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Giorgio Serafino: intervista

  • Scritto da Giulia Zanfi
giorgio serafino Quando si pensa all’India, l’immagine è spesso quella di una terra incantata e spirituale dove ritrovare se stessi. Un continente vasto e variopinto in grado di catturarti con i suoi colori e i suoi profumi. L’India è il paese dei maharaja, dei santoni e dei templi. Un luogo che promette un coinvolgimento totale e che, nel bene o nel male, non lascia indifferenti.

Nel 2013, dopo aver viaggiato tra Los Angeles e la Thailandia, Laos e la Cambogia, l’Italia e il Sud Africa, anche Giorgio Serafino approda in India. “L’inespressività dei volti e dei corpi martoriati dalla fame non suscitano in me nessun sentimento. L’unica cosa che ho in mente è di non riuscire a tornare a casa”.
L’India che ci racconta l’autore di questo libro “India. E mi fissi con gli occhi di una capra” edito da Terra &Asfalto, è ben lontano dall’immaginario collettivo alla “Shantaram”, per intenderci.

Ma cos’ha visto Giorgio Serafino? Come ha vissuto la sua esperienza in India? Lo chiediamo direttamente a lui.

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1. Ciao Giorgio, innanzitutto, se non sono indiscreta: che lavoro fai nella vita? La domanda viene spontanea, dopo aver letto la tua biografia e tutti i viaggi che hai fatto in giro per il mondo, vien voglia di abbandonare tutto e tutti e di partire.
Tranquilla, sono abituato a questa domanda, se la fanno in molti e io per primo forse... Dal 2010 faccio questo, viaggio, scrivo libri, scrivo per la rivista “IN MOTO” sogno e cerco di fare tutto quello che amo e che mi fa sentire vivo...cerco i brividi!

2. Perché l’India? Cosa sei andato a cercare?
Perché avevo bisogno di partire, e pensavo fosse il momento giusto per l'India, poi lì era il periodo caldo e secco “ il mio preferito”. Non sono andato a cercare nulla, non cerco mai nulla se non la fuga in se, o una bella strada da percorrere e l'immensità della natura. Mi piace sentirmi in fuga da un mondo che non mi piace.

3. Con che spirito affronti ciascuno dei tuoi viaggi?
Posso dire che non programmo nulla, non lo saprei proprio fare. Lascio decidere tutto al caso. Cerco sempre le strade più piccole sperando di incontrare più natura possibile.

4. Cosa ti ha colpito di più di questo paese che mai ti saresti immaginato?
L'indifferenza verso chi soffre, l'arroganza, la cattiveria e la miseria nel senso più profondo del termine, la rassegnazione e la forza degli “intoccabili”.

5. Qual è il ricordo più forte che hai di questo paese?
Più che ricordo sono le sensazioni che ancora non mi lasciano....La violenza e la paura.

6. In quanto resoconto di viaggio, molte persone che come te hanno viaggiato in India potrebbero non essere d’accordo con quanto hai scritto. Hai già avuto dei confronti con altri viaggiatori?
Alcuni la amano, altri la odiano... non può essere la stessa cosa per tutti. Il viaggio è qualcosa di talmente personale e intimo che nessuno può essere d'accordo o meno con il “resoconto” di un altro. Infatti, io viaggio sempre con mia moglie Giuliana, e anche in India eravamo insieme, ma il viaggio l'abbiamo vissuto per certi versi in modo diverso. Ognuno di noi ha la propria anima e anche i fantasmi con cui combattiamo sono diversi.

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