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Radiohead: "The King Of Limbs"

  • Scritto da Enrico Tallarini

radiohead king of limbs

radiohead king of limbs - radiohead king of limbs
La pregevole delusione

Ci hanno privato anche dell’attesa, sbucati fuori dal nulla a tre giorni dall’uscita ufficiale. Ma ai Radiohead si perdona tutto, anche la voglia di giocare. E riuscire a fregare le logiche di mercato e gli addetti ai lavori così, a freddo e per l’ennesima volta, è lì a dimostrare che la band di Oxford la macchinina discografica la sa manovrare per davvero. Se ci fosse una sorta di premio all’innovazione nel rock, a vincerlo sarebbero sempre loro. E tornare sul non-mercato dopo il bellissimo “In Rainbows” non è che fosse poi la cosa più semplice al mondo, sebbene la sua bellezza non emerse automatica e immediata all’uscita.

Nonostante la sua tendenza al pop, “In Rainbows” è un disco che si è fatto sudare, ripagando poi tenacia e pazienza in momenti memorabili. Era troppo scheletrico ed essenziale per puntare all’ aggressione. È cresciuto, e continua a crescere con gli anni, e con gli ascolti. Ed è questo che continuo a sperare ascoltando “The King of Limbs”, che per certi versi si sta rivelando, con le giuste proporzioni, una mezza delusione. Manca qualcosa, e continua a mancare. E quella che manca forse è la seconda parte dell’album, ma vedrete che arriverà a breve. Le otto canzoni di “The King of Limbs” non aggiungono nulla a quanto detto finora dalla band di Thom Yorke, senza nemmeno lesinare incursioni nell’elettronica epilettica della prova solitaria dello stesso Yorke.

Non sembra esserci traccia di quella forza nascosta che emerge a suon di ascolti, e che senza un motivo preciso ti costringe a scavare e approfondire. Non è un brutto disco, e ci mancherebbe altro, ma ho come l’impressione che abbia fatto parlare di sé più per la forma che per la sostanza. Questo nonostante di canzoni riuscite ce ne siano eccome. La seconda parte del disco è da brividi, e da applausi. La prima proprio non si sfanga. E se l’intro tribale e ancestrale di “Bloom” è molto vicino a un vaneggio a suon di beat e controtempi, anche “Morning Mr. Magpie” non è che sia poi la canzone della vita, con quell’incedere smorzato e una melodia trascurabile. Stessa cosa per “Little by Little”, che segue una scia elettroacustica già ampiamente rodata in passato, senza aggiungere nulla che sia degno di nota. Il punto più basso del disco è “Feral”, tre minuti di vaneggio dubstep in salsa ectoplasmica che sa molto di esercizio di stile e che, nonostante le decine di ascolti, non esce dal limbo che lo imprigiona. Da qui in avanti pare di sentire un altro disco, un’altra storia. Tocca alla splendida “Lotus Flowers” fare da spartiacque, coi suoi riff sciamanici di basso e la voce di Yorke mai così sottile e struggente. Un refrain da brividi per una canzone che, video parodia a parte, si candida a restare bella impressa nella storia musicale Radiohead. Codex” è un capolavoro assoluto. Ti strappa via la pelle, con poche note di piano su uno sfondo cosmico, come una luce desolante sul silenzio che segue una tempesta che non c’è mai stata. Impossibile non commuoversi, con la voce di Yorke intensa e lancinante come non mai. Ci sarà da piangere ai concerti, sempre che i cinque folletti decidano di venirci a trovare presto.

Anche a “Give up the Ghost” va riconosciuto un piccolo miracolo: quello di non sfigurare dopo quella che è una delle canzoni più belle mai scritte. Il solito tappeto sonoro, una chitarra appena pizzicata e la voce di Yorke che si intreccia con la sua copia filtrata fino a fondersi in un lamento di innocente ed eterea bellezza. A chiudere l’album ci pensa “Separator”, un gemito dolce e ritmato che si dissolve in una luce nuova e accecante, ma che non basta a salvare un disco incapace di soddisfare la tante (forse troppe) aspettative. Ok l’assenza di chitarre, ok la sperimentazione. Ma 4-5 canzoni, seppure eccellenti, sono comunque poche per fare di “The King of Limbs” il capolavoro che da una band come i Radiohead era lecito aspettarsi.

Voto: 7

 

Info:

Autoproduzione, 2011

Elettronica / Avant Pop

 

Tracklist:

01. Bloom

02. Morning Mr. Magpie

03. Little By Little

04. Feral

05. Lotus Flowers

06. Codex

07. Give up the Ghosts

08. Separator