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Massimo Volume: "Cattive Abitudini"

massimo volume11 Anni di Cattive Abitudini

I Massimo Volume sono tornati, e con loro è tornato anche l'ultimo vero poeta italiano: Emidio "Mimì" Clementi. E’ questo 2010 l’anno del Signore scelto per il ritorno in studio di uno dei più grandi gruppi italiani del secolo scorso: dopo il deludente epilogo di “Club Privè”, col conseguente (e inevitabile) scioglimento del gruppo, i Massimo Volume di Emidio Clementi tornano 11 anni dopo sotto l’etichetta italiana più attiva del momento, la Tempesta Dischi, con “Cattive Abitudini”, nei negozi di dischi dal 15 Ottobre. I Massimo Volume avevano consegnato alla storia della musica italiana un trittico di capolavori che li avevano collocati come gruppo-cardine di tutti gli anni 90 made in Italy: con “Stanze”-“Lungo i Bordi”-“Da Qui” il gruppo emiliano, nell’arco di 6 anni, aveva fatto nascere, crescere e morire un genere molto personale, che potremmo definire “post-rock italiano”.

Inutile, quindi, pretendere troppo dal loro (in ogni caso) graditissimo ritorno. “Cattive Abitudini” è senza ombra di dubbio il disco italiano più atteso dell’anno, le aspettative erano tantissime, così come la paura di assistere ad un ritorno che macchiasse il grandioso passato del gruppo. Ma sin dalla prima traccia, i Massimo Volume possono dire di esser tornati: al poeta statunitense Robert Lowell è dedicato il primo pezzo, come fu per Emanuel Carnevali in “Lungo i Bordi” (nel brano d'apertura "Il primo Dio"), un pezzo che narra del ritorno effettivo dei Massimo Volume (“Chi l’avrebbe mai detto di ritrovarci qui/giugno 2010/in un pomeriggio di sole/seduti di fronte alle nostre parole”). Emidio non fa sconti nei suoi testi: tramite l’abituale modo diretto di narrare le banalità, le cose normali di una vita spesa a conoscere la solitudine, l’alienazione (“Dimentichiamo tutto questo/l’insormontabile scarto che fissa il prezzo della nostra libertà/e continuiamo ad andare”), gli insetti e i peli di cazzo che facevano parte di un presente oscuro, adesso sono chiusi nel dimenticatoio assieme a delle foto ingiallite senza importanza. E’ l’apoteosi del passato, un inizio diretto, atto a riprendere un discorso interrotto in maniera traumatica con “Club Privè”.

E’ “Robert Powell” probabilmente il pezzo emblema di “Cattive Abitudini”. Ma l’album è un continuo cerimoniale di Emidio Clementi al tempo, al passato. Testi meno diretti rispetto al passato, più criptici, si mischiano alle canoniche narrazioni tout court. La successiva “Coney Island” é un brano sommesso, con un incipit alla Mogwai, ancora una disamina del tempo, che colpisce nel profondo (“Lo senti questo suono? /E’ il lamento del tempo/o una nota rubata/nella casa del sogno”). La sezione strumentale è perfetta per incedere monotematico, carico di pathos, sino all’esplosione finale che ricorda una certa wave attuale. Arriva dopo l’incipit in controtempo de “Le nostre Ore contate”, che sembra omaggiare i migliori Talk Talk, per poi esplodere sugli emozionanti versi di Mimi: “E poi ci ritroviamo/divisi da nuova alleanze/senza più nulla da nascondere/solo più accorti nel mostrare i punti dove la vita ristagna/le cattive abitudini/quasi sempre appagate”.

Il trittico iniziale colpisce in maniera decisa, senza fronzoli, mostrando un gruppo maturo, con grandi idee, e con testi che il più delle volte predominano sulla bellezza degli arrangiamenti per quanto sono profondi. Ma è con “Litio” che i Massimo Volume mostrano una potenza emotiva davvero rara: il “De Niro allucinato”, personaggio della vasta galleria di Clementi, da Leo ad Alessandro, è descritto con lucida cattiveria. La sezione strumentale è perfetta per rabbia, calibrata alle esigenze della narrazione (“In corridoio ho scritto una frase che so ripetere/ma non riesco a ricordare”). “Litio” si rivelerà il miglior pezzo di “Cattive Abitudini”, perché, ahimè, proprio dalla successiva “Tra la Sabbia dell’Oceano” comincia il lento, lieve, ma inesorabile declino del quinto album dei Massimo Volume. Gli accompagnamenti perdono man mano mordente, con il regolare incupirsi dei testi. Arpeggi rarefatti si poggiano su una sezione ritmica stanca, che ripete spesso la stessa struttura.

Il sommesso parlato di “Avevi fretta di andartene” accompagna una sezione musicale banale, la velata vena dark di “Invito al Massacro” mostra un Emidio Clementi sempre più padrone dei testi, una metabolizzazione morbosa delle proprie esperienze, ma ancora una volta il testo sovrasta un accompagnamento che sembra privo di idee rilevanti. Fa eccezione l’accattivante riff di “La Bellezza violata”, forse il primo pezzo in assoluto del gruppo che vira decisamente sul pop, consegnandoci un brano che, nonostante il recitato, non sfigurerebbe in una programmazione radiofonica.

“Mi piacerebbe ogni tanto averti qui” riprende il discorso fatto già in precedenza con “Avevi fretta di andartene”, ma per fortuna arriva una scossa elettrica di rara potenza: “Fausto”, pezzo simile per attitudine a “Litio” (“Scuoti i tuoi angeli drogati, Fausto!”) che chissà, forse è dedicata proprio al grande Faust’o, con cui i Massimo Volume hanno collaborato per “Lungo i Bordi”. “Fausto” testimonia di come la sezione musicale, se estremizzata, offre grandi accompagnamenti su cui Emidio Clementi sguazza nella sua rabbia repressa, il passato fugaziano ritorna prepotentemente come una scheggia, sui ricordi di “Ororo”. Il piccolo gioiello “Via Vasco Da Gama” intona una ballata proto-post rock, in cui le visioni apocalittiche di Emidio Clementi trovano degna traduzione in musica. A terminare “Cattive Abitudini”, una parente lontana di “Stagioni” e “Ravenna”, la ripetitiva “In un Mondo dopo il Mondo”, con l’abituale incedere regolare. Registrato tutto in presa diretta sulle rive del Po, “Cattive Abitudini” ha messo in luce due elementi precisi: il talento di Emidio Clementi, uno degli ultimi poeti della musica rock (e dell’Italia intera), con i suoi testi mai banali, che si lasciano seguire con facilità anche dall'ascoltatore più distratto, che affascinano e colpiscono sempre, ma dall’altra parte denota anche una sezione musicale povera di idee, che riesce a consegnare 5 grandi pezzi su 11, più una manciata di spunti apprezzabili. Il resto dell’album, chi più chi meno, sembra insistere troppo su una vena vagamente dream-rock (ma potremo definirla paradossalmente “nightmare-rock"), necessaria per accompagnare un Clementi principe incontrastato del gruppo, ma al tempo stesso che sminuisce il gigantesco talento dei musicisti.

Al gruppo storico (Mimì al basso e recitato, Egle Sommacal alla chitarra e Vittoria Burattini alla batteria) si è aggiunto il talentuoso chitarrista Stefano Pilia, attivo col gruppo dal 2008 in alcuni live. Le influenze principali sono note: Slint, Talk Talk, Mogwai, i Fugazi solo accennati, e ci viene da aggiungere purtroppo, perché è proprio in questi casi che i Massimo Volume danno il meglio di loro (“Litio” e “Fausto”).

“Cattive Abitudini” è un bel ritorno, a metà strada, come sintesi musicale, fra “Lungo i Bordi” e “Da Qui”. Non è un ritorno folgorante, ma sotto un certo punto di vista poco importa: i Massimo Volume sono tornati a narrarci storie, a raccontarci di noi stessi. E’ questa la cosa più importante.

By MarPlace

Voto: 6,5

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Sono tornate le storie. Le storie che fanno la storia.

by Zellux

Partiamo dalla fine. Di dischi così belli non se ne sentono tanti. A undici anni da “Club Privè”, ecco un nuovo capitolo della creatura parlante Massimo Volume. E la storia continua, e quella che continua è una storia che è fatta di storie, parole sopra note e note sopra parole, oggi come undici anni fa. Non saprei dirvi se “Cattive Abitudini” sia il disco migliore dei Massimo Volume, fatto sta che è un disco magnifico, enorme nel suo nutrirsi del piccolo. Le piccole cose, per dirla (non a caso) con Lowell: il “nostro monotono sublime”. Quando anche la quotidianità, anche il tedio, sono una scoperta.

È da questa consapevolezza che nascono le dodici storie di “Cattive Abitudini”. Storie che hanno nomi, così come i luoghi, i tempi e le persone hanno nomi. “Chi l'avrebbe mai detto di ritrovarci qui, giugno 2010 in un pomeriggio di pioggia e di sole seduti di fronte alle nostre parole?” si chiede Clementi nel brano di apertura intitolato, guarda caso, “Robert Lowell”. Evviva la sincerità. Qui non si parla di fuoco, non di sofferenza, non si tira in ballo la tanto inflazionata urgenza. Qui si raccontano storie, e basta. E basta, fidatevi. La malinconia e i ricordi offuscati di “Coney Island”, lo struggente delirio balneare di “Tra la Sabbia dell’Oceano”, il post-punk e gli angeli drogati di “Fausto” (Faust’o), sono alcuni dei momenti migliori del disco; così come il singolo “Litio” e la splendida “Le Nostre Ore Contate”, in bilico tra voglia di rimettersi in discussione e un declino sgargiante quanto inevitabile.

Un piccolo capolavoro di poesia e musica, questo è “Cattive Abitudini”. Una dozzina di canzoni non cantate ma canzoni, compiute, malinconiche e crepuscolari. La formula dei Massimo Volume è la stessa degli esordi: la voce di Emidio Clementi a narrare e declamare e un tappeto sonoro che oscilla tra il noise e il post-rock, tra ritmiche martellanti e chitarre disegnate, stratificate. Sonic Youth, Fugazi, Mogwai, o per restare in Italia, Giardini di Mirò e Marlene Kuntz i riferimenti musicali. Ma sono solo riferimenti. I Massimo Volume li riconosci subito, e quello che potrebbe apparire un adagiarsi su una formula è in realtà il consolidamento di questa formula, che è la loro e a loro deve tutto. Questo sono i Massimo Volume: poesie da ascoltare, da divorare, da guardare.

“La musica e le parole prendono il sopravvento sulle intenzioni, seguono una strada tutta loro, affascinante e rischiosa, lasciandoci ogni volta nel dubbio che ciò che siamo riusciti a dire fosse ciò che avevamo da dire” confessa Mimì.

Che meraviglia, evviva la sincerità.

Voto: 7,5

 

Info:

Tempesta Dischi, 2010

Rock / Post Rock

 

Tracklist

01. Robert Powell

02. Coney Island

03. Le nostre Ore contate

04. Litio

05. Tra la Sabbia dell'Oceano

06. Avevi Fretta di andartene

07. La Bellezza violata

08. Invito al Massacro

09. Mi piacerebbe ogni tanto averti Qui

10. Fausto

11. Via Vasco Da Gama

12. In un Mondo dopo il Mondo