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Dieci libri a dieci euro: Settembre 2012

Dieci è il numero delle dita. Dieci sono i comandamenti. Dieci è il voto massimo ottenibile a scuola. Dieci sono gli euro che occorrono per comprare uno di questi libri. Così non rimane quella fastidiosa moneta nel portafoglio.

 

 

 

 

 

Fabrizio Manuguerra, Fiabe e qualunquismi senza capo né soda, pp. 112, HABANERO Erga Edizioni (2012)

(C’erano una volta i conti Salva Stato, i Governi, le crisi, i problemi giornalieri, ciarlatani, re, baroni, ministri, lavatrici, spread, eurobond, mistificatori e droghieri. Le impossibilità e le incongruenze dei rapporti sociali, vengono raccontate tramite fiabe popolate da surreali esasperazioni, dai debiti insanabili alle macerie politiche e umane, dove l’individuo si perde nella democrazia del disagio, familiarizzando con cospicui non sense in cui non ci si rende conto dell’impossibilità quotidiana.)

Francesco Guccini, Vincenzo Cerami, Storia di altre storie, pp. 109, Piemme Edizioni (2012)

(Volti, oggetti, odori, suoni sono i protagonisti di queste pagine. Ma anche l'America (quella sognata e quella vista), l'Italia (della guerra, del boom, del Sessantotto, di oggi), i fumetti, le parole. Capiterà di incontrare Chaplin e astuti cercatori di funghi, Pasolini e avvocati stregati dal jazz, Dylan e montanari che citano Dante, un ragazzino che si ribella alla timidezza e un altro che insegue indiani e cowboy per le praterie dell'Appennino pistoiese, una vecchia radio sempre sul punto di esplodere, più pericolosa di una molotov, e un insegnante di spagnolo inguaiato dall'ipocrisia del politically correct. Giocando al gioco della memoria, Guccini e Cerami hanno ripercorso la loro storia.)

Cristiano Armati, Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno, pp. 96, Giulio Perrone Editore (2012)

(Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno distilla sotto forma di consigli l’esperienza di una vita vissuta tra la carta e l’inchiostro, il frastuono delle macchine tipografiche e gli spietati rendiconti dei librai. Il risultato è un manuale indispensabile per chi desidera rapportarsi in modo corretto con una casa editrice, ma anche una satira impietosa che affronta i meccanismi dell’industria editoriale per prendere di mira i vizi e i malcostumi che si annidano in ogni settore della vita quotidiana.)

Alina Reyes, Elogio del fungo, pp. 120, Guanda Edizioni (2012)

(Menta, lavanda, lattuga, prezzemolo, funghi, rose, frutti di bosco… La natura non smette di stupirci e sommergerci di doni, pronti per essere colti, divorati con gli occhi e trasformati con amore in pietanze sopraffine, da condividere con coloro che amiamo. Niente nomi scientifici, ma una festa di profumi, colori, polpe e consistenze che Alina Reyes attinge intatti al ricordo del giardino incantato della propria infanzia e ritrova nei vagabondaggi solitari per i boschi dei Pirenei, dove da adulta ha acquistato un fienile in cui si rifugia durante le vacanze.)

Gianni Mura, La fiamma rossa. Storie e strade dei miei tour, pp. 408, Minimum Fax (2012)

(La fiamma rossa è la bandierina che al Tour de France segnala l’inizio dell’ultimo chilometro, il momento dell’allungo decisivo o della passerella trionfale del corridore che si impone per distacco, il culmine emotivo della corsa. Come inviato (prima della Gazzetta dello Sport, dal 1967 al 1972, e poi di Repubblica, dal 1991 a oggi), Gianni Mura ha raccontato il Tour de France e ne ha fatto epica, poesia, cronaca di volti e paesaggi, di piatti tipici e canzoni d’autore, narrazione raffinata e popolare di uno sport amato e maledetto. Nelle pagine del più autorevole giornalista sportivo italiano sfilano le fughe solitarie di Ocaña e le morti strazianti di Simpson e Casartelli, le vittorie fredde di Anquetil e quelle generose di Chiappucci, il regno implacabile di Indurain, la rinascita di Armstrong trionfatore sugli avversari e sulla sua malattia e l’epopea di Pantani, indimenticabile interprete di un ciclismo perduto. Summa di giornalismo e di ciclismo, La fiamma rossa è uno dei libri di sport più appassionati e veri che siano stati scritti in Italia.)

Andrea D'Agostino, Mi mangiassero i grilli, pp. 96, Fernandel (2005)

(Mi mangiassero i grilli è un breve romanzo dallo stile sobrio e incisivo. Descrive due realtà rurali (Enna e l’Oltrepo pavese) geograficamente distanti ma accomunate da solitudine e case abbandonate in via di disfacimento. Descrive un tentativo di fuga, fuga da sé, dal proprio mondo, da affetti interrotti. Ma, a quanto pare, gli affetti interrotti pretendono il conto e una linea di fuga per Vinicio e il nonno non c’è...)

David Foster Wallace, Il tennis come esperienza religiosa, pp. 89, Einaudi (2012)

(Negli anni della giovinezza e ben prima di diventare il più grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. Il tennis è rimasta una delle sue grandi passioni, tradotta nelle pagine di "Infinite Jest" e "Tennis, TV, trigonometria e tornado". Ma soprattutto in due saggi, qui raccolti insieme per la prima volta, e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli U.S. Open. Ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici "sporchi" che ruotano intorno a ogni sport. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.)

Zygmunt Bauman, Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero, pp. 102, Il Mulino (2009)

("Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nella altre società della storia moderna e premoderna, ma invece "puntillistico" ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un punto". Questa perdita di senso del tempo, che ci costringe a vivere in un perpetuo e trafelato presente, in cui tutto è affidato all'esperienza del momento, è accompagnata dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l'essenziale dal superfluo, il durevole dall'effimero. Così la nostra identità di persone, ieri faticosamente costruita su un progetto di vita, può essere oggi assemblata e disassemblata in modo intermittente e sempre nuovo, "come un pacchetto pay-per-view". È dunque ancora più sorprendente, dato questo sconsolante scenario, che Bauman sappia indurci una volta di più a sospendere le nostre vite di corsa per il tempo indispensabile a riflettere sulle questioni che ci riguardano più profondamente: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.)

John Cheever, Sembra proprio di stare in paradiso, pp. 102, Fandango Libri (2007)

(Lemuel Sears, il protagonista, è un vecchio gentiluomo del New England che vive in un paesino incantato, dove non c'è ancora un fast-food. Il paradiso di Sears è rappresentato da un laghetto dove ama pattinare d'inverno ma questo posto incantevole è destinato a scomparire a causa della speculazione edilizia e dell'inquinamento. Un'intricata vicenda piena di valori ambientalisti con un crudo ritratto della vita sessuale e sentimentale di Sears, vedovo gaudente che si divide tra ricordi, incontri con una bella e focosa signora e istantanee follie omosessuali con il ragazzo dell'ascensore.)

Don DeLillo, Cosmopolis, pp. 180, Einaudi (2006)

(Un giovanissimo miliardario vive in un attico su tre piani, colleziona quadri e squali, ha una moglie di prestigio e patrimonio adeguati. Una splendida mattina, spinto da una strana inquietudine, sale in limousine e dice all'autista di portarlo dall'altra parte di Manhattan, nel West Side per "tagliarsi i capelli". Inizia così un viaggio che è una metafora, un attraversamento da est a ovest del cuore del mondo in una sola giornata, un percorso alla ricerca della proprie radici e della morte.)

 

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