Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Intervista: Federico Doria

In occasione dell'uscita del doppio 45 giri digitale pubblicato in free download sulla propria pagina bandcamp, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Federico Doria (i più attenti lo ricorderanno con il moniker El Senor Pablo), cantautore siciliano trapiantato Roma che fa dell'indipendenza artistica e attitudinale il proprio credo e la propria arma vincente.

Sarebbe stato un vero peccato non approfondire. Buona lettura.

 

1. Ciao Federico, partiamo dal principio. Chi sei, cosa fai e da dove nasce quest'idea di pubblicare due 45 giri digitali a distanza ultra-ravvicinata?

Ciao Orazio, mi definisco un cantautore, per gli amici un "cantautore psichedelico“, ma ultimamente questa definizione mi sta stretta, quindi ti direi che scrivo cose. Aldilà del fantastico mondo della musica sto prendendo una laurea specialistica in psicologia clinica, ho 25 anni, vivo a Roma ma sono di Siculiana, paesino in prov. di Agrigento, più o meno dove San Michele Arcangelo ritrovò Fantozzi e gli annunciò di essere gravido. I due 45 giri digitali nascono dall’esigenza di rendere conto di alcuni passi del mio percorso musicale. Fin qui avevo pubblicato solamente un ep con il moniker El senor Pablo a inizio 2011, ma negli ultimi due anni ho scritto materiale sufficiente per almeno un paio di album, lavorando in maniera molto libera e fuori da schemi predefiniti, realizzando tutto ciò che mi passava per la testa. Ad un certo punto mi sono reso conto di avere molto materiale senza un apparente filo logico, a parte il fatto che sono comunque cose mie. A tutto ciò ho risposto cercando di sistematizzare il mio lavoro con l’idea tanto antica quanto al passo con i tempi del 45 giri, che mi permette di frammentarmi in tante piccole unità indipendenti e di presentare un lato di me più orecchiabile, una forma canzone più standard diciamo e un lato in cui do spazio a qualcosa di più sperimentale mantendo comunque un discorso musicale congruente tra lato A e lato B. Inoltre pubblicando a distanza ravvicinata posso mantere l’attenzione del pubblico con più continuità, sopperendo così un po‘ al deficit di non avere dietro un etichetta e un ufficio stampa che mi supportano. Non avendo per adesso restrizioni contrattuali sono totalmente libero di fare quello che voglio, più che seguire i tempi del mercato e delle campagne promozionali alla fine seguo i tempi della mia arte, insomma vado dove mi porta il cuore. Forse questa cosa è un suicidio dal punto di vista della visibilità, ma allo stesso tempo sto vivendo un periodo di creatività molto felice e prospero, ho in ballo varie collaborazioni, ho appena registrato la puntata zero dei live al Buco, uno spazio di condivisione musicale e culturale ideato da Paolo Indelicato (Marlowe) e entro l’estate penso di riuscire a pubblicare un ep split con i miei amici Le Bizzarre Avventure e un lavoro in lingua siciliana con sonorità dal respiro internazionale.

 

2. Qual il tuo punto di vista sull'autoproduzione musicale nell'era digitale?

L’autoproduzione è un’arma a doppio taglio, da un lato sicuramente c’è la totale libertà espressiva, viviamo un periodo in cui ognuno può dire la sua come, quando e quanto gli pare, ed escono fuori in continuazione cose belle e interessanti, basta saperle andare a cercare su internet. Dall’altro lato è diventato quasi impossibile che qualcuno investa su di te, cosa che ormai succede solo nel mainstream. Lavorare con le indipendenti spesso significa pagare anticipatamente i servizi che ti offrono, nessuno prende grossi rischi o fa grossi investimenti, nessuno alla fin fine scommette sul talento. Quindi chi non ha risorse economiche proprie può essere penalizzato o almeno rallentato nella crescita da questo sistema, chi le ha e soprattutto le sa utilizzare è sicuramentente più avvantaggiato.

 

3. E sul free download come arma per chi non ha nulla da perdere?

Il free download dal mio punto di vista non è semplicemente l’arma per chi non ha nulla da perdere, anche perchè tutti hanno qualcosa da perdere. Puoi mettere qualsiasi cosa in free download, nessuno te lo vieta, ma se poi il tuo materiale è una "cagata pazzesca“ qualcosa la perdi comunque, chiamala credibilità, reputazione, faccia e tutto ciò che ne consegue. Dal punto di vista di chi ha qualcosa da perdere, ovvero gli artisti "affermati“ , c’è da considerare che attualmente il concetto di "vendere musica“ per come l’abbiamo inteso fino ad oggi è in una profondissima crisi, inutile farti la spiega sul mondo di internet, se n'è parlato fin troppo, e credo semplicemente che bisogna trovare nuove soluzioni proponendo comunque prodotti di qualità. Ai fatti chi si lamenta del free download? Gente come i Metallica, che a quanto pare sono alla frutta. Senti mai i Radiohead lamentarsi? I dischi li mettono di loro spontanea volontà in free download e comunque vendono lo stesso, perchè? Perchè sono bravi, innovativi e coraggiosi.

 

4. Musicalmente passi con disinvoltura da Tom Waits ad Alberto Camerini. A chi ti ispiri per le tue musiche, e a chi per i tuoi testi? Hai fatto due "dischi" completamente diversi, per la risposta mi sa che ti devi sdoppiare.

Diciamo che i modelli a cui mi ispiro sono personaggi come Frank Zappa e De Andrè, dei pensatori liberi, capaci di andare aldilà di ogni barriera musicale, in continua ricerca di qualcosa di nuovo, modo di pensare che li ha portanti a migliorarsi sempre, tanto è vero che a mio parere i loro album più belli sono anche gli ultimi in ordine cronologico, ovvero "The Yellow Shark" e "Anime Salve". Di questo tipo di persone se ne trovano sempre poche, un altro che mi viene in mente e che ammiro moltissimo è Scott Walker. Detto questo credo quindi che non ci sia bisogno che mi sdoppi, riesco a trovare qualcosa di buono in tutto ciò che ascolto e che mi sembra fatto con amore e dedizione, sono permeabile a tutto. Cerco di essere sempre non-categorizzabile, odio le categorie, il dividere in compartimenti stagni, mi sembra che sia un sistema di sapere tutto occidentale che ormai non regge più, e questo non lo penso solo io, lo pensano anche i filosofi e gli studiosi di scienze sociali. Per quanto riguarda i testi invece spesso e volentieri sono rielaborazioni letterarie della mia vita, delle mie esperienze, con una cura millimetrica per il linguaggio. Posso riscrivere un testo anche venti volte prima della stesura definitiva e perderci intere settimane sopra, in qualche caso anche mesi. In questo forse sono molto più vicino alla letteratura che alla musica, quindi ti direi che mi ispiro a degli scrittori, Céline e Gabriel Garçia Marquez quelli che mi hanno influenzato più profondamente. Comunque l’artista a cui mi ispiro a livello di processo creativo non è nè un musicista nè uno scrittore, ma un pittore, Sebastian Matta. In generale scrivo e arrangio canzoni come se dipingessi.

 

5. Un artista internazionale con il quale ti piacerebbe collaborare.

Una tra Kate Bush e Feist. La Bush ha un’aura magica, è incredibile, un’artista esotica, aliena, eterea, distante da tutto e da tutti, praticamente unica. Di Feist che dire…è una dolcissima ragazza mora che scrive canzoni belle e semplici, ha una voce vellutata e suona una chitarra semiacustica rossa in un modo molto crudo e rockenroll…che cosa vuoi di più? Io sono totalmente invaghito di entrambe. Comunque farei un disco intero con Robyn Hitchcock, musicalmente la mia anima gemella.

 

6. Le band italiane che più ti hanno esaltato nel 2012 (motiva la tua scelta).

I Vadoinmessico, anche se non sono del tutto italiani, sono stati una bellissima sorpresa, la cosa più interessante dell’anno per quanto mi riguarda. Un’altra bella sorpresa sono stati i Chewingum. I Movie Star Junkies sono una riconferma, tra l’altro sembra che finalmente stanno avendo un po‘ di visibilità anche in Italia. Inoltre mi hanno impressionato molto i Guano Padano dal vivo, Asso Stefana è un chitarrista fantastico, e rimanendo sul capitolo live mi è piaciuto anche Colapesce. Tra i cantautori, quindi concentrandomi più sui contenuti, ho trovato molto interessanti i lavori di Edda, Alessandro Fiori, Dimartino e Alessandro Grazian. Per "apertura mentale“ comunque quest’anno vincono gli Honeybird & the birdies e gli Underdog.

 

7. Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?

Mi piacerebbe essere un personaggio felliniano vestito sempre bene e un po‘ fuori di testa, ma nella realtà sono un’amarissimo personaggio della Wertmuller, spogliato di alcuni concetti marxisti ormai obsoleti.