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Marta sui Tubi: "Sushi & Coca"

marta sui tubiMilano, il Sushi, la Coca

Il terzo album dei Marta sui Tubi riesce a divertire e a commuovere, fra tanti alti e qualche basso. I Marta sui Tubi sono probabilmente uno dei (pochi) complessi che meritano di essere costantemente seguiti nell’agognato mondo dell’indie italiano.

In tempi come questi, in cui i Massimo Volume sono un lontano ricordo, gli Afterhours sembrano non riuscire a riprendersi da una certa crisi creativa che dura ormai da un bel po’ di annetti, e in cui i Marlene Kuntz non si decidono a fare il salto di qualità, il gruppo di Gulino e soci rappresenta un divertente ma allo stesso tempo profondo escursus musicale fra questo o quel capolavoro che ascolta chi, per sua nobile fortuna, non digerisce tutto quel sudiciume italiano dalla personalissima concezione del rock che passa nostro malgrado l’impero radiofonico nostrano.

 

Ad di là di facili ironie sul nome del gruppo (peraltro veritiere), in origine i Marta sui Tubi erano un duetto (Giovanni Gulino con la sua portentosa voce e Carmelo Pipitone con la sua irriverente tecnica chitarrista), e pubblicano il primo album per la Electric Circus nel 2003 da quasi perfetti sconosciuti, quel “Muscoli e Dei” che verrà riconosciuto da quasi tutta la critica del settore come un piccolo gioiello (oltre che a vincere svariati premi), in cui svettano singoli come la bellissima e dolcissima “Vecchi Difetti” (la loro prima hit) e la straniante “Post“.

Preso atto del loro talento, nel 2005 pubblicano “C’è Gente che deve dormire” con l’aggiunta dell’ottimo batterista Ivan Paolini, e riescono nella non facile impresa di confermarsi pur non stagnando sui topoi musicali che avevano già abbondamente affrontato nel disco d’esordio. Altri singoli-gioiello sono “Perchè non pesi Niente“e la straziante “L’Abbandono“, che rivelano (o sarebbe meglio dire confermano) una verve creativa in alcuni casi fuori dall’ordinario. Ma qualcuno ha detto che la vera conferma per un gruppo è il terzo album, e nel 2008 arriva questo “Sushi & Coca“, album prodotto dagli stessi Marta sui Tubi (che nel frattempo hanno aperto la loro etichetta, la Tamburi usati), che vede un’ennesima new entry, l’altrettanto ottimo tastierista Paolo Pischedda, un disco atteso e che ha solo parzialmente confermato quanto di buono avevano fatto nei loro precedenti lavori.

Prendendo come assodate le controindicazioni che ha innate la musica che i Marta sui Tubi suonano, il gruppo pianta un paletto solo di poco più avanti rispetto a dove il loro sound si era fermato. In qualche intervista si può leggere come la loro musica venga spesso etichettata come musica eccessivamente deprimente, troppo intimista (come se questo fosse un difetto), e forse queste “critiche” (se così si possono definire) hanno avuto il loro impatto sulla genesi di quest’album. Estremizzando sia il loro suono che la loro linguistica, i Marta sui Tubi riescono nell’intento di offrire a chi ascolta “Sushi & Coca” un album divertente ma mai banale, dove si passa dal folk melodico di “La Spesa” alle schitarrate nu-metal di “L’unica Cosa“, dal cantautorato di qualità di “Lauto Ritratto“ al psych-folk di “Cinestetica“. Il materiale abbonda, così come la diversità dei brani, ma si nota una certa calo di qualità nei testi e anche qualche scelta musicale non proprio azzeccata, a cominciare dalla già citata “L’unica Cosa“, brano veramente debole rispetto allo standard qualitativo dell’album e, in generale, della storia musicale del gruppo. Unendo un testo di una banalità sconcertante ad un accompagnamento musicale consono alla stessa banalità del testo, i Marta sui Tubi raggiungono forse il livello più basso della loro produzione, il classico pezzo che si salta sempre quando si ascolta un determinato album.

Anche la title track suscita qualche perplessità: “Sushi & Coca” è interamente dedicata alla loro Milano (la città che li ha adottati come musicisti), una critica sferzante e atonale, dove non c’è praticamente trama vocale, un continuo trip oscuro e lugubre non del tutto riuscito (ma qui siamo già su territori più soggettivi rispetto all’imbarazzante episodio di “L’unica Cosa“). Ma l’album non è assolutamente solo questo: dopo il primo pezzo, “Arco e Sandali” (che funge da introduzione), arriva quel travaglio sonoro di “Cinestetica“, pezzo riuscito, accompagnato da un testo non banale, ma volutamente banalizzato (due concetti ben diversi). Ma sono soprattutto la stupenda ballata “Lauto Ritratto” e il collage riuscitissimo di “Dominique (Canzone di Gelosia)” probabilmente i migliori episodi dell’album. La prima ha un inizio spiazzante, avvalorato da un testo stupendo e da un’accompagnamento dolce ma nervoso, la seconda è un vero e proprio collage di generi fra i più disparati, dal pop al metal, dal psych folk al cabaret anni ‘50, fino a toccare addirittura per alcuni secondi anche dei fraseggi alla King Crimson, il tutto accompagnato dal solito testo delirante e più incazzato che mai.

C’è spazio anche per un coro di bambini nell’altrettanto splendida “Non lo sanno”, sferzate pop di qualità come “L’Aria intorno“, “Pensieri a Sonagli” e “La Spesa“, e tremende esursioni psichiche come “Dio come sta?” (che racchiude un accattivante ritornello) e “Licantropo“. Insomma, con i Marta sui Tubi di sicuro non ci si annoia. Proprietari di un bagaglio musico-strumentale assai vasto ma che non perde mai la propria identità, e un cantato vorticoso, che racchiude veri e propri sciogli-lingua il più delle volte incomprensibili per l’ascoltatore (che ricordano certe volte i System of a Down), il complesso riesce sempre a sorprendere, a tenere alta l’attenzione. Veri artisti nello sfasciare in malo mado qualsiasi melodia che risulti azzeccata, i Marta sui Tubi sono sicuramente fra i musicisti più coraggiosi e innovativi che l’Italia possiede attualmente (assieme agli Offlaga Disco Pax), a priori che si parli di musica indie o meno.

E in tempi come questi, con l’esplosione di gruppi “rock” macina-classifiche e con l’ancor peggiore esplosione del fenomeno X-Factor, i Marta sui Tubi rappresentano una boccata di ossigeno più che mai vitale e necessaria per un panorama musicale italiano che sta veramente andando alla deriva più totale.

Voto: 7

 

Info:

Tamburi Usati, 2008

Indie Pop, Rock

 

Tracklist

01. Arco e Sandali

02. Cinestetica

03. La Spesa

04. Non lo sanno

05. Dio Come Sta?

06. Lauto Ritratto

07. L’unica Cosa

08. Dominique (Canzone di Gelosia)

09. L’Aria intorno

10. Licantropo

11. Sushi & Coca

12. Pensieri a Sonagli