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Bébert Edizioni (intervista)

bébert edizioni intervistaVi avevamo già parlato, qualche giorno fa, della neonata casa editrice Bébert Edizioni. Per saperne di più, in attesa delle anteprime, abbiamo scambiato qualche parola con il fondatore di Bébert, che ci ha esposto la sua idea di editoria, nonché di letteratura.

In breve: la letteratura deve nascere da un'urgenza che sia capace di emozionare e non deve fermarsi davanti a niente. Al rogo le scritture morte, trite e ritrite. L'editoria è da sempre in crisi ma quello che conta è mettersi in gioco.

Buona lettura.

 

Com'è nata l'idea di Bébert?

È nata perché non c'era più niente da fare. Dopo varie e deludenti esperienze in case editrici, non tanto per il lavoro in se né per lo stipendio, quanto per il tempo sprecato a lavorare su dei testi disgustosi, inutili e privi di ogni sostanza, ho deciso di non avere più padroni che mi obbligassero a lavorare su delle cose ignobili. Quindi ho pensato che alla fine aprire una casa editrice non fosse una pessima idea: probabilmente guadagnerò meno lavorando quattro volte tanto, però almeno ho la soddisfazione di pubblicare quello che voglio.

Perché Bébert?

Perché Bébert è uno dei pochi esempi di gatto fedele.

Qual è la tua idea di letteratura?

Che non si fermi davanti a niente. La letteratura deve emozionare, deve in un qualche modo provocarti delle emozioni, che possono essere le più svariate: il riso, il pianto, la disperazione, l'amarezza, la felicità, lo stupore, l'eccitazione. La vedo come una cosa unica tra lo stile adottato e il contenuto che c'è dentro. Però, è chiaro: se uno ha uno stile molto raffinato ma racconta di dove porta a fare la toelettatura al cane, ovvio che non lo prendo nemmeno in considerazione. Insomma, per me la letteratura deve emozionare, deve dare qualcosa che ormai si è perso. Se tu vai in una qualsiasi libreria e prendi un libro a caso, l'80% delle volte ci trovi dentro le stesse storie scritte con lo stesso stile. Questo fa molta tristezza, perché in questo modo si omologa tutto e diventa solo carta da pesare, più che da leggere.

Visto che nel manifesto parli di “bella scrittura”. Che cosa intendi?

Con bella scrittura intendo quelle scritture morte, trite e ritrite. Che poi è quel modo di scrivere che ti insegnano a scuola i professori di italiano. Un modo di scrivere che non deve usare espressioni gergali o dialettali o semplicemente legate al tuo gruppo di conoscenze o al territorio dove vivi. È una scrittura che pulisce tutte le impurità, ed è lo specchio di come vogliono far apparire le cose che abitano il mondo. Io credo invece che sia necessario sporcare tutta la bella scrittura con le parole che si trovano nei mercati rionali, tra i punk, nei bar dei pensionati, sui luoghi di lavoro, ai concerti, in fila alle poste e dentro alle nostre relazioni, altrimenti la lingua muore.

Oltre che con l'essenzialità grafica, in che modo intendi differenziarti dalle altre case editrici?

Principalmente pubblicando libri che siano figli di urgenze e necessità di dire e raccontare qualcosa. Libri che siano veramente voluti, sudati e vissuti, e non tanto scritti per scrivere qualcosa, o scritti a tavolino in base a quello che succede nella realtà esterna. Un'altra cosa che bébert edizioni non farà mai, sarà pubblicare a pagamento, perché i tempi dei grandi scrittori che hanno iniziato a pubblicare pagando i propri libri, sono tempi che sono morti. Oggi chi fa pagare è perché vuole lucrare sulla pelle di chi è costretto a farlo perché altrimenti impazzisce ad essere sempre rifiutato dalle case editrici.

Molte case editrici utilizzano le copertine come strumento di marketing per carpire il lettore. La scelta di adottare una copertina neutra non è anch'essa una strategia di marketing?

Principalmente è stata una scelta dovuta ad esigenze economiche, perché non ho i soldi per permettermi di stipendiare regolarmente un grafico o chi per lui. Poi, in un secondo momento, le circostanze mi hanno obbligato a fare i conti con la realtà e la realtà è che io, non avendo i mezzi degli altri, dovevo trovare un modo per fare quadrare i conti. Quindi sì, volendo, da un certo punto di vista, potrebbe essere considerata anche come una scelta di marketing.

Che tipo di libri hai in cantiere?

A partire da settembre, il primo che uscirà sarà una tesi di laurea sulla genesi del brigatismo a Reggio Emilia. L'autrice è una ragazza che si chiama Giulia Saccani. Il manoscritto, che è in lavorazione in questi giorni, è stato rivisto e integrato da alcune interviste che abbiamo fatto assieme ad alcuni dei protagonisti di quegli anni, come Prospero Gallinari, Tonino Paroli e Roberto Ognibene. Il saggio affronta in modo molto lucido la nascita di un certo tipo di attitudine politica, analizzando, in modo molto approfondito e da un punto di vista storico, le varie dinamiche e le forze in campo in quel periodo, che va tra fine anni Sessanta ad inizio anni Settanta. L'intento è quello di un saggio divulgativo: il lavoro fatto sulla scrittura è stato quello di renderla il più fruibile possibile, perché è importante che certe cose si sappiano, anche perché se aspettiamo un dibattito pubblico su certi temi è meglio andare tutti in gita al mare. Dopo l'uscita di questo saggio sarà il turno di due raccolte di racconti, di cui una già bella e pronta, e poi un libro di poesie che successivamente verrà tradotto in inglese per il mercato estero.

Secondo quali criteri giudichi il valore di un'opera? Cioè, se io ti mandassi un manoscritto, su che base lo giudicheresti adatto alla pubblicazione?

Per prima cosa deve rispondere alla linea editoriale espressa nella sezione “manifesti” del sito internet, e poi successivamente viene valutato per quello che emerge nella narrazione. È il discorso sulle emozioni che dicevo prima: se c'è qualcosa di veramente valido, questo è inevitabile che emerga. Poi ok, inevitabilmente quello che può piacere a me non può piacere sempre a un altro, però se le parole hanno talmente tanta forza da sollevarsi e venire fuori dalla carta, allora ci siamo. Per quanto riguarda la saggistica, invece, prederò in visione solo le tesi di laurea più particolari, come ad esempio quella che sto per pubblicare sulla genesi del brigatismo a Reggio Emilia. Mi piace l'idea di riuscire a scandagliare gli aspetti meno conosciuti della nostra esistenza, soprattutto quelli che abbiamo sotto al naso e non riusciamo a vedere.

Una piccola casa editrice che nasce in questo periodo così delicato per l'editoria. Una bella sfida.

Guarda, da quando ho preso coscienza del mondo mi è sempre parso di capire che l'editoria, così come l'industria discografica, siano da sempre in crisi. A parte la crisi economica, i motivi sono sempre due: il primo è che la cultura in questo Paese viene tutelata solo quando c'è un interesse politico dietro; il secondo motivo è perché, bene o male, alle persone non interessa più di tanto acculturarsi, la cultura viene vista come una cosa noiosa. Però in tutto questo, guarda caso, c'è sempre qualcosa che arriva e che riesce bene o male ad emergere per il semplice fatto che in giro ci sono molte persone disposte a mettere in gioco tutto quello che gli hanno sempre raccontato, sono disposte a prendere in considerazione un altro modo di rapportarsi alle cose, alla vita e allo loro attitudini. E questa sensazione di mettersi in gioco credo che sia uno degli aspetti più belli della vita, perché ti proietta in un mondo che non conosci dove tutto è nuovo e tutto è vitale.

Cosa ti aspetti da Bébert?

Che mi faccia le fusa quando mi vede arrivare.

 

http://bebertedizioni.wordpress.com/