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Mastodon: The Hunter

  • Scritto da Tommaso Bertelli

mastodon the hunter“Cambiare tutto per non cambiare nulla”. La celebre considerazione del principe di Salina ne "Il Gattopardo" ben si adatta al nuovo disco dei Mastodon “The Hunter”. Chi si aspettava una replica di “Crack The Skye” è infatti rimasto deluso, o quanto meno spiazzato da 13 pezzi diversi l’uno dall’altro e soprattutto non completamente in linea con l’ultima produzione del gruppo di Atlanta. Questo infatti non è un concept album, così come lo erano invece i tre lavori precedenti, e non vi è alcun riferimento esterno (come lo erano stati Moby Dick per “Leviathan” o la figura di Rasputin per “Crack The Skye”).

"The Hunter" è un gran disco rock-metal, con canzoni brevi per lo standard di Brent Hinds e compagni (il disco dura tanto quanto quello precedente avendo per il doppio delle canzoni) che non si sono nascosti dietro se stessi e le loro consolidate suite di tecnica e che invece qui hanno fatto della varietà. Pezzi molto diversi l’uno dall’altro che vanno da un’apertura tipicamente metal come “Black Tongue” a “Curl of the Burn” che potrebbe ben figurare in un disco dei Queens Of The Stone Age. Non mancano certo le venature progressive e psichedeliche che da sempre hanno caratterizzato la produzione dei Mastodon (“Stargasm” è il primo grande apice del disco) così come qualche scivolone (“Octopus Has No Friend” e “All The Heavy Lifting”). Con la titletrack che si piazza a metà disco si torna in alto, con melodie più dolci e la partecipazione alla voce di tutti i componenti del gruppo.

La varietà il vero marchio di fabbrica di quest’opera, con accelerazioni classicamente metal come “Dry bone valley” e “Spectrelight” a inserimenti allucinatori come in “Bedazzled Fingernails”. Ma è con citazioni esplicite dai Pink Floyd che "The Hunter" raggiunge la vetta. Due pezzi diversi ma allo stesso tempo legati a filo doppio con la psichedelia made in Uk di Roger Waters. Se “The sparrow”, unico pezzo del disco a sfiorare i 6 minuti, è una lenta discesa nell’oblio, che rievoca cavalcate e voli a perdersi, è “Creature lives” ad aprire orizzonti fin’ora inesplorati dai Mastodon. L’inizio è una citazione che si sfoga nella campionatura di “On the Run” dei Pink Floyd e di “Invincible” dei Muse, salvo poi trasformarsi in un arpeggio di chitarra dolce e secco allo stesso tempo. Il crescendo è da apoteosi e la solennità dei cori, uniti all’aprirsi delle melodia, lascia brividi e bocche aperte. Live questa viene una bomba!

Onore ai Mastodon quindi, che non avranno certo fatto un disco perfetto, ma che hanno avuto il coraggio di non cavalcare l’onda ripetendosi, trasportando il loro stile inconfondibile in canzoni diverse e forse più accessibili, ma allo stesso tempo tremendamente virtuose.

Voto: 7

Grazie a Beppe Callipari per i suggerimenti e le suggestioni.

 

Info:

Roadrunner Records, 2011

Heavy Rock

 

Tracklist:

1. Black Tongue

2. Curl Of The Burl

3. Blasteroid

4. Stargasm

5. Octopus Has No Friends

6. All The Heavy Lifting

7. The Hunter

8. Dry Bone Valley

9. Thickening

10. Creature Lives

11. Spectrelight

12. Bedazzled Fingernails

13. The Sparrow