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Interview: STRi

  • Scritto da Massimo Piluso

stri intervista Sono passate poche settimane dall’uscita del loro debut album, e gli STRi sono pronti per il loro caldo tour, carichi di laptop, chitarre e campionamenti chillwave.

Prima di partire, il duo pesarese ci parla della scena elettronica italiana e della spaccatura rispetto al contesto internazionale. Solo su Osservatori Esterni.

 

1. La qualità della fruizione della musica è profondamente cambiata. Si ascolta sempre più roba ma dedicando sempre minor tempo e qualità d’ascolto, con device o tecnologia scadente. Il negozio di dischi come collante socio-musicale, come luogo di scontro creativo, come totem di alta qualità sonora, è stato spazzato via (o quasi) – come i mitici negozietti londinesi di Berwick street – dalle nuove piattaforme digitali. Cosa ne pensate? E quanto è importante per voi, se lo è o se lo è stato, un negozio di dischi per espandere ed affinare i vostri gusti musicali?

Nella nostra formazione musicale il negozio di dischi ha contato ben poco; non l'abbiamo visto mai come luogo di confronto musicale ma solo come un posto dove andavi ad acquistare quei pochi CD che non masterizzavi. Per noi la ricerca musicale è stata abbastanza lenta , più condizionata da quello che ti consigliavano gli amici e dai concerti che andavamo a vedere; poi quando abbiamo capito che la musica era una parte fondamentale della nostra vita, già esistevano le piattaforme per scaricare tutto gratuitamente, come Napster e Audiogalaxy. Da questo punto in poi ci siamo ritrovati in un mondo completamente nuovo e pieno di opportunità di scoperta, dove tutto era collegato, dove a volte la casualità ti portava a scoprire gruppi o generi che nemmeno potevi immaginare; alcune cose andavano solamente a riempire l'hard disk invece altre sono diventate fondamentali e ce ne siamo innamorati. Per noi il passaggio da CD ad mp3 è stato positivo, un'occasione di scoperta, malgrado venga considerato pericoloso e distruttivo verso la qualità della musica stessa. Tutte le innovazioni all'inizio possono produrre realizzazioni ingenue e sperimentali che solo le eccellenze riescono a codificare e portare ad alto ed altissimo livello. Al di fuori della musica anche altre arti digitali, come le arti visive, stanno vivendo un periodo di crescita, in alcuni casi hanno ancora bisogno di capirsi (come l'utilizzo del 3D), in altre l'opportunità del digitale ha creato un nuovo ed interessante stile di animazione come il visual mapping. Tornando alla musica l’era digitale ha fatto si che le correnti forti che determinano il mercato musicale dettino sempre meno legge sulla miriade di produzioni indipendenti che stanno nell’underground perchè la possibilità di auto prodursi senza dover rispondere a canoni già stabiliti è una realtà in espansione...poi bisogna capire ciò che è buono e ciò che non lo è.

 

2. Utilizzate parecchio i canali del web, spingendo molto verso l’utente finale e cercando di essere presenti nella jungla dei social media. È una strategia dettata principalmente dalla mancanza di costi? Avete pensato, almeno per un attimo, all’effetto di "Canyon" in vinile poggiato sul piatto?

Oggi il canale di diffusione più forte è indubbiamente internet con tutti i suoi socical network. Per noi il motivo di questa scelta non è tanto la mancanza di costi ma, visto che siamo una band emergente senza etichetta, è il metodo più efficace per arrivare all’orecchio di molte persone e per avere quindi la possibilità di fare concerti. La realtà dei concerti è quella a cui aspiriamo perchè è li che si ritorna al contatto con la gente, è li che condividi le tue emozioni con chi ti è venuto ad ascoltare...che poi alla fine riporta tutto sui social network! "Canyon" in vinile non ci è mai passato per la testa...forse in futuro.

 

3. Cosa ne pensate della carenza italiana di eventi (e di luoghi) importanti per la scena elettronica, che diano spazio ad un duo come gli STRi – salvo qualche eccezione come il roBot di Bologna, Nexttech di Firenze, o Dissonanze di Roma – e la conseguente discrepanza con eventi che si svolgono all’estero? Cosa impedisce la diffusione di una tale cultura forte a discapito di una massa di nicchie?

All’estero esistono festival come Tomorrowland, Exit e Melt dove ci sono artisti di punta accompagati da una miriade di artisti underground. Forse è proprio il fatto di non dividere il mainstream dall’underground che alimenta la curiosità e l’interesse di tutti verso tutto. Le realtà dei festival di musica elettronica italiani sono sicuramente molto interessanti ma riservate ad un pubblico ristretto e cultore del genere.

 

4. Parlando di musica elettronica in generale, si pensa subito a Berlino o Londra. Sembra quasi che chi vi passa riesca ad assumere quello status di artista di spessore. È quasi un percorso spirituale, una consacrazione e, in parte, una moda. Non esiste una Berlino italiana? Che idea vi siete fatti?

Non esistono in Italia veri e propri centri musicali, nessuno straniero si trasferisce da noi per far musica. In città come Londra e Berlino puoi trovare la possibilità di fare musica a tempo pieno, di confrontarti con tantissimi artisti. Se questa tappa ti può aiutare nella ricerca e nella crescita ben venga. Difendiamo la causa perchè a breve ci muoveremo verso Berlino per provare questa esperienza.

 

5. Adesso una domanda più tecnica, nonché una curiosità. In occasione della recensione di questi giorni dell’album Oxygene di J. M. Jarre su Osservatoriesterni, ho avuto modo di descrivere l’enorme quantità di strumenti analogici con cui aveva a che fare il visionario lionese. Anche voi siete immersi in qualche stanza traboccante di strumenti e tecnologia alla stregua di Jarre, tra software, amplificatori e synth?

Il nostro studio è molto minimale, potremo essere inseriti nella schiera di quegli artisti che fanno laptop music. Usiamo principalmente software, virtual instruments, registriamo chitarre, voce, alcuni synth e manipoliamo suoni estrapolati da brani già esistenti o rubati da youtube. Probabilmente l’analogico entrerà più fortemente nelle prossime produzioni, per ora ci siamo voluti testare in questo approccio semi digitale.

 

Per chi non l'avesse ancora scaricato, "Canyon" è disponibile in free download al seguente link.