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5 classici da ripescare: Giugno 2012

5 classici da ripescare Secondo Italo Calvino, classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo...» e mai «Sto leggendo...». quindi, se li avete già letti, non storcete il naso in segno di superiorità: rileggeteli. Se invece li avete già riletti, allora ricordatevi di quello che dicevano, perché un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

 

_Il sottotenente Gustl, Arthur Schnitzler (1901)

(Offeso dalle rudi parole di un fornaio, Gustl pensa al suicidio come gesto d'onore, ma alla morte improvvisa del rivale tornerà con gioia sulla sua decisione. In una sorta di reportage psicologico di assoluta modernità, Schnitzler mette a nudo l'anima di un personaggio tragicomico, vile e meschino, che riflette in sé la decadenza della società borghese, lo smarrimento e il senso di morte della Vienna fin-de-siècle. Per questo racconto, pubblicato in rivista nel dicembre 1990, l'autore fu privato del grado di medico militare con l'accusa di aver "infamato il prestigio dell'esercito austro-ungarico")

 

_Il padrino, Mario Puzo (1969)

(Apparso nel 1969 con un successo senza precedenti, questo romanzo continua a rappresentare il mondo della mafia italo-americana. I legami della "famiglia", i rituali del "rispetto", gli intrecci tra potere politico e malavita, gli spietati regolamenti di conti, la vita quotidiana dei boss e dei loro sicari, la capillare organizzazione degli affari illeciti, gli amori, le vendette, i matrimoni, i funerali. Il quadro incredibilmente autentico e agghiacciante dei metodi della mafia, delle sue alleanze e connivenze, dei delitti e delle lotte intestine)

 

_Il Maestro e Margherita, Michail Afanasievi Bulgakov (1966)

(“Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione". Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni '30 arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici)

 

_La bestia umana, Émile Zola (1890)

(“La bestia umana” è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel 1890, diciassettesimo del ciclo de I Rougon-Macquart. Ambientato tra Parigi e Le Havre, è un romanzo tipico del Naturalismo e del XIX secolo dall'atmosfera particolarmente pessimista e nera. È un'opera inquietante, terribilmente pagana, un'epica perfettamente riuscita nella quale il protagonista, il treno, trascende anche il ruolo di testimone e di censore, per assurgere a quello di agente, e come tale regge il carico di simbolo nella storia. È anche un'opera dove ci sono più omicidi, morti, suicidi, catastrofi ferroviarie, ma che allo stesso tempo descrive in dettaglio la vita quotidiana di diversi impiegati di tutti livelli delle ferrovie)

 

_Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Luigi Pirandello (1916)

(Nel romanzo si dipanano tutta una serie di riflessioni sull'inutilità della vita nell'era della macchina: l'esistenza viene presentata come una corsa, tutto è all'insegna della fretta, non c'è tempo per riflettere neanche sul significato della morte. La meccanizzazione ha tolto la possibilità di dare un senso al fluire della vita: è questo il significato dell'afasia (mutismo) di cui rimane vittima Serafino Gubbio a causa dello shock per aver assistito all'orribile spettacolo dell'uomo sbranato da una tigre mentre continuava a riprendere la scena. L'afasia è dunque la metafora dell'alienazione dell'artista e della riduzione dell'uomo a macchina)