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Interview: ENRICO MOLTENI

  • Scritto da Orazio Martino

enrico molteni Quattro chiacchiere con Enrico Molteni, storico bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti e colonna portante de La Tempesta Dischi, etichetta, anzi no, collettivo di artisti, tra i più influenti e prolifici degli ultimi anni in Italia. Buona lettura.

 

1. La Tempesta Dischi: da quante persone è formata la squadra? E quali i ruoli ricoperti?

- La Tempesta Snc ha tre soci, che siamo noi Tre allegri ragazzi morti. Davide ha il ruolo del fantasista, ha idee e annusa la direzione del vento per capire quali sono le rotte migliori. Il suo pensiero è fondamentale. Luca Masseroni mette in gioco le riflessioni più profonde, su cui discutiamo per ore. Io faccio il lavoro di coordinamento, ufficio, rete di contatti, quant'altro. Diciamo che in numero d'ore sono quello che lavora di più. Tutti i giorni, tutto il giorno. Poi ci sono alcune persone vicine che ci aiutano sempre e comunque, che sono i gruppi stessi e i collaboratori esterni come uffici stampa, distributori, editori, fotografi, videomaker, grafici. Inoltre da poco più di un anno Roberto si occupa delle spedizioni del negozio online.

 

2. Il nuovo album de Il Teatro Degli Orrori è in dirittura d'arrivo, e salvo clamorosi imprevisti, dovrebbe fungere da tema caldo della primavera musicale italiana. Date le enormi aspettative (più di 150mila click per il primo singolo "Io Certo Te"), in che modo avete gestito le varie fasi del disco e il lavoro di supervisione generale? Hai fatto un salto in studio di registrazione o ti sei fidato ciecamente di tutto e di tutti?

- Un salto in studio di registrazione l'ho fatto, ma il rapporto è fondato su una fiducia totale. Inoltre il Teatro ha una struttura tale da essere in buona parte indipendente, ogni fase della registrazione e di tutto ciò che comporta fare un disco è stata gestita direttamente da loro. Noi siamo partecipi e spesso abbiamo discusso su alcuni punti, ma la sintonia è pressoché totale.

 

3. Molte band o musicisti del vostro collettivo, da Pierpaolo Capovilla a Ufo degli Zen, colgono spesso l'occasione per benedire l'incredibile stato di forma della musica indipendente italiana, azzardando curiosi ed altrettanto interessanti paragoni con l'egemonia rock degli anni Novanta. Musicalmente parlando, come giudichi questo passaggio di consegne? Come traghettatore degli anni zero, ad esempio, si potrebbe menzionare il Vasco Brondi di "Canzoni Da Spiaggia Deturpata"?

Vivo da metà degli anni novanta dentro la realtà del rock nazionale, o come vogliamo chiamarlo. Da un certo punto di vista mi rendo conto che l'attenzione verso questo genere è aumentata, sia per quanto riguarda le copie di dischi vendute che per il numero di paganti ai concerti, per l'amore che viene sprigionato dagli appassionati fino allo spazio ottenuto nei media. Effettivamente il momento è magico e mi lusinga quando ci indicano tra i promotori di questa situazione. D'altro canto l'Italia ha una storia ben più lunga della nostra e mi piace pensare che stiamo solo portando avanti un discorso. E Vasco Brondi in questo ha sicuramente un peso importante.


4. Il web sta giocando un ruolo fondamentale ed ha smarmellato qualsiasi filtro qualitativo, aprendo le porte ai giovani musicisti, a prescindere da quelli buoni o le mezze seghe. Le produzioni non si contano, le autoproduzioni impazzano, e lo spam sta rovinando molta gente. Ad esempio, il quartier generale Tempesta, tra copie fisiche e kit digitali, quanto proposte riceve al giorno?

- Riceviamo in media dieci dischi al giorno, diciamo circa dieci proposte di collaborazione supportate da canzoni, provini, idee. La squadra di esperti sono sempre io. Cerco di ascoltare tutto e di rispondere a tutti, anche se ogni tanto mi perdo qualcosa, purtroppo non ho tutto questo tempo, soprattutto quando sono in tour.

 

5. Il Pan Del Diavolo nel 2010, gli Smart Cops lo scorso anno, e adesso un 2012 tutto da scrivere. Tralasciando i soliti BIG, lancerete qualche nome nuovo o band emergente?

- Sì, abbiamo un paio di novità in cantiere, ma è presto per parlarne.

 

6. Passando alla Tempesta International, dopo il successo (dentro e fuori dai confini) di Aucan e A Classic Education, quale sarà la strategia e quali gli investimenti per il 2012?

- Diciamo che le novità saranno proprio in questa nuova sezione.


7. Riflessione finale. Bruno Dorella, personalità di spicco della musica indipendente italiana, in merito alla chiusura della storica etichetta Bar La Muerte, in un'intervista per MagMusic ha dichiarato: "Ormai il lavoro di discografico è cambiato troppo, ha pochissima valenza politica ed è tutto sul web. Invece a me piaceva andare negli squat con la scatola di plastica dell’ortomercato piena di dischi, da raccontare faccia a faccia all’avventore di turno. Preferisco chiudere a testa alta". Come giudichi questo presa di posizione nostalgica? Cosa consiglieresti al produttore discografico dell'era digitale?

- Ho letto l'intervista di Bruno e ho pensato: "ha ragione lui, mollo anch'io". Poi in realtà ho anche pensato che La Tempesta non è nata così, raramente sono andato in giro con i dischi dell'etichetta. Anche perché ero impegnatissimo ad andare in giro con i dischi (a suonare) ai concerti dei Tre allegri. La Tempesta si appoggia ai gruppi, è una rete, è un'idea condivisa. Ha molti aspetti che continuano a tenere viva la mia passione. Anche i social network, che riconosco essere vampiri, hanno aspetti interessanti. Una cosa che mi fa ridere della Tempesta è che tutti i gruppi hanno accesso al profilo facebook. È un collettivo di amministratori (creato da un fan). Quindi anche io ogni tanto vado lì e vedo cosa succede. È proprio lo spostamento verso una direzione misteriosa che mi eccita. E a chi vuole mettersi in azione consiglio di seguire i propri gusti. Solo se ami qualcosa puoi proporlo ad altri con sincerità ed amore ottenendo buoni risultati.