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Primal Scream: "Screamadelica"

  • Scritto da Orasputin

primal scream Nel 1991, il grunge (variegato di rock psichedelico, metal e punk) si dissolve progressivamente nell’ oceano Atlantico, giungendo a noi in tutt’altra veste, dimensione solare, strafatta e colorita. Filtrato dell’incombente oscurità stilistica, il rock europeo di inizio anni Novanta è imperniato su di una proposta musicale diversa, ibrido tra acid house, rock e pop anni Sessanta, che segna indelebilmente una già esplosiva stagione, rispondendo colpo su colpo ai fuochi d’artificio “Nevermind“ e “Badmotorfinger“. Album storici sono “Loveless” dei My Bloody Valentine (micidiale connubio di rumore e melodia) e "Just for a a Day" degli Slowdive (la culla dello shoegaze), ma nessuno dei due possiede quell’ebrezza danzereccia, quella sfacciataggine da Rolling Stones proiettati nel futuro che fa dei Primal Scream da Glasgow i portabandiera incontrastati della Rave Generation.

Discoteche come l’Hacienda di Manchester letteralmente invase da una generazione figlia dei Beatles ma altrettanto folgorata dall’ecstasy e dalla black music, la cosiddetta Club Culture, a detta di molti una delle più spensierate di sempre. Tribal house, pop e socialismo, “Screamadelica“ diviene disco simbolo di tale masnada, significativo più per l’impatto sociale che per i suoi contenuti tecnico musicali. Erano i tempi dei primi pezzi rock remixati, dei DJ che si credevano arstisti, del tramonto dei Roses e del festival di Glanstonbury. Un fattone di nome Gillespie (già batterista dei Jesus and Mary Chain) stravolge un vecchio e nostalgico pop rock soffocandolo nella spazialità di un pop dilatato, polposo e contaminato. Fondamentale virata di stile, reputazione ottima, la critica osanna ed applaude. Prodotto dal manipolatore Andy Weatherall, il disco gode oltre che di una copertina memorabile, della presenza di Denise Johnson, musa del gospel manchesteriano, devastante nella terza traccia del disco, quella “Don’t fight it, fell it“ ridotta a slogan ideologico della band.

In alcuni frangenti il sound si fa quasi ambient, in altri vagamente dub (”Higher than the Sun” è una lezione aggiornata di Shoegaze), la delicatezza vocale di Gillespie si perde nell’anonima “Damaged” (scandaloso tentativo di scimmiottare Mick Jagger). Incisiva è la cover dei 13th Floor Elevators “Slip inside this House“, “Come together” è un acid blues di dieci minuti, scandito da loop, organi e percussioni iptoniche, accompagnatela ad un vecchio romanzo di Irvine Welsh. “Loaded” è una strumentale con la S maiuscola, a pompare è il cuore dub. I Primal Scream sono semplici, furbi e creativi, ”Screamadelica” un disco che si lascia ascoltare con enorme piacere. Di genialità se ne parlerà in una prossima recensione.

Voto: 7,5

 

Info:

Creation, 1991

Acid House

 

Tracklist:

01. Movin' on up

02. Slip Inside This House

03. Don't fight it, feel it

04. Higher than the Sun

05. Inner Flight

06. Come together

07. Loaded

08. Damaged 0

9. I'm comin' down

10. Higher Ttan the Sun (A Dub Symphony in two Parts)

11. Shine like Stars