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Small Giant: intervista

In occasione della pubblicazione di "Now We'Re Gone", album d'esordio prodotto dalla neonata etichetta Fairy Sisters, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Simone Stefanini, aka Small Giant, chitarrista dei Verily So reincarnatosi in veste solista.

Il suo è un lavoro particolarissimo e affascinante, caloroso omaggio ad un'epoca ormai andata sulla base di composizioni musicali in grado di togliere il fiato, musicalmente e nostalgicamente parlando.

La chiacchierata scorre che è una meraviglia. Il disco, semplicemente, spacca. Per non parlare dell'artwork, curata in ogni minimo dettaglio e pieno zeppo di riferimenti e citazioni.

Non ci resta che augurarvi buona lettura, e buon ascolto!

 

1. Ciao Simone, innanzitutto presentaci il progetto Small Giant.

Ciao a te! Il progetto Small Giant nasce come antidoto al mio passatismo. Essendo io un fanatico di un certo periodo storico, che poi è quello della mia adolescenza, ho deciso di scrivere pezzi per rendere tributo a tutta la musica che mi ha cresciuto, in modo da cristallizzarla in una registrazione e passare oltre. L'alias che mi sono scelto è autoironico, ma è anche alla base del concept: tutti gli adolescenti sono piccoli giganti, sempre inadeguati e mossi dall'istinto, a volte feroce.

 

2. "The Night Apollo Died": è tuo quel potentissimo tapping di chitarra sul finale?

Aahahah sì, è mio. Finalmente ho potuto dare un senso alle ore passate con la chitarra a fingermi Richie Sambora o Mick Mars in camerina. Benché il pezzo citi la drammatica fine di Apollo Creed in Rocky 4, l'assolo alla fine è una citazione della stupenda "Maniac" di Michael Sembello, tratta dall'ottimo "Flashdance". Non potevo farmi sfuggire l'occasione della vita, un' impennata trico-chitarristica che grazie alla fine in dissolvenza, dura in eterno!

 

3. Il disco, molto affascinante, mi ha riportato alla mente le atmosfere dei mitici Psychedelic Furs (quelli più romantici di cavalcate come "Heaven"), con riferimenti calibrati all'italo disco il tutto in un immaginario nostalgico e cinematografico, che flirta con "La Storia Infinita" e si purifica nelle cascate di "Twin Peaks". E qui veniamo al punto: John Neff, chitarrista dei Bluebob di David Lynch. Raccontaci com'è scattata la scintilla/collaborazione.

Sono molto felice degli accostamenti che ti sono venuti in mente! Ho conosciuto John Neff tramite un contatto comune virtuale. Sono un fan totale di David Lynch ed è stato molto emozionante poter collaborare con il suo tecnico del suono e bandmate. Qualche anno fa sarebbe dovuto uscire un ep di tributo a Twin Peaks. Con i Desing, la mia band di allora, avevo registrato due pezzi della colonna sonora e John con la sua band altri due. Per varie vicissitudini, non è (ancora) potuto uscire, quindi pubblicare un pezzo insieme è stata una soddisfazione ed un traguardo. Gli ho solo chiesto "chitarre alla "Go get some", il mio pezzo preferito dei Blue Bob, nella colonna sonora di Mulholland Drive. E' stato un regalo magnifico!

 

4. Come nascono i brani di "Now We'Re Gone"? Illustraci i vari passaggi.

Nascono molto semplicemente. Macbook, tastiera midi, una volta che il pezzo funziona, fantastico su cosa poterci aggiungere per completarlo. Grazie a queste fantasie ho potuto avere i contributi di un po' di amici che suonano in belle band, conosciute in giro a suonare, come Laura degli Starcontrol, Davide dei The Please, Stefania dei Talk To Me, Emanuele dei Bad Love Experience, Luigi egli Elara, oltre ai miei due bandmate nei Verily So, Marialaura e Luca. E' stato tutto un gioco, preso quindi molto seriamente. Il concetto è fondamentale per me: ogni pezzo paga tributo ad un mio personale Santo pagano. Ho sperimentato linguaggi musicali che non avevo mai preso in considerazione, è stata una bella prova.

 

5. Parlami dell'etichetta che lo produce, Fairy Sisters, specializzata in "dark dreamy materials".

Fairy Sister è un'etichetta che focalizza il proprio interesse sull'elettronica più o meno pop, oscura nella più larga accezione possibile del termine. Hanno esordito con il mio lavoro, penso proprio che ne sentiremo parlare bene in futuro.

 

6. Spazio nostalgia: elencami 5 capolavori cinematografici dal profondo del tuo cuore, legati ad un particolare momento (o periodo) della tua adolescenza.

Solo adolescenza dunque? Allora faccio il fondamentalista: Stand By Me, I Goonies, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, Breakfast Club, Morte a 33 Giri.

 

7. A proposito, se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?

Vorrei che fosse il Takeshi Kitano di L'estate di Kikujiro.

 

8. Spazio curiosità: a quando le prime apparizioni live?

Questo disco non è nato per essere portato in giro dal vivo, ma a seconda della domanda, potrei suonarlo fuori, magari con qualche ospite. Sto iniziando a pensarci ora e nel contempo mi sto dedicando alle preproduzioni per il nuovo album dei Verily So. Vedremo, l'idea mi inizia a stuzzicare.

(05/02/2013)