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A PLACE TO BURY STRANGERS @ Modena, 21 Settembre 2012

Un'esperienza multisensioriale, un cazzotto in faccia, un'apnea sonora lacera timpani: scegliete quello che volete, tanto per raccontare un concerto degli A Place To Bury Strangers vanno bene tutti.

Una fresca serata di fine settembre a Modena. Siamo nel cortile dell'ex ospedale S.Agostino, luogo accogliente e oscuro che con la bella stagione si trasforma in Sun Agostino, diventando spazio per concerti e dj-set pieno di un fascino tale da non avere nulla da invidiare alle sale concerti offerte dalle grandi capitali europee.

L'esclusiva di avere gli A Place To Bury Strangers in una delle due date italiane, un biglietto onestissimo (8 euro), e il Sun Agostino comincia a riempirsi, quando sul palco sale His Clancyness, progetto solista del cantante e chitarrista degli A Classic Education Jonathan Clancy. Un mini set impeccabile, coinvolgente, che condensa il talento di Clancy nel costruire melodie e si rivela ideale per preparare i timpani al bombardamento sonoro del trio che da lì a poco salirà sul palco.

Salgono in penombra, gli A Place To Bury Strangers, ma pochi istanti dopo sono già travolti da una miriade di luci e colori, proiezioni che aprono squarci dipingendo anche i palazzi che costeggiano il palco. Travolti loro, e travolti noi, da un muro di suono che cresce di secondo in secondo fino a riempire l'aria e rendere faticoso il respiro.

Non è che un caso che al banchetto del merchandising, tra dischi e magliette, ci siano anche dei tappi per le orecchie con il marchio del trio, segno che a volte è meglio prevenire che essere costretti a farsi curare per sordità e insanità mentale.

Siamo in prima fila, l'impatto è devastante e le frequenze altissime. Un muro di distorsioni, suoni ovattati, che diventano tutt'uno con una scenografia di luci e colori che ci ingloba e ci rende parte integrante dello spettacolo. Parte lesa, e fiera di esserlo.

Della voce di Oliver Ackermann non rimane che un eco lontano, mentre tutto intorno si fa suono e rumore. L'apnea sonora dura oltre un'ora, e culmina in un finale di feedback devastante con chitarre e basso che volano, scagliate a terra a più riprese dai due incontenibili newyorkesi.

Un bis a luci spente e siamo tutti fuori. Fuori dal locale, e fuori di testa. Ma il suono no, quello è ancora dentro.

Del silenzio, per qualche giorno, non resterà che un ricordo.

 

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