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Interview: Girless & The Orphan

  • Scritto da Orasputin

Girless & The Orphan intervista Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Girless & The Orphan, duo riminese dal futuro più che promettente. E' da poco uscito il loro EP d'esordio, "Same Names for Different Girls", accolto favorevolmente da critica e pubblico. Buona lettura e felice approfondimento.

 

- Tra Modest Mouse, Billy Corgan e Neutral Milk Hotel qual è, secondo voi, l'accostamento musicale più azzeccato?

Girless: Sono tutti accostamenti musicali che mi lusingano, soprattutto quelli con NMH e Modest Mouse: sono band che adoro e che ho sempre considerato speciali. A dire il vero, mi lasciano anche un po' spiazzato, perchè pur avendole sempre ascoltate e amate, non ho mai preso quelle band come fonte di ispirazione o comunque come modelli da cui prendere spunto. Gli Smashing Pumpkins devo ammettere di non averli mai ascoltati troppo. Di Billy Corgan, un giorno, potrei avere la pelata. Mi sono sempre ispirato ad artisti come Chuck Ragan, Frank Turner, Rocky Votolato, The Tallest Man On Earth, che credo si avvicinino maggiormente al nostro sound per certi aspetti, seppure io sia contento del fatto che siamo riusciti a dare un'impronta personale alla nostra musica. Da Isaac Brock ho forse preso in prestito lo stile nel cantare, ma anche in quello penso che lui rimanga inarrivabile.

The Orphan: Mah, dei tre quello che probabilmente ho ascoltato di più, pur non impazzendone, è stato Billy Corgan e il suo passato con gli Smashing Pumpkins, quando ancora poteva considerarsi un’artista e la musica che proponeva insieme ai suoi compagni di band era piacevole, ricercata e di qualità. Tuttavia ad oggi i miei punti di riferimento e le mie fonti di ispirazione, in senso strettamente compositorio, hanno direttrici diverse. Potrei citare anch'io Rocky Votolato, Frank Turner e Chuck Ragan, ma anche Bon Iver, City and Colour e Ingrid Michaelson, senza dimenticare l'immenso Nikola Sarcevic, cantante dei Millencolin, dall’attitudine punk rock e l’animo acustico: un po’ quello che è successo a Girless & The Orphan.

 

- Tecnicamente sembrate abbastanza preparati: costruite ottime melodie e il vostro songwriting è intenso, fluido e stagionato. Da quanto tempo strimpellate strumenti a corda?

Girless: Ho iniziato a fare musica da piccolo, suonavo il clarinetto ma non chiedetemi il perchè io lo avessi scelto perchè non me lo ricordo. Ho studiato anche solfeggio per anni, ma non mi son mai diplomato, perchè ero, e sono, incostante e non avevo, e non ho, molta voglia di studiare. Poi in terza media mi misi a suonare il basso per formare una band di cover dei Blink 182, da lì a qualche anno passai a strimpellare la chitarra acustica da solo, e a scrivere canzoni tremende, che poi penso si possa considerare come l'inizio di Girless. Nella mia vita ho suonato parecchi strumenti in parecchie band: per un annetto e mezzo suonai la batteria in un gruppo metalcore, ci chiamavamo Ibelievein e ci togliemmo qualche soddisfazione, come suonare con band quali La Quiete, Miles Apart, Forty Winks, Laghetto. So suonare un po' di strumenti, ma nessuno davvero bene. Sono un maniscalco. Tra i due, quello bravo è The Orphan.

The Orphan: Considerando i 31 anni ormai sul groppone, posso tranquillamente affermare di possedere una discreta padronanza dello strumento che, fortunatamente, non rimane fine a se stessa, anche grazie a chi i pezzi li scrive (Girless). Ho praticamente suonato o collaborato con un buon 80% delle band punk rock riminesi a cominciare dai Marsh Mallows, la realtà forse più conosciuta del panorama cittadino almeno per quanto riguarda il genere. A dire il vero prima che Girless mi proponesse questo progetto ero in un periodo di involuzione, annoiamento e tedio musicale; grazie a questi nuovi input è stato come rimettersi in discussione, approfondendo un genere tutto sommato nuovo, reinventandosi e ripartendo in qualche modo dalle origini, sia come approccio che come arrangiamenti. Niente più chiassosi compagni di band, amplificatori, batterie e quant’altro. Due teste, due chitarre, una voce.

 

- In attesa dei primi concerti, come imposterete la dimensione live?

Girless: Noi siamo nati come duo acustico e la maggior parte dei concerti manterrà questo assetto. Le canzoni del disco sono state riarrangiate e rese più complete, ci siamo divertiti a farlo, e una grossa mano ci è stata data da Andrea e Ivan, nostri produttori e capoccia della Stop Records, ma loro hanno altre band (Shelly Johnson Broke My Heart e Delay House, nostre compagne di label: ascoltatele, ne vale la pena) e impegni, e non possono diventare membri fissi della band, che comunque duo è nato e duo morirà. Sicuramente per qualche concerto particolare proporremo i pezzi nella versione del disco, con più strumenti rispetto a due misere chitarre acustiche. Ma cercheremo di non farvi rimpiangere le versioni del disco anche quando saremo solo Girless & The Orphan.

The Orphan: Per una realtà come quella di Girless & The Oprhan, la dimensione live è senza dubbio l'aspetto fondamentale e più soddisfacente; sudore, energia ed emozioni forti rimangono le fondamenta dei nostri show, sia nella veste più strettamente acustica sia nella versione elettrica / fuzz. E questo grazie anche Andrea e Ivan che ci hanno teso la mano prima in studio e poi sul palco permettendoci di interpretare e riarrangiare i brani anche in un'ottica più rock. L’attitudine rimane comunque sempre la stessa.

 

- Cosa ascoltano oggi Girless And The Orphan?

Girless: Come sempre, io cerco di ascoltare un po' di tutto. Sono nato col punk rock, e rimane il mio primo amore. Quest'anno ho apprezzato il nuovo disco dei Decemberists, che è un piccolo gioiello, oppure Strokes, National, Smart Cops, Gazebo Penguins, Frank Turner, per citare qualche ultima uscita. Ma alla fine sono un nostalgico, e la maggior parte del mio tempo la passo ascoltando gruppi seminali per la mia crescita musicale e personale: Jawbreaker (sopra tutti, considero Blake Schwarzenbach il più grande liricista di sempre), Refused, Get Up Kids, Hot Water Music, The Lawrence Arms, Vandals, Texas Is The Reason e qua mi vedo costretto a interrompere l'elenco perchè potrebbe risultare clamorosamente lungo e noioso.

The Orphan: Di Rocky Votolato non ne ho mai abbastanza, Frank Turner, ma anche roba un po’ più “eterea” tipo i talentuosissimi Lydia o gli Esley. Senza dimenticare ovviamente tutta la nuova scena punk-rock: Nothington, The Flatliners, The Gaslight Anthem, Banner Pilot e Set Your Goals.

 

- Sbaglio o in Italia la moda del fuzz-folk non ha ancora attecchito?

Girless: Probabilmente non attecchirà mai! Anche perchè sinceramente non ho ben capito nemmeno io cosa sia il fuzz-folk. La domanda più gettonata che mi viene posta da quando è uscito il disco è: "Ma che cazzo è il fuzz-folk?". Non so mica cosa rispondere. Seppur sia giusto avere una definizione, almeno a grandi linee, che possa indirizzare la gente che non ti conosce ad ascoltarti, non mi sono mai piaciute le etichette troppo ghettizzanti, che poi la gente vede gli artisti che ti vengono affiliati come simili, e ci rimane male se non ci assomigli. Quindi penso che i nostri produttori abbiano avuto una buona idea ad inventarsi un nuovo genere, sempre che se lo siano inventato loro e non l'abbiano scopiazzato in giro. C'è da dire che il folk acustico è un genere che sta prendendo abbastanza corpo anche nella scena indipendente italiana, e di ciò non posso che essere contento.

The Orphan: Partendo dalla premessa che ci siamo sempre sentiti un duo fondamentalmente acustico ma anche tanto folk, indie, rock, punk, abbiamo delle direttrici chiare e consolidate nella nostra musica e questo penso sia inevitabile, ma allo stesso tempo non ci sentiamo legati a doppio filo verso questa o quella direzione; andiamo dove ci pare e dove ci sembra giusto andare. Il termine fuzz-folk è stata una meravigliosa trovata pubblicitaria, le nostre interviste e le nostre recensioni vertono sempre su questo termine e la cosa ci diverte tantissimo. Penso comunque che i tempi siano ormai maturi per uno sdoganamento del genere acustico anche dalle nostre parti, dopo i pieni di vendite e successi registrati in tanti altri paesi.

 

- Progetti per il futuro e relative scadenze?

Girless: Intanto vedremo di girare un po' di città per concerti, abbiamo già qualche data e tante ne stiamo organizzando, quindi per quello vi invito ad andare sul nostro sito, www.girlessandtheorphan.tumblr.com, che teniamo costantemente aggiornato con i concerti futuri, e quest'estate cercheremo di farne il più possibile per supportare l'uscita del disco. Io poi personalmente ho anche un'altra uscita a cui tengo molto, ossia quella del nuovo disco dei Time To React, la mia band "vera" in cui suono il basso. Stiamo finendo di registrarlo in questo mese, quindi se mai voleste sentirlo, restate aggiornati per quando uscirà. Poi, se rimane tempo, mi garberebbe laurearmi prima dei 30 anni.

The Orphan: l’unica cosa che adesso veramente conta per noi è far conoscere la nostra musica il più possibile, dando dimostrazione che un buon prodotto può tranquillamente essere confezionato anche nel cortile di casa se accompagnato da buone idee, passione ed onestà. L’arrivo della bella stagione ci permetterà poi di suonare, suonare, suonare. Non sarebbe poi male entro fine anno ultimare una manciata di nuove canzoni, su cui stiamo lavorando, e registrarle. Abbiamo così tante cose da dire...

 

- "Same Names For Different Girls" è in download gratuito sul sito della vostra etichetta, la Stop! Records. Visti i tempi, non si tratta nemmeno di una scelta coraggiosa, bensì di una strada fondamentale, utile a diffondere il verbo (a maggior ragione quello di una "band emergente"). Come vanno "gli affari"? Si registrano parecchi download? C'è qualcuno che vi scrive per complimentarsi?

Girless: Come hai detto tu, ci è sembrata la scelta più ovvia che potessimo fare: sono sempre stato convinto che un vero musicista non debba guadagnarsi soldi (pochi) e rispetto solo tramite i dischi, bensì soprattutto dall'attività live. Noi mettiamo a disposizione il nostro disco per chiunque voglia usufruirne; se questo piacerà, magari quel chiunque verrà a un nostro concerto; e magari, sempre quel chiunque, rimarrà piacevolmente sorpreso dal nostro live a tal punto che ci comprerà un disco con piacere. E' una trafila semplice e giusta, come penso dovrebbero ragionare la maggior parte delle band emergenti e non. Noi finora ne siamo soddisfatti. I download stanno andando bene, i riscontri sembrano essere positivi e le recensioni cominciano ad arrivare e sono incoraggianti. Se poi non andrà come sperato, ne scriveremo e registreremo un altro, e lo metteremo in free download un'altra volta. E così via. E' il cerchio della vita, o del music business come lo intendiamo noi, se preferite.

The Orphan: considerando la profonda ed endemica crisi del settore a livello discografico, ma anche a più bassi livelli, nelle possibilità delle band giovani di mettersi in evidenza, questo era indiscutibilmente lo sbocco naturale. Se fino a una decina di anni fa erano diverse le etichette, anche indipendenti, che popolavano il panorama italiano e permettevano a tante realtà di uscire sul mercato con prodotti dignitosi e una discreta distribuzione, adesso chi sarebbe in grado farlo? Con il download gratuito si ha modo di aprire molte più porte e di entrare in molte più case. Per chi è veramente interessato poi il cd fisico è sempre disponibile, anche solo per sostenere la nostra musica. I riscontri in questo senso non mancano, la direzione è quella giusta, non c’è dubbio!

 

- Avete mai pensato di cantare in italiano? E' un'idea che vi affascina?

Girless: A dire il vero tempo fa avevo scritto un pezzo in italiano. Si intitolava "Domani" e lo suonammo dal vivo una sola volta, ma ti parlo di 2009, quindi tempo addietro. L'idea è sicuramente affascinante, ma incredibilmente difficile da realizzare. Essendo un gruppo molto melodico, scrivere testi in italiano diventa un'impresa, prendendo come assunto fondamentale che un testo, a mio parere, deve avere dei requisiti fondamentali. Come aborro la banalità dei testi (forzati) di tante band italiane - mi vengono in mente i Vanilla Sky, che in inglese se la cavavano di gran lunga meglio - così non sopporto la verbosità e l'insensata ricerca della frase a effetto di Vasco Brondi. Apprezzo molto i testi di Fine Before You Came o Caso, per esempio, che non avranno la musicalità che si addice ad un genere come il nostro, ma dove le parole sono sincere e ricercate quanto basta. Poi è chiaro che il discorso è sempre quello: scrivere in inglese è più facile, la maggior parte della gente non capisce quello che dici. Un giorno ci penserò forse, per ora i testi continuo a scriverli in inglese.

The Orphan: Pur non disponendo delle rilevanti doti compositorie di Girless e della sua conoscenza approfondita della lingua, sono perfettamente allineato al suo pensiero. E non solo per il fatto che il nostro genere si sposa alla perfezione con il cantato in inglese, in termini di accenti, metrica e plasmabilità. Provate solo a pensare alla traccia di apertura del nostro ep ed immaginatevela cantata in italiano: un’orgia di suoni confusi e gracchianti tutt’al più. Il fatto principale è che scrivere bei testi in italiano, e comunicare qualcosa che non risulti ridondante o scontato è di una difficoltà estrema; il rischio della banalità o anche solo del "già sentito" è enorme. Poi io ascolto gli Zero Assoluto, cosa volete che ne capisca!

 

- Grazie ragazzi, che il futuro sia con voi!

Girless: Grazie a voi, grazie per il supporto e per le belle parole che avete scritto su di noi.

The Orphan: Grazie mille, speriamo di risentirci in un futuro non troppo lontano; vorrebbe dire che si sta ancora parlando di noi!


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Scarica il disco su www.stoprecords.it