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Psychofagist: "Il Secondo Tragico"

  • Scritto da Orasputin

psichofagistI sentieri della tortura musicale Psychofagist è sinonimo di sperimentazione, follia e mostruosità. Tradotto alla lettera significa radere al suolo 30 anni di metal per riedificarlo attraverso partiture jazz core, agevolati da un’ attitudine assolutamente fuori da ogni schema e un assortimento di materiale altamente radioattivo a disposizione. Ne vengono fuori edifici che hanno già smarrito qualsiasi attributo di bellezza, linearità e regolarità. Edifici mostruosi in tempo di guerra, che riemergono come totem spigolosi e appuntiti. Un arma cancerogena che ti perfora le costole, questa è la “musica” degli Psychofagist. Pugno in faccia che hai deciso di beccarti una sola volta nella vita.

Le influenze spaziano dai pericolosi Dying Fetus alla contaminazione avanguardistica in stile John Zorn, per approdare a momenti concepiti come un conturbante anello di congiunzione tra il Nick Cave degli abissi e il Mike Patton sponda indipendente, senza trascurare la suggestione degli inarrivabili Dillinger Escape Plan. E’ il caso dell’eccitante “Corpuscles”, un mid tempo dai toni lisergici e sofferenti, con il sax di Luca Tommaso Mai che pare sbucato direttamente da quella cappa cinematografica fumante nota come “Il Cielo Sopra Berlino”. E’ una traccia che farebbe automaticamente la gioia di Blixa Bargeld e tutta la scena dark berlinese, sorta di versione rimodellata di qualche tenebroso passaggio dei primissimi Korn. Tutte le altre tracce, ad eccezione della zorniana “Biodegradazioni”, hanno lo stesso effetto di un branco di pirahna pronto a spolparti in pochissimi minuti. Indiscutibile la tecnica della band; “Tema: Collasso”, per quanto chirurgica, si presenta come corpo gassoso che ti paralizza in un attimo le vie respiratorie.

Con i suoi attacchi fulminanti, il sax baritorno dello storico membro degli Zu pare l’uccello del malaugurio: ti gracchia nelle orecchie a volumi esagerati. L’unico lampo sfacciatamente ironico del disco è in sintonia coi primi 50 secondi di “Defragmentation Rotunda”, una divertente gara di growl in un ipotetico Gira La Ruota dove i concorrenti sono musicisti death metal. Ma gli Psychofagist sono anche una band che riesce a prendersi estremamente sul serio (hanno aperto per ensamble come Brutal Truth, Aborted ed Extreme Noise Terror, tutta gente uscita da seminari ecclesiastici). A testimoniarlo, un incipit che non lascia scampo: “Opziona il tuo status, uomo, merda o carcassa stesa al sole. Estati del nostro stesso annichilimento. Ci si presenti al medesimo fieri e sorridenti”.

E’ un tributo natalizio coraggioso quello che dedichiamo ai nostrani Psychofagist. Per frantumare definitivamente il tabù che a Natale bisogna apparire necessariamente più buoni quando, invece, si dovrebbe distruggere (culturalmente) tutto ciò che ci circonda.

Sono i collegamenti malsani che un disco come “Il Secondo Tragico” accende nella nostra memoria. Per adesso ci lecchiamo una ferita sanguinosa e lancinante.

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Adesso vi chiederete? Perché un'altra recensione, ad opera tra l’altro dello stesso recensore? La storia è semplice: mentre pensavo di averne smarrita una, ne stavo già scrivendo un altra. Poi da un angolo remoto mi rispunta la prima ma nel frattempo ho già completato la seconda. E adesso tocca a voi sorbirvele tutt'e due, anzi, già che vi trovate, votate pure la più bella. Preferite il ritmo lento e ragionato della prima o la cadenza frenetica e nervosa della seconda? Ah dimenticavo, c’è sempre il caso che vi facciano cagare entrambe A voi l’ardua sentenza.

Questa volta il sax di Luca Mai pare l’uccello del malaugurio pronto a gracchiarti nelle orecchie. Vertigini, allucinazioni e claustrofobia le sensazioni che accompagnano l’ascoltatore in questo viaggio di distruzione musicale, dove la lezione del metal viene resettata da piccoli Terminator identificabili come punto di arrivo tra l’improvvisazione malatissima di scuola John Zorn e l’insonorizzazione devastante degli incredibili Dillinger Escape Plan. Se poi ci filtriamo pure una bella dose di dark claustrofobico, allora i giochi sono fatti, e la falciatrice del male può iniziare a mietere vittime.

Esempio clamoroso è la schizzatissima “Corpuscles”, cantilena sfigurata sul viso da un’esplosione nucleare, sottofondo di una Berlino futuristica che piacerebbe tanto a Blixa Bargeld, con gli Psychofagist a vestire i panni dei Crime And The City Solution con le borchie e i capelli lunghi. Composta pur sempre da esseri umani, la band romana gioca anche la carta del sarcasmo. E’ il caso dei 50 secondi iniziali di “Defragmentation Rotunda”, praticamente un episodio di Gira La Ruota con protagonisti una combriccola di stakanovisti del death metal. “Il Secondo Tragico” è un disco che puzza di plastica bruciata, sbatti la testa e al risveglio non ricordi più nulla. La struttura un palazzo fatiscente con cumuli di gente ammazzata all’interno.

Lo scenario quello di un far west tetro e minimale, dove stupri e scorribande sono dettati da raffiche di blast beat e repentine inversioni di rotta, come un esercito di velocissimi zombie capitanato da chitarre brutal, slappate di basso e improvvisazioni free jazz. Quella degli Psychofagist è anche una cooperativa dove ogni socio deve fornire il proprio contributo. Troppo facile identificare il risultato come uno dei più furiosi in circolazione quando l’imprevedibilità è di casa e la tecnica la prerogativa fondamentale. “Tema: Collaso” è un presagio illuminante.

Il monito iniziale di “Uomo O Merda” non cede alle mezze interpretazioni: “Opziona il tuo status, uomo, merda o carcassa stesa al sole. Estasi del nostro stesso annichilimento, ci si presenti al medesimo fieri e sorridenti”. Ascoltando “Il Secondo Tragico” con l’intenzione di buttare giù due righe, il rischio è che persino le nostre parole possano uscirne sconnesse, confuse e senza le basi di un discorso logico. Nel frattempo continuiamo a tamponare gli zampilli di una ferita profonda e sanguinante.

Voto: 7

 

Info:

Subordinate, 2009

Jazz Grind

 

Tracklist:

01. Uomo O Merda

02. Tema: Collasso

03. Untitled (Black On Grey 69/70)

04. Nouvelle De Spasticitè & Èpilepsie

05. Defragmentation Rotunda

06. Il Secondo Tragico (video)

07. Corpuscles

08. Pithecanthropus Sapiens Sapiens

09. Biodegradazioni

10. Free-Non-Jazz Powerviolence Sonat