:

- Hold On

- Black Crow

- Private Lawns

- Just a Boy

- For You

- The One That i Want

- Draw your Swords

- Wedding Song

- Wasted Big Jet Plane

- And The Boys

- Yellow Brick Road

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- Sequoia

- Mango Tree

- Santa Monica