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Interview: SLUMBERWOOD

slumberwood Quattro chiacchere con gli Slumberwood, collettivo veneto tra le realtà più sorprendenti nel campo della psichedelia contemporanea.

La risposta la trovate in“Anguane”, vero e proprio esemplare di progressismo lisergico destinato a fissarsi nella testa del sottoscritto per molto tempo.

Buona lettura!

 

1. Partiamo dal progetto Slumberwood: diteci chi siete, cosa fate e dove volete andare.

Slumberwood è il demone musicale che perturba un gruppo di amici cresciuti insieme in un quartiere di una città della provincia italiana, quadrante Nord-Est. Cerchiamo di permettere alla musica di tradurre le nostre esperienze, i nostri interessi, le passioni, le ossessioni, le paure, ciò che amiamo. Quanto al futuro, speriamo soltanto di poter continuare a farlo il più a lungo possibile. In termini più concreti, la musica davvero è centrale per tutti noi. Alcuni di noi hanno progetti solisti, altri suonano con Mamuthones, c'è chi suona come DJ sotto il moniker Psonic Psummer.

 

2. Il vostro nuovo album, “Anguane” , prende il nome da un mostro del folklore veneto. Come si lega alla vostra musica questo immaginario ancestrale?

Più che alla nostra musica in generale le anguane si legano molto al disco in questione. Fin dalle primissime bozze dei brani la musica è sembrata richiamare in maniera evidente una natura acquatica, salmastra e un'anima ambigua, allo stesso tempo stupita e quasi materna, ma anche paurosa, instabile, potenzialmente pericolosa. Ci siamo poi imbattutti quasi per caso nella figura delle anguane, sia per via di letture (ma anche film, vedi “The road to L.”) che tramite racconti di genitori e nonni. Ma anche la loro impressionante somiglianza con alcuni yokai giapponesi. Di conseguenza il titolo ci si è imposto e a sua volta ha influenzato lo sviluppo del disco.

 

3. Syd Barrett, i Residents, ma anche il prog e certo folk psichedelico, sono queste le influenze che saltano all'occhio. Cosa avete ascoltato e cosa vi ha influenzato nella genesi del disco?

Sappiamo che la risposta rischia di sembrare scontata, ma davvero ascoltiamo musica molto diversa da quanto poi suoniamo. Siamo stati molto più influenzati da altre cose. Film innanzitutto (“The road to L.”, “Dark Waters/Temnye Vody” di Mariano Baino, “Spirit of the Beehive”, “Frau Holle”, “La casa dalle finestre che ridono”, “Valerie and her week of wonders), e poi come detto poc'anzi, letture di fiabe e storie della tradizione veneta, i racconti dei nostri familiari più anziani. Di sicuro Barrett e i primi Pink Floyd, il folk in generale nelle sue miriadi di evoluzioni e mutazioni (da Donovan ai Comus, dagli Ash Ra Tempel agli Akron/Family) sono cose che ci piacciono e con le quali ci troviamo a quanto pare in sintonia. Ma questa sintonia non è cercata né tantomeno un modello di riferimento. Semplicemente a quanto pare riceviamo messaggi dalla stessa nave madre. Certo prog è saltato fuori come un fantasma inatteso durante una seduta spiritica e abbiamo deciso di dargli ospitalità.

 

4. Domanda d'obbligo: l'apporto di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle è stato fondamentale per il suono e le canzoni del disco. Parlatecene.

Abbiamo lavorato con Marco già con il precedente disco, “Yawling Night Songs”, ed è stato per noi naturale realizzare anche questo secondo lavoro nel suo Ectoplasmic Studio. Da un lato ci interessa molto il suo modo di lavorare "d'altri tempi": macchine analogiche, nastri, in un monastero del '200 in riva al Po. Dall'altra parte c'è una componente personale di stima e simpatia reciproca che ci ha permesso di coinvolgerlo nel nostro “mondo”. L'uso dello studio come strumento ci interessa molto. Il lavoro di registrazione per noi è molto creativo, ci piace sperimentare e provare diverse soluzioni. Ovviamente è necessario avere una persona che possa guidarci alla ricerca del suono che abbiamo in testa e Marco svolge perfettamente questo ruolo, grazie anche all'empatia che si è creata tra di noi.

 

5. Anguane è un disco vario ed eterogeneo, nessuna canzone è messa in secondo piano, a partire da 7th Moon of Mars passando da “Emerson Laura Palmer”e Everythig is Smiling, fino a Help me Grandpa, la Corsa del Lupo e la straniante cover di Mr sandman delle Chordettes. Come sono nati e cosa lega fra di loro questi pezzi?

Come accennavamo prima, questo disco è molto coeso. Fin da subito le canzoni hanno mostrato una spiccatissima impronta bagnata e limacciosa, per cui tutto il loro sviluppo successivo riflette questa loro parentela iniziale. Abbiamo introdotto anche un paio di brani precedenti (completamente ripensati) in quanto ci sembrava facessero parte del mosaico che si stava completando.

 

6. A partire dal precedente “Yawling Night Song” fino ad “ Anguane”, il filo conduttore è una psichedelia densa, quasi grottesca, un ibrido nato dalla commistione di suoni diversi tra loro, acustici elettrici e elettronici. Che cos'è per voi oggi la psichedelia e dove sta andando?

Fin da quand'eravamo davvero giovanissimi ci siamo interessati all'eletronica, anzi, al digitale proprio. Prima di Slumberwood abbiamo avuto un'esperienza come Talk Show Host, che in maniera naif ma decisa sembrava proporre una via “sporca” al glitch. Quindi per noi mescolare elettronica, strumenti acustici ed elettrici, rumori e suoni trovati è normalissimo: non ci consideriamo “sperimentali” o “avanguardistici”. Una delle nostre preoccupazioni principali è se e come sia possibile rimanere “selvatici” nell'era digitale, e questa ossessione è molto presente anche nella nostra musica. Per noi la psichedelia è la sensazione/esperienza/presentimento che oltre a noi e alla natura sia presente qualcos'altro e che quel qualcosa abbia molto a che fare colla musica.

 

7. I nomi che ricorrono quando si parla del collettivo Slumberwood sono gli stessi Jennifer Gentle e i Mamuthones (due di voi ne fanno parte), piccole istituzione del sottobosco psichedelico (e sperimentale) del Nord Est. Dateci un po 'di coordinate per farci un idea:band, etichette, luoghi …

Sicuramente il sottobosco psichedelico Veneto è molto attivo e ci sono molte realtà a cui si sentiamo vicini (anche se amiamo ripetere che la vicinanza e più di attitudine che di genere, o in altre parole non crediamo esista una “scena” psichedelica veneta). Un po' di coordinate (oltre ai già nominati Jennifer Gentle e Mamuthones): Father Murphy, Big Numbers, Squadra Omega, Boring Machines, Madcap Collective.

 

8. Personalmente non vedo l'ora di vedervi dal vivo. Qualche indiscrezione sul tour?

Le date del tour sono in via di definizione. Una cosa che possiamo anticipare è che un nostro concerto non contempla solamente la dimensiona sonora ma lavoriamo molto anche con l'aspetto visuale. Stefano, il nostro “videomaker”, è infatti dal principio un membro degli Slumberwood a tutti gli effetti, è con noi sul palco, in studio e in sala prove. L'unica differenza è che invece di suonare uno strumento suona la luce.

 

- Recensione "Anguane" (Osservatori Esterni)

- Streaming integrale (LetLoveGrowIt)