Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Dieci libri a dieci euro: aprile 2012

10 libri a 10 euro Dieci è il numero delle dita. Dieci sono i comandamenti. Dieci è il voto massimo ottenibile a scuola. Dieci sono gli euro che occorrono per comprare uno di questi libri. Così non rimane quella fastidiosa moneta nel portafoglio.

 

Banana Yoshimoto, Chie-chan e io, pp. 142, Feltrinelli (2008)

(Kaori è una quarantenne single che lavora nel settore dell'importazione di abiti, accessori e articoli griffati dall'Italia. Viaggia spesso per lavoro, per acquistare la merce da rivendere nel negozio di una zia. Parla molto bene la nostra lingua, avendo vissuto per un certo periodo in Italia. Sua cugina Chie è una ragazza sui trentacinque anni, estremamente silenziosa e introversa, che dopo la morte della madre si è trasferita a vivere da Kaori. Fra le due si è instaurato un rapporto di amicizia molto profondo. Sarà un segreto nella vita dell'una e un amore nella vita dell'altra a scombussolare la serenità della loro esistenza in comune e a portare Chie a fare i conti con il proprio passato mettendo Kaori davanti a una scelta dolorosa. Un romanzo sull'amicizia, su come un'amica possa diventare anche una sorella, una figlia e una madre affettuosa).

 

Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, pp. 178, Voland (2012)

("La poesia, credo, forse mi sbaglio, non sono un esperto, la poesia è come la musica, è il pathos, e questo libro, sia nel primo che nel secondo capitolo (un terzo capitolo che evidentemente c'era nella prima stesura si dev'essere perso per strada, chissà dove, non sono un esperto non posso saperlo), è pieno, di musica e di pathos. Vi consiglio, se posso dar dei consigli, e se ne avete voglia, di leggerlo ad alta voce. Credo che cambi. Ci son delle pagine che non si riescono a leggere senza accelerare, ci son delle pagine in cui manca il fiato." (Paolo Nori)).

 

Dan Fante, Angeli a pezzi, pp. 271, Marcos y Marcos (2010)

(Bruno Dante ha quarant'anni: generoso, passionale, sfiancato da mille tentativi di far pace con un carattere orribile e combinare qualcosa di buono. Il suo sogno è sfoderare la maledetta vena di scrittore, soffocata da sfighe, vigliaccherie e doveri imposti dalla vita. Chiamato a rendere un ultimo omaggio al padre, gravemente malato, attraversa in volo l'America con una moglie che lo disprezza. Costretto ad affrontare l'inferno degli sguardi cattivi di famiglia, si avvicina al capezzale del padre con ammirazione, scoprendo di amarlo: è l'unico, forse, a comprendere il genio del grande scrittore. Sullo sfondo, un'America kafkiana, percorsa in compagnia di Rocco malandato bull terrier del padre - e di una baby prostituta con cui stabilisce un'eccezionale solidarietà. Un padre geniale, ruvido e ingombrante: John Fante. Un figlio pieno di talento e buoni propositi, che si perde nell'alcol, nel sesso, nella depravazione: Dan Fante. Un romanzo più bukowskiano di Bukowski).

 

Luis Sepúlveda, Diario di un killer sentimentale, pp. 73, Guanda (2009)

(Un professionista è sempre un professionista, ma la giornata era iniziata male: faceva un caldo infernale a Madrid e la sua amichetta francese l'aveva piantato come un cretino per qualcuno incontrato a Veracruz. La compagnia di una buona bottiglia di whisky e di una mulatta che si portava dietro tutta l'aria dei Caraibi non gli aveva risollevato l'umore, quella ragazzina viziata dai fianchi sodi e dalla bocca rossa lo aveva proprio messo al tappeto. In fondo, dietro i modi da duro, lui era un killer sentimentale. Non che fosse superstizioso, ma in una giornata del genere la cosa migliore sarebbe stata non accettare incarichi, anche se la ricompensa aveva sei zeri sulla destra ed era esentasse. Il tipo che doveva eliminare, uno con l'aria dell'idealista, ma anche di chi non soffre la solitudine fra le lenzuola, non gli piaceva affatto, puzzava troppo di filantropia. I retroscena dell'incarico, però, lo incuriosivano stranamente. Chi voleva la morte di quel messicano? Quali peccati aveva commesso? Come mai due gringo, agenti della D.E.A., sorvegliavano la sua camera? Perché un filantropo appariva coinvolto in traffici di droga? Era sempre rischioso farsi troppe domande in un mestiere come il suo dove non esistevano licenziamenti ma certificati di morte).

 

Tiziano Terzani, Mustang. Un viaggio, pp. 79, Fandango Libri (2011)

("Il Mustang è il Paese della completa felicità, dove tutto ciò che è ambito o necessario è a portata di mano, dove i sudditi sfavillano come stelle e lo spirito si diletta nella contemplazione del re", sta scritto nei vecchi manoscritti che oggi si coprono di polvere nelle "gompa", i monasteri buddhisti di questo regno. Che sia questo il paradiso terrestre? ).

 

Olivier Adam, Peso leggero, pp. 123, Minimum Fax (2008)

(Di giorno seppellisce sconosciuti per conto di un'impresa di pompe funebri, di sera si allena in una palestra di periferia dove le speranze sono scandite solo dal ritmo dei pugni dati e ricevuti. Perso in un mondo inferiore fatto di legami spezzati dalla morte o dalla vita, il giovane pugile Antoine non riesce a dare un senso alla propria esistenza né col corpo, che si abbandona sempre più agli eccessi dell'alcol, né col cuore, incapace di amare se non per slanci goffi o sottilmente torbidi, né con la mente, persa in un caleidoscopio di ricordi d'infanzia sempre più sgranati e distanti. Incassa più colpi di quanti ne metta a segno, Antoine, e incassa male: ma la vita non è un ring, e l'avversario che cerca di metterlo a terra nel ko finale non ha intenzione di concedergli i dieci secondi regolamentari per rialzarsi).

 

Matteo B. Bianchi, Mi ricordo, pp. 96, Fernandel (2004)

(Matteo B. Bianchi scrive un "Mi ricordo" fortemente generazionale, nel quale confluisce il vissuto di chi oggi ha tra i trentacinque e i quarant'anni. Si tratta di un'opera a tiratura limitata, stampata in cinquecento copie tutte firmate e personalizzate dall'autore. Matteo B. Bianchi ha già pubblicato tre romanzi per la casa editrice Baldini & Calstoldi ).

 

Patrik Ourednik, Oggi e dopodomani. Discorsi di cinque sopravvissuti, pp. 112, :duepunti (2011)

("Oggi e dopodomani" segna l'atteso ritorno nelle librerie italiane di uno dei massimi esponenti della grande letteratura contemporanea, apprezzato per la sua scrittura brillante, capace di abbinare l'umorismo più tagliente a riflessioni profonde e mai banali. Così Ourednik si cimenta con il tema chiave del nostro tempo, la fine del mondo, interrogando ed esorcizzando le paure e i desideri di cinque personaggi, che sono come altrettanti piccoli universi giunti a una svolta decisiva, e regalandoci una nuova esperienza di lettura fuori dall'ordinario).

 

Martin Heidegger, Identità e differenza, pp. 101, Adelphi (2009)

("Quando il pensiero, chiamato da una questione, la segue, durante il cammino può accadergli di mutare. Per questo è consigliabile, qui di seguito, prestare attenzione alla via, e meno al contenuto ". Con queste parole si apre il primo dei testi raccolti in "Identità e differenza", preziose testimonianze di due conferenze, tenute nel 1957, in cui Heidegger da alla propria speculazione una forma meno didattica che nei corsi universitari, ma anche meno esoterica che nei trattati. Nel celebre "II principio d'identità", quello che viene "indicato "è l'opportunità di "staccarsi dall'atteggiamento del pensiero rappresentativo", compiendo un "salto" al di fuori del principio d'identità e della metafisica che su di esso si fonda per lanciarsi nell'abisso dell'Evento, in cui uomo ed essere co-appartengono. In "La struttura onto-teo-logica della metafisica", che riproduce in forma rielaborata un'esercitazione seminariale, in un serrato colloquio con Hegel, ed "esperendo nella loro autentica importanza termini usurati come "ontologia" e "teologia", Heidegger esorta a fare il "passo indietro" che "ci trasferisca dalla metafisica all'essenza della metafisica". Un passo indietro che preparerebbe quel contro-movimento di pensiero in grado di sottrarre l'uomo al nichilismo della tecnica).

 

Julio Cortázar, Fine del gioco, pp. 112, Einaudi (2008)

("A volte lo scrittore di racconti sceglie, e altre volte sente come se il tema gli si imponesse in modo irresistibile, lo spingesse a scriverlo. Nel mio caso, la maggior parte dei racconti sono stati scritti - come dire - al margine della mia volontà, al di sopra o al di sotto della mia coscienza raziocinante, come se io non fossi altro che un medium attraverso il quale passasse e si manifestasse una forza estranea" (Julio Cortázar). Il volume presenta la raccolta di racconti pubblicata dallo scrittore negli anni Cinquanta).